30.9.10

Fiducia Berlusconi in 5 punti: Mafia Processi Paura Lega Ricchi

English

Storie e Notizie N. 247

Come volevasi dimostrare, il Popolo della Libertà ha votato la fiducia al proprio Sovrano.
Tutto il Popolo, sia ben chiaro.
I fedeli nemici e gli adoranti servitori, i complici debitori e quelli ricattatori, le anime riconoscenti e soprattutto quelle ruffiane.
E’ il Popolo della libertà, dove ognuno è libero di scegliere il modo di prostrarsi al divino Silvio.
Nulla di nuovo sotto il sole nostrano di questi ultimi quindici anni.
A mio modesto parere, la cosa più interessante sono i cinque punti sui quali Berlusconi ha chiesto e ottenuto la maggioranza.
In altre parole, su quali basi si regge la traballante fiducia di questa specie di governo democratico.
Ovvero, cosa hanno effettivamente votato i fedeli.
Come ho già detto, Berlusconi nel suo intervento ha elencato cinque punti.
Ebbene, ennesima innovazione di questo blog, applicherò ai suddetti un congegno di primissima generazione, un prototipo all’avanguardia nel rilevare il vero senso delle parole del premier.
In pratica, si tratta di una specie di traduttore, il quale – a differenza dei media tradizionali – non si limita a riportare i discorsi dei politici ma ne deduce il significato reale, sintetizzandoli all’essenziale.
Come fa?
Semplice: gli basta aver chiaro chi è che sta parlando e soprattutto con chi

La Storia:

I cinque punti:

Primo: il Federalismo

Berlusconi: “Si tratta di un pilastro del programma di governo. Sarà la cerniera unificante del Paese. Nessuno deve temere che possa produrre una ulteriore divaricazione tra Nord e Sud. Garantirà trasparenza e permetterà di far nascere una nuova Italia grazie a un nuovo patto nazionale.”
Traduttore: “Bossi, tu e la Lega votate a mio favore e continuerete a fare il bello e il cattivo tempo.”

Secondo: la Riforma fiscale.

Berlusconi: “L'obiettivo del governo è ridurre la pressione fiscale e disboscare la grande giungla del sistema fiscale, garantendo al contempo crescita e rigore dei conti dello Stato. Il tutto senza creare deficit. Al centro ci saranno famiglia, il lavoro e la ricerca.”
Traduttore: “Cari ricchi, imprenditori e banchieri, insomma, gente con la grana: fate votare con giudizio i vostri politici. Regalini, appoggi e varie chiusure di occhi non mancheranno.”

Terzo: la Giustizia.

Berlusconi: “Basta con l'uso politico, è ora di riforme a partire da quella costituzionale del Csm e dalla separazione delle carriere giudici-pm. A breve ci sarà un piano straordinario per le cause civili pendenti.”
Traduttore: “Amici e colleghi politici inquisiti, con avvisi di garanzia, condanne a carico e qualsiasi altra rogna legale. Votate a mio vantaggio e sfanghiamo insieme i nostri maledetti processi.”

Quarto: la Sicurezza

Berlusconi: “Tutti voi sapete quanti sono i successi registrati dal governo nella lotta alla criminalità e non posso far altro che elogiare il lavoro svolto da tutte le forze dell'ordine. C'è una grande squadra che si chiama finalmente Stato. Molto bene anche l'azione sul fronte dell'immigrazione clandestina con sbarchi ridotti dell'88%.”
Traduttore: “Voi tutti, che da sempre cavalcate il meccanismo della paura del terrorismo islamico, degli immigrati stupratori e degli zingari ladri, votate sì. Dobbiamo rimanere uniti su questa strategia. Lo sapete meglio di me che è l’unica e sola che ci permette di vincere ad ogni elezione.”

Quinto: il Sud

Berlusconi: “Più infrastrutture materiali e immateriali: sono questi i due assi principali lungo i quali si muove l'azione dell'Esecutivo. Nei prossimi anni con investimenti per 21 miliardi di euro saranno triplicati gli interventi sul Mezzogiorno, raggiungendo nel 2013 alcuni risultati importanti come il completamento della Salerno-Reggio Calabria. Entro dicembre invece sarà pronto il progetto del Ponte dello Stretto.”
Traduttore: “Stavolta parlo veramente a tutti, tanto siete quasi in ogni schieramento. Amici mafiosi, non mi sono mai dimenticato di voi. Votatemi, perché abbiamo ancora tanto da costruire insieme…”



Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.



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29.9.10

Storie di razzismo: il razzista al piano di sopra

English

Questo testo è stato inserito nel libro Il dono della diversità, Tempesta Editore.

Storie e Notizie N. 246

E’ proprio vero che la realtà supera quasi sempre l’immaginazione.
Lo dico da una vita.
Per questa ragione, considero le notizie dei media una fonte straordinariamente fertile a cui attingere per inventare le mie storie.
Come molti di voi sapranno, il Ministro delle Riforme per il Federalismo, l’onorevole Umberto Bossi, riferendosi ai cittadini della capitale della Repubblica alla quale lui ha giurato fedeltà, si è espresso in cotal guisa: “Sono porci questi romani…
La ‘geniale’ trovata di cambiare con ‘sapiente ironia’ il senso originale della sigla SPQR, ha ovviamente scaldato gli animi, soprattutto a sud del feudo leghista.
Una battuta.
Così è stata ridimensionata dal premier Berlusconi l’uscita del, ripeto, Ministro delle Riforme per il Federalismo Italiano.
Lui stesso l’ha così definita ieri parlando a Radio Padania, prima di aggiungere: “Noi pretendiamo di essere rispettati e non depredati. Se potessero ci ruberebbero anche i marciapiedi…”
Eh, si sa, i marciapiedi leghisti ce li invidiano in tutto il mondo.
Ora, il beffardo destino vuole che a nord di Bossi ci sia la Svizzera.
Ma la notizia che sto per citare non riguarda tutta la nazione Elvetica, ma in particolare il Canton Ticino, parte della cosiddetta Svizzera Italiana, il che rende il tutto ancora più grottesco.
A quanto leggo oggi, nel suddetto Cantone, vi è in atto una campagna pubblicitaria dal titolo “Bala i ratt…”, la quale – disegnandoli sotto forma di topi – indica gli stranieri come responsabili di ogni male e in particolare accusa gli Italiani di città del nord come Milano, Como, Varese e Novara di togliere il lavoro ai Ticinesi doc.
Ma come faccio a non scriverci qualcosa?
Come si dice, è un assist al bacio…

La Storia:

C’era una volta un padre, una madre e un bimbo.
I tre erano molto felici, quel giorno.
Il perché lo dico alla fine.
Questa famiglia abitava in un palazzo di ben otto piani.
I nostri avevano la sfortuna di abitare al piano terra.
E, soprattutto, quella di essere nati Rom.
Ma non quella di essere Rom in generale.
La sventura era di essere nati Rom e abitare al pianterreno di quel palazzo.
Una sera, il bimbo aveva chiesto al padre perché i vicini del piano di sopra li trattavano sempre male.
“Perché dicono che siamo sporchi e che puzziamo”, aveva risposto il genitore.
“Ma bisogna capirli, anche loro hanno dei problemi…” aveva aggiunto poi.
“Quali?” aveva domandato il piccolo.
“Vedi, loro sono extracomunitari e i vicini che abitano al piano sopra il loro li accusano di essere nel palazzo solo per rubare e vendere droga.”
“E chi sono questi qua?”
“Sono persone come noi e anche loro non se la passano così bene…”
“Perché?”
“Perché sono Palestinesi e i signori che vivono al piano successivo, gli Israeliani, sostengono che il loro intento sia quello di occupare la loro casa…”
“Davvero?”
“Certo, ma non pensare che gli Israeliani dormano sonni tranquilli. Al piano sopra il loro abitano gli Anti Sionisti, che considerano i primi come gente avida e attaccata solo ai soldi.”
“Che brutto palazzo, papà…”
“Eh, ma non hai sentito ancora nulla. Sopra gli Anti Sionisti, al sesto piano, ci sono i Padani.”
“Chi sono?”
“Sono gente del nord Italia.”
“Sono Italiani, allora?”
“No, loro si definiscono Padani e ritengono inferiori tutti quelli che abitano di sotto, nessuno escluso.”
“Chi abita sopra di loro?”
“Questa è bella, figlio mio: gli Svizzeri, ma non Svizzeri qualunque, Svizzeri italiani. E gli Svizzeri Italiani ce l’hanno con i Padani perché a loro avviso gli rubano il lavoro.”
“Caspita. E chi vive all’ultimo piano?”
“Nessuno lo sa, caro. E, vista la natura del condominio, chi ha il coraggio di andare a bussare a quella porta?”
Come avrete capito, la vita in un tale palazzo per la famiglia dei Rom non era affatto facile, ma alla fine una luce apparve in fondo al tunnel.
Per loro fu un gran giorno, quello.
I tre lo chiamarono l’ora della rivincita.
Niente di straordinario, a dir la verità.
Avevano semplicemente saputo che una famiglia aveva acquistato il seminterrato di sotto.
Che gioia fu sapere di avere anche loro qualcuno con cui sfogarsi…



Leggi altre storie sul razzismo.

28.9.10

Discorso Berlusconi al voto: testo e video in anteprima

English

Storie e Notizie N. 245

"Vedete anche voi qual è la situazione di questi giorni. Ci troviamo davanti ad ostacoli importanti, assolutamente da superare nell'interesse di tutti. Sono alle prese con un documento che dovrà ottenere il voto della maggioranza del parlamento per poter andare avanti..."
Questi sono alcuni dei passaggi della telefonata fatta da Silvio Berlusconi a don Gelmini, in occasione della festa della Comunità Incontro ad Amelia - dove per altro era atteso - durante la quale c’è stata la consegna del premio "Madonna del sorriso" al sottosegretario alla presidenza del consiglio Carlo Giovanardi.
A parte l’unica spiegazione logica di tale riconoscimento – la madonna se pensa a Giovanardi non può far altro che ridere… - sono a conoscenza in anteprima di un ennesimo scoop.
Potrei fare un post sul significato della coerenza di Fini e finiani vari nel porsi addirittura il dubbio di votare o meno la fiducia ad un personaggio come il nostro premier, dopo averne prese finalmente le distanze.
Tuttavia, come ho avuto modo di parlarne in passato, se costoro fossero stati coerenti non sarebbero mai stati alleati di Berlusconi.
Dall’inizio e non solo da quando lo share del presidente del consiglio ha iniziato a calare...
Ma torniamo all’esclusiva che mi accingo a pubblicare.
Si tratta del testo e del video relativo al discorso che Silvio terrà domani ai deputati alla Camera.
Vi sembrerà una demenziale farsa.
D’altra parte, cosa non lo è in questa vicenda?


La Storia:

M. Stella Gelmini: (entrando con un urlo di terrore) Silvietto, ti vogliono ammazzare! Tu sei responsabile del declino del paese.
Silvio: Io responsabile del declino?
Mara Carfagna: Silvio, persuadi il parlamento con uno dei tuoi soliti discorsi.
Silvio: Sta bene, parlerò con il parlamento, ma non mi lasciate solo… statemi dietro…
(Si avvia alla postazione, ma delle urla improvvise lo fanno retrocedere frettolosamente)
Ah, no… i miei alleati sono ignoranti… vogliono i quattrini…
(Ripete l'azione e nuovamente retrocede)
Ho trovato… il Popolo della libertà è mio… un nume mi ha dato un lume: Eureka! Eureka! E chi se ne importa! L'ho in mano… Basta che lo fai divertire, il popolo è tuo…
(Raggiunge la postazione, accolto nuovamente dalle urla e racconta una barzelletta su Fini.
Alcuni ridono ma altri continuano a gridare)
Silvio: Stupidi… Ignobile plebaglia! Così ricompensate i sacrifici fatti per voi? Ritiratevi, dimostratevi uomini e domani l’Italia rinascerà più bella e più superba che pria…
Popolo della libertà: Bravo!
Silvio: Grazie.
(Rivolgendosi alla Gelmini e la Carfagna)
E' piaciuta questa parola… pria… Il popolo della libertà, quando sente delle parole difficili, si affeziona… Ora gliela ridico: più bella e più superba che pria.
Popolo della libertà: Bravo!
Silvio: (sempre più affrettatamente quasi cercando di sorprendere il popolo)
Più bella e più superba che pria…
Popolo della libertà: Bravo!
Silvio: Più bella… grazie.
Popolo della libertà: Bravo!
Silvio: …azie!
Popolo della libertà: Bravo!
Silvio: (facendo il gesto di dire la parola pria, senza però dirla)
Popolo della libertà: Bravo!
Silvio: Bravo!
Popolo della libertà: Grazie!
Silvio: Lo vedi all'ultimo come è il mio popolo? Quando si abitua a dire che sei bravo, pure che non fai niente, sei sempre bravo…

Libero adattamento della scena ottava del Nerone, di Ettore Petrolini.


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27.9.10

Ambasciatore Onu per alieni: Berlusconi propone Borghezio

English

Storie e Notizie N. 244

Quando l’ho letto pensavo fosse uno scherzo e ho ancora dubbi se sia o meno una notizia fondata.
A quanto pare, l’Onu è in procinto di nominare un ambasciatore per i rapporti con gli alieni.
Il nome che gira è quello dell’astrofisica malese Mazlan Binti Othman, attuale direttore dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari dello Spazio Extra-atmosferico (dall’Inglese United Nations Office for Outer Space Affaire, UNOOSA).
Beh, sarà pure un fatto inverosimile, ma mai quanto quello relativo alla reazione di Berlusconi alla suggestiva iniziativa delle Nazioni Unite.
Non ci crederete, ma il presidente del consiglio è rimasto sorpreso di non essere stato ancora interpellato nella scelta dell’ambasciatore.
Capirete, un premier come il nostro, da una vita si circonda di personaggi alieni a tutto quel che al contrario dovrebbe essere indiscusso: democrazia, uguaglianza davanti alla legge, rispetto dei diritti umani, per dirne tre a caso.
Così, non appena appresa la notizia, Silvio ha convocato a Palazzo Grazioli i suoi e dopo un lungo conciliabolo è uscita fuori dal cilindro la candidatura perfetta per tale delicato ruolo.
Si tratta ormai di un degno rappresentante della recente politica nostrana nei rapporti con chi viene da lontano.
Eh, più lontano degli alieni…
Scoop di questo blog, ecco la prima intervista al prescelto:

La Storia:

Blog: Onorevole Borghezio, buongiorno.
On. B.: Buongiorno.
Blog: Cosa ne pensa di questa proposta dell’Onu sugli alieni?
On. B.: Un gesto di pura imbecillità e di ossequio vile e strisciante all'invasione islamica.
Blog: Islamica…? Come fa a sapere se sono islamici? Non sappiamo nemmeno come sono fatti…
On. B.: Non sono cattolici, quindi sono per forza islamici.
Blog: Sì… ascolti, come possibile ambasciatore all’Onu per il rapporto con gli alieni, quali politiche prevede per accoglierli sul nostro pianeta?
On. B.: Accoglierli? Noi ai clandestini bastardi gli diamo il mille per mille di calci in culo con la legge Bossi-Fini.
Blog: Clandestini?
On. B.: Certo, mica sono Padani. Come dissi a suo tempo, la Padania è una realtà politica, culturale ed economica ben nota nel mondo e, aggiungo ora, in tutto l’universo. Anche se la classe politica stracciona del Mezzogiorno finge di non saperlo, mentre per noi il Meridione esiste solo come palla al piede, che ci portiamo dolorosamente appresso da 150 anni.
Blog: Quindi lei ha intenzione di attuare una strategia espulsiva nei confronti degli alieni?
On. B.: Espulsiva? Queste brutte barbe, questi pupazzi con la palandrana, li prendiamo per la barba e li cacciamo via a calci in culo.
Blog: Gli alieni? Con la barba e la palandrana? Ma voi della Lega avete informazioni esclusive sull’aspetto degli extraterrestri? No, perché a quanto mi risulta stiamo parlando di un programma ancora a livello sperimentale. Non abbiamo idea di che tipo di struttura fisica possiedano queste creature…
On. B.: Sarà. Io so solo che le prime medaglie d'oro alle scorse olimpiadi sono state assegnate ad atleti del Nord e ciò dimostra la superiorità etnica dei padani anche in questo campo.
Blog: Capisco. Per finire: quale contributo pensa potranno dare gli extraterrestri alla nostra comunità?
On. B.: Ma quale contributo?! Magari vogliono mettere il becco persino nei rifiuti di Napoli. È pur vero, che una soluzione semplice, per noi patrioti padani ci sarebbe... Basterebbe regalare la Campania e il Sud alla corona di Spagna: erano già Regno delle Due Sicilie, se lo tengano pure! Noi non siamo affezionati alla monnezza di Napoli! Se la prenda pure qualcun altro! Noi manco per il cazzo!

PS: Chissà, forse non è vero nulla ed è tutto inventato. Una cosa però è certa: questo signore rappresenta ogni giorno il nostro paese al Parlamento europeo



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24.9.10

Masi contro Santoro e Dandini: solita farsa e Berlusconi gode

English

Storie e Notizie N. 243

Prima di tutto una premessa, a scanso di equivoci: mi piace Anno Zero e apprezzo Santoro, malgrado ciò sia scontato, se confrontiamo la sua trasmissione con l’immondizia che il servizio pubblico offre di questi tempi.
Anche la Dandini mi è simpatica.
Mi è sempre sembrata una donna molto intelligente e ironica, un connubio che mi attrae assai nelle persone.
Tuttavia, Parla con me, l’ultimo suo prodotto, non mi fa impazzire e non ho problemi ad affermare che preferivo di molto quel che faceva prima.
Che ora non fa o che forse non può più fare.
A mio modesto parere, questo è il vero problema.
Sarebbe troppo facile e per questa ragione incredibilmente ingenuo stare qui a scrivere un post a difesa degli eroi catodici, vittime del mobbing televisivo, sotto l’egida della libertà d’espressione.
Non so voi, ma al sottoscritto sono arrivate valanghe di richieste su Facebook a sottoscrivere pagine a difesa di Anno Zero e Santoro, Parla con me e la Dandini.
E’ un classico.
C’è gente che ancora oggi mi invita a stare con Saviano, Travaglio e addirittura Fini.
A me? Con Fini?!
Non accendo il pc per collegarmi al web e poi sentirmi parte di una brutta copia del mondo dei telespettatori.
La rete è meravigliosa solo quando riesce ad essere alternativa al manovrato pensiero comune.
Veniamo al punto.
Diciamola tutta: quanti anni sono che vediamo Santoro e la Dandini in Rai?
Quanti anni sono che sentiamo di soprusi, attacchi e ostacoli contro le loro trasmissioni?
E quanti anni sono che puntualmente ritornano in video?
Eh cazzo, scusate, ma questo aspetto è fondamentale.
In tutto questo tempo, il loro nemico dichiarato, il Berlusconi dittatore non ha quasi sempre vinto le elezioni?!
E allora, porca zozza ladra, di che cosa stiamo parlando?!
Questa è solo una messa in scena, è uno spettacolo, anzi, è una fiction.
Sempre la stessa puntata!
Il cattivo da una parte e gli eroi dall’altra.
Non è reale.
Non è nemmeno in 3D...
Nel mondo reale un mare di nostri concittadini sta diventando sempre più povero.
Nel mondo reale un mare di nostri concittadini perde il lavoro.
Nel mondo reale un mare di nostri concittadini è invisibile.
Questa gente vorrei vedere alla Rai, ogni giorno!
E insieme a loro, tutti quelli che non ci possono entrare più…

La Storia:

Come chi ha la colpa di togliere voti a tutti senza essersi neppure candidato…


Come chi da fastidio sul serio e altrettanto seriamente è stato censurato…


E soprattutto come chi, anche volendo, è ormai troppo tardi…


PS: E’ come il gioco delle tre carte in piazza. Tu cerchi di battere il mago e nel frattempo c’è qualcun altro che ti sfila il portafogli…


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23.9.10

Morti suicidi in carcere: lettera al prossimo

English

Storie e Notizie N. 242

Come per tutti voi, leggendo le notizie, ce ne sono alcune che mi colpiscono più di altre.
Una di queste è sicuramente quella relativa ai suicidi dei detenuti.
Non voglio parlare dello stato delle carceri nostrane, malgrado ciò meriti molto di più di un singolo post.
Leggo che ieri si è tolto la vita un giovane di soli ventidue anni.
Pare che sia il 45esimo prigioniero ad uccidersi dall’inizio dell’anno.
Secondo il sito Ristretti, negli ultimi dieci anni sono morti in Italia quasi 1700 detenuti, di cui oltre 1/3 per suicidio, il che vuol dire più di 500 e poco meno di 600.
L’aspetto che maggiormente mi fa riflettere e mi impressiona allo stesso tempo è pensare a qualcuno che sta già pagando con la reclusione le azioni che la società ha ritenuto illegali e che decida autonomamente di infliggersi la pena capitale.
Come se l’arresto, il processo e il conseguente imprigionamento non fossero abbastanza.
Come se solo la morte fosse in grado di saldare il conto.
Il conto con se stesso, ovviamente, perché quello con noi altri – ripeto – lo sta già pagando.
Il tutto in un paese dove ben 308 cosiddetti onorevoli, lautamente stipendiati dal popolo, compiono l’ennesimo crimine con il volto bendato da un voto segreto.
Non è giusto.
Lo so bene che, il più delle volte, è così che vanno le cose.
La vita non è quasi mai giusta.
Tuttavia, che volete farci, ho davanti una pagina da riempire ed una pancia piena di parole.
Qui posso sognare di cambiare la storia con un’altra…

La Storia:

Caro…
O cara, non so chi tu sia e non so come ti chiami.
So solo che potresti essere il quarantaseiesimo.
Il prossimo.
O la prossima.
Fermati…
Aspetta, fermati un attimo.
Non sono nessuno anch’io, sai?
E credimi, non sono poi così tanto più innocente di te.
Tutt'altro.
Sono solo una voce dal mondo di fuori, la voce di qualcuno che ha avuto molta più fortuna di te.
Ascoltami per un istante.
E durante questo istante metti via quella lametta.
Sì, quella che tieni in mano.
Il lenzuolo? La cinta? L’asciugamano?
Qualunque sia l’oggetto con cui stai per uccidere il tuo respiro, allontanalo dal tuo collo e regalami un minuto della tua vita, quello che hai appena condannato ad essere l’ultimo.
Non so quanti anni hai.
Non so se sei giovane o vecchio.
Una ragazza o una donna di mezza età.
E non desidero ingannarti.
Non ti dirò che la vita è bella.
Ma ti giuro sulla mia, di vita, che anche solo per un minuto può essere non bella, bensì meravigliosa e quando ti trovi in quello straordinario momento ti rendi conto che tutto il tempo e le sofferenze che hai passato prima valevano quell’attimo.
La vita è un attimo.
Non voglio imbrogliarti.
Non ti dirò che quell’attimo arriva gratuitamente, piovendo da un cielo benevolo o per la grazia di un’umanità caritatevole.
Talvolta capita, ma è raro.
Piuttosto, ti do la mia parola che ognuno di noi, se sacrifica ogni goccia di sudore, ciascun battito del cuore, qualsiasi passo del proprio cammino per realizzare le sue aspirazioni, è vivo per sempre.
Ovunque e per sempre.
Non si è mai sicuri di arrivare alla meta e salire sul podio.
D’altronde, a questo mondo nulla lo è.
Non ti dirò che se e quando uscirai da lì troverai un mare di gente ad accoglierti a braccia aperte.
Forse, tra tanti sguardi indifferenti, arriverà il giorno in cui incontrerai qualcuno che ti ami.
O anche solo che ti ascolti.
Magari passerà tempo prima che ciò accada.
Molto tempo.
Ma quell’istante, proprio quello, potrà essere quel meraviglioso minuto.
E, come ti ho detto, vale la pena sopravvivere alla vita per godere di quell’attimo.



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21.9.10

Giovanardi adozioni gay e tratta dei minori: è vero, ecco il legame

English

Storie e Notizie N. 240

Quiz del martedì: Chi ha sparato questa cazzata?
A Lo stesso che ha detto che Stefano Cucchi è morto perché drogato e anoressico.
C E’ l’autore di Storie di straordinaria ingiustizia, un indispensabile saggio che denuncia i 'delitti' di Mani Pulite nei confronti del partito più onesto della storia italiana: la Dc.
E chi sarà mai se non il sottosegretario alla presidenza del consiglio Carlo Giovanardi?
Dite che sono affrettato a definirla una cazzata?
Ecco, non ho neanche iniziato il post che sono pieno di dubbi.
E se avesse ragione lui?
Se ci fosse un senso in quel che dice?
Okay, accetto la sfida.
Se la sua affermazione ha una seppur minima logica, devo trovarla.
E ovviamente lo farò avvalendomi dell’unico strumento che immodestamente mi diverto ad usare:

La Storia:

Questa è una storia antica, che in alcune tradizioni si tramanda oralmente.
Da noi no, almeno non ufficialmente.
Ma se prestate orecchio di più a ciò che racconta la gente normale, che vive tutti i giorni la realtà per quella che è, e non gli idioti pagati da noi altri per parlare a cappero, forse avrete la chance di ascoltare anche voi storie come questa.
Si narra che Aristotele venne interpellato da un giovane suo allievo.
Questi aveva una nonna indovina, la quale, prima di esalare l’ultimo respiro, aveva pronunciato questa frase: Carlo Giovanardi, adozioni gay e tratta dei minori.
Sapendo che il suo maestro era un grande esperto di logica, probabilmente il primo della storia, il ragazzo andò da lui e gli chiese quale fosse il senso di quelle parole.
“Cosa intendi per gay?” gli chiese giustamente Aristotele.
“Nonno”, lo canzonò il discepolo, “sei proprio indietro, sai? Gay… omosessuale.”
“E dì omosessuale, no?” ribatté irritato il celebre filosofo.
Il giovane non rispose ed arretrò di un passo. Sapeva che quando Aristotele si inalberava aveva il vizio di sputacchiare.
“Comunque”, fece il geniale pensatore raggiungendo la lavagna ed iniziando a scrivere la misteriosa frase, “vediamo un po’ quale potrebbe essere il senso di questo vaticinio…”
Dopo svariati mumble mumble, il maestro disse:
“Allora, parto dalla fine. La tratta dei minori corrisponde al reclutamento, lo spostamento e l'alloggio di un bambino al fine di sfruttarlo. Cosa orrenda, amico mio.”
“Già.”
“Andiamo avanti: con adozioni omosessuali si indicano le adozioni da parte di coppie formate da individui dello stesso sesso. Il dibattito tra favorevoli e contrari è molto acceso. Dal canto mio non ho un parere preciso. Tu?”
“Mio padre ha abusato di me fin da piccolo e mia madre beveva dalla mattina alla sera. Ai miei avrei preferito perfino due che votavano Berlusconi e vedevano Vespa tutte le sere e ho detto tutto. A me, omosessuali o meno, sarebbe bastato che non mi facessero del male…”
“Chi sono Berlusconi e Vespa?”
“No, è un’altra profezia della nonna…”
“Capisco. Ad ogni modo, veniamo all’ultimo elemento, il più singolare: Carlo Giovanardi. Chi è costui? La nonna ha detto nulla?”
“No…”
Aristotele riprese a rimuginare e dopo qualche minuto il giovane si schiarì rumorosamente la voce per attirare l’attenzione del filosofo.
L’ultima volta che gli aveva voltato le spalle per riflettere era rimasto così per quasi due ore.
“Sì, ci sono”, esclamò finalmente Aristotele. “Data la frase Carlo Giovanardi, adozioni gay - come dite voi giovani… - e tratta dei minori, tra i tre elementi esiste un unico legame dal punto di vista logico, semantico o attraverso qualsiasi altra ragionevole chiave di lettura, che dia senso al tutto.”
“E qual è?”
“Le adozioni omosessuali influiscono sulla tratta dei minori e ciò avviene in una sola eventualità.”
“Davvero?”
“Certo, anzi, in quel caso i minori non aspettano nemmeno che qualcuno li prenda: fuggono di casa da soli.”
“E qual è questa eventualità?”
“Nell'unica che sia in grado di rendere la frase di tua nonna compiuta: nel caso in cui uno dei due genitori omosessuali sia proprio questo Carlo Giovanardi...”



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20.9.10

Berlusconi Cuffaro e i siciliani Udc: i mafiosi in aiuto del boss

English

Storie e Notizie N. 239

A quanto leggo stamani, pare che durante la sua affannosa ricerca dei famosi numeri, Berlusconi abbia avuto risposte confortanti da Totò Cuffaro e altri deputati Siciliani Udc vicini a quest’ultimo, ovviamente facendo loro proposte a cui non potrebbero rifiutare, per usare un’espressione così a caso, la prima che mi è venuta in mente.
Casini commenta la cosa con apparente distacco: “Vadano dove vogliono, i nostri sondaggi sono in crescita.
Ci avete fatto caso? Sono tutti perennemente in crescita.
Qualunque cosa accada, che vincano o perdano le elezioni, c’è sempre un dato positivo.
Ed è un dato fondamentale.
Sapete qual è? Hanno ancora la poltrona sotto il culo, se mi lasciate passare un francesismo.
Naturalmente, alcuni di voi, sentendo parlare di Sicilia e Cuffaro associati a Berlusconi, potrebbero fare un’altrettanto affrettata quanto superficiale associazione di idee: ecco i mafiosi in aiuto del boss.
Oppure, i mafiosi si ve(n)dono nel momento del bisogno.
O anche, quando il padrino chiama la mafia risponde.
Siete – ed io con voi – solo degli inguaribili ingenui.
E la seguente storia ve lo prova:

La Storia:

Il mio nome non ve lo dico.
Lo so bene come vanno a finire queste cose, la gente parla, parla troppo e sempre a sproposito.
Vi dico solo che siedo in parlamento.
Sono un onorevole.
Un uomo di centro.
Lì, nel mezzo.
In medio stat virtus, la virtù sta nel mezzo, così dicevano i Latini.
E dicevano bene.
Perché solo rimanendo fermo in quel mezzo, ovunque esso si trovi, puoi conservare e proteggere le tue virtù.
Quali virtù? Che domande: quelle cattoliche.
Prudenza, giustizia, fortezza e temperanza.
La prudenza nello scegliere gli amici e soprattutto i nemici.
La giustizia, implacabile e imparziale sia con gli amici che i nemici, allorché manchino alla parola data.
La fortezza di fronte a tutti i nemici che in qualche modo cerchino di intaccare ciò che agli amici ti lega.
Ed infine la temperanza, un abito indispensabile quando non riesci più a distinguere tra amici e nemici.
Durante la mia lunga carriera politica mi hanno accusato di tutto, ma quella che più mi fa ridere, ancora oggi, è di essere un mafioso.
Un mafioso…
Solo perché magari sono stato indagato per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa nell'ambito dell'inchiesta sui rapporti tra i clan e ambienti della politica locale?
Solamente perché gli inquirenti ritengono che abbia informato un capo mafia sulle indagini che lo riguardavano?
E magari perché sono stato condannato a sette anni per favoreggiamento?
O forse unicamente perché quasi tutti quelli che mi stanno accanto hanno subito indagini simili?
Tutto questo è ridicolo e lo sapete meglio di me.
La mafia è un’invenzione letteraria e cinematografica.
Serve agli scrittori e ai registi per vendere rispettamente libri e film.
La realtà, la vita vera, i fatti, sono altri.
Da quanto tempo si parla di mafia in questo paese?
Da quanti anni sentite i giornali e gli intellettuali nostrani tirare in ballo la mafia per dare un nome a quel che secondo loro non va?
E quanti governi sono passati senza che nulla sia cambiato?
E’ ora di crescere, di aprire gli occhi e di crescere.
Se veramente esistesse questa mafia, sarebbe ovunque.
Altro che Sicilia, altro che scoppola e lupara e soprattutto altro che politici di centro.
Sarebbe ovunque, anche in casa vostra.
Guardatevi attorno.
Osservate le foto di famiglia.
Se esiste la mafia, ne fate parte.
O siete morti.



Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.



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17.9.10

Storie di razzismo: i figli degli immigrati

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Storie e Notizie N. 238

Parole e musica di Laura Marsilio, assessore alle politiche educative e scolastiche del Comune di Roma, in quota PdL.
Ero indeciso su questo post e lo sono ancora.
I miei dubbi sono nello scegliere il modo migliore per commentare la suggestiva uscita dell’assessore pidiellino.
In passato, quand’ero un pizzico buonista, la sua l’avrei definita un’affermazione ignorante.
Io non sono buonista e nemmeno tollerante.
Quest’ultimo non lo sono stato mai.
Per questo ciò che dico non piace alla destra e spesso nemmeno alla sinistra.
Non ho mai tollerato l’ignoranza e, soprattutto oggi, non tollero la stupidità.
Soprattutto quando è al potere e prende decisioni che ricadono sui miei figli.
Spero sia chiaro a voi che entrate in questo blog che il sottoscritto non vi dirà mai bugie tipo siamo tutti uguali.
Io non sono uguale a Calderoli o Bondi.
Non vi dirò che i figli degli immigrati nati in Italia sono Italiani.
Forse lo sono o magari no.
Magari no, lo spero per loro.
Io, sfortunatamente, lo sono.
Faccio parte di questa Italia.
Non l’Italia di Dante Alighieri, Leonardo Da Vinci e Galileo Galilei.
L’Italia a cui per mia sventura appartengo oggi ha come leaders gente come Berlusconi, Bossi, Gasparri e pure questa Laura Marsilio, se ci limitiamo alla città di Roma.
E’ una questione culturale, dice lei.
Ma voi del PdL, che cazzo ne sapete della questione culturale?!

La Storia:

C’era una volta un paese che possiamo, anzi, dobbiamo per forza di cose chiamare Italia.
Nel paese che per forza di cose dobbiamo chiamare Italia c’era una scuola.
La scuola Pisacane.
Nella scuola Pisacane c’era una classe.
Nella classe c’erano 30 bambini.
29 di loro erano figli di immigrati nati in Italia.
Uno solo era figlio di italiani e nato in Italia.
Sangue puro, insomma.
Si chiamava Benito, no… Romano, anzi, Silvio.
Ecco, Silvio, il prototipo dell’italiano medio del terzo millennio.
I figli di immigrati nati in Italia, gli stranieri per i realisti e i nuovi italiani per i buonisti, si chiamavano Ousmane, Traian, Fatima, ecc.
Mica Pasquale, Gennaro e Antonio.
Vuoi mettere?
Il primo giorno di scuola, la maestra, la signora Marsilio, entrò in classe e restò inorridita.
“È aberrante”, pensò la donna innanzi a quel mare di carnagioni olivastre, crespi chiome e occhi a mandorla. “E’ aberrante l'istituzione di un plesso con solo stranieri, perché l'integrazione significa scambio e non solo isolamento in una scuola…”
Tuttavia, ad un tratto una luce le si aprì in fondo a quel tunnel da incubo in cui era finita a causa delle politiche buoniste delle precedenti amministrazioni: un volto ricoperto da una rassicurante epidermide al limite del pallido la osservava dall’ultimo banco nella fila centrale.
“T-Tu…” disse emozionata additandolo tremante. “C-Come ti chiami?”
“Mohamed”, rispose il compagno di banco dell’interessato.
“Non tu!” strillò lei con una vocetta stridula. “Quello accanto a te!”
“Silvio…” disse quest’ultimo timidamente.
Per poco la maestra non ebbe un orgasmo per la gioia.
“Silvio!” pensò estasiata. “Forse non tutto è perduto. L’integrazione è ancora possibile…”
“Caro”, gli disse con voce mielosa, incapace di staccare gli occhi da lui, “vieni alla lavagna a spiegare ai tuoi compagni stranieri cos’è l’Italia, cosa vuol dire essere Italiani e qual è la nostra cultura!”
Malgrado non fosse così felice della cosa, Silvio si alzò e accettò il compito.
I suoi gliel’avevano ripetuto tante volte quella mattina che è importante fare subito una buona impressione sull’insegnante.
Così raggiunse la lavagna, si schiarì la voce e parlò.
Parlò dell’Italia che conosceva.
Parlò di quello che aveva udito dagli Italiani che conosceva, i suoi genitori, i parenti e vicini di casa.
Parlò di Cassano, che sarebbe stato meglio convocarlo prima perché magari non sarà un fenomeno ma avrebbe giocato sicuramente meglio di Cannavaro e soci.
Parlò del Grande Fratello e dell’Isola dei famosi e che non vedeva l’ora che iniziassero.
Parlò del Festival di Sanremo e che lui avrebbe voluto come presentatore ancora Paolo Bonolis.
Parlò di Miss Italia, che era bella, ma che per lui era meglio la Canalis.
Parlò soprattutto di X Factor e di quanto gli era antipatica la Tatangelo.
Anche se però era bona.
E la maestra si tranquillizzò.
Viva l’Italia.




Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.

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Visita le pagine dedicate ai libri: 
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16.9.10

Sarkozy fascista anti Rom e Berlusconi copione

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Storie e Notizie N. 237

Prima di tutto ci tengo a puntualizzare un aspetto che mi preme da qualche giorno e che forse avrebbe meritato un post tutto per sé: fascisti? Fascisti italiani, mi sentite? Gente di destra? Ma non quella che oggi si scopre moderata e amica degli immigrati-che-presto-voteranno. Anzi, anche voi. Dico a voi tutti, quelli dell’onore, patria e famiglia: come fate ad accettare un governo che fa prendere a mitragliate i propri concittadini dai truci saraceni senza muovere un dito? Eh, ma se al potere ci fosse stata la sinistra, sarebbe stata tutta un’altra cosa, non è vero? Infatti c’è la destra.
La destra…
Ma che razza di destra siete?!
Certo non siete la destra di Sarkozy.
Quella è la destra che 'mi piace'.
Non fraintendetemi, dico che mi piace nel senso che mi fa arrabbiare e scatena la mia sincera indignazione.
Ma la destra di Berlusconi e i vari La Russa e Gasparri provoca solo una cosa a chi ha ancora un minimo di maturità e soprattutto dignità, che sia un sostenitore di patria, onore e famiglia o meno: vergogna.
Casomai la rabbia la provo per quei cervelloni che li hanno votati.
Ma torniamo a Sarkozy: “Quella si prenda i Rom nel suo paese, che li accolga nel Lussemburgo.”
Oh, così risponde un leader fascista al vicepresidente della Commissione Europea e Responsabile della giustizia Viviane Reding, rea di aver osato opporsi alla recente espulsione francese dei Rom.
E cosa fa Berlusconi?
Cosa fa il leader di destra nostrano?
Che domande: copia

La Storia:

C’era una volta una classe.
Nella classe c’erano due alunni.
Uno si chiamava Sarkò e l’altro Berlò.
Qualcuno di voi dirà: ma che razza di nomi sono questi?
Eh, non avete ancora sentito nulla.
I due stavano al banco insieme.
Al primo, indubbiamente al primo.
Il fatto era che i nostri ne facevano uno in due.
Uno di alunni, intendo.
Anche di cervelli, se vogliamo dirla tutta, ma tanto si capisce andando avanti.
Bassi com’erano, già al secondo banco sarebbero stati invisibili alla maestra.
Quest’ultima aveva deciso per quella mattina di proporre alla classe una lezione sulla storia delle popolazioni Rom.
Un popolo con origini antiche e che nei secoli ha dovuto sopportare schiavitù, deportazioni e sterminio.
Non appena la maestra annunciò l’argomento della lezione, Sarkò alzò la mano destra.
“Parla pure”, lo invitò lei.
“Maestra”, disse lui convinto, “i Rom sono sporchi e rubano.”
La donna non fu sorpresa dall’osservazione dello studente e dopo aver fatto una carrellata dei suoi compagni fece tale fondamentale domanda: “C’è qualcuno che la pensa come Sarkò?”
Nessuno parlò.
Tuttavia, prima che la maestra potesse replicare all’osservazione dell’alunno, il compagno di banco di quest’ultimo alzò prima la mano sinistra e poi, aggrottando la fronte come se cercasse di ricordare qualcosa di importante, l’abbassò velocemente per tirare su quella destra.
“Prego”, lo invitò la donna.
“Maestra”, disse Berlò sorridente, “i Rum sono sporchi. E… e sì, rubano.”
Inevitabilmente tutti i compagni scoppiarono a ridere, anche Sarkò.
Pure Berlò rise, ignaro di quale fosse il reale motivo e convinto che ciò fosse dovuto alla sua presunta travolgente simpatia.
Solo la maestra non rise.
Forse perché era di origine ebrea.
O forse perché sapeva bene che Rom o Rum, gli ignoranti sono sempre pericolosi…



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