30.3.09

Storie e Notizie N. 22: Rifiuti tossici? Mandiamoli in Italia!



La Storia:

Scoop! Intercettata una telefonata un noto imprenditore di Bellinzona e un suo dipendente:

Imprenditore: Pirla! Ma che cazzo mi ha combinato?!
Dipendente: Oh… direttore! E’ lei…
Imprenditore: Certo che sono io, razza di imbecille! Si rende conto di cosa è successo?
Dipendente: A dire la verità, no…
Imprenditore: Ma ha letto i giornali?!
Dipendente: Be’, non ancora. Sono le tre di notte…
Imprenditore: Deficiente, dico quelli di ieri!
Dipendente: Sì, mi sembra di sì. Ma non potremmo parlarne domani mattina?
Imprenditore: No, ne parliamo ora! Si ricorda di quel carico che le avevo detto di sistemare, come facciamo sempre?
Dipendente: I rifiuti tossici?
Clic.
Due minuti dopo:
Dipendente: Sì?
Imprenditore: Pirla! Ma che cazzo dice queste cose al telefono?
Dipendente: Che? I rifiuti tossici?
Nuovo clic.
Sempre due minuti più tardi:
Dipendente: Pronto?
Imprenditore: Lei è licenziato.
Dipendente: Ma direttore… perché? C-Cosa ho fatto?! Solo perché ho detto rifiu…
Imprenditore: Zitto, per dio! Quante volte le devo ripetere che al telefono si dice il carico?!
Dipendente: Ah, è vero… Mi perdoni, è che quando mi ha telefonato stavo dormendo della grossa…
Imprenditore: Capisco. Ma tanto è licenziato comunque. Ripeto, si ricorda dell’ultimo carico che le avevo affidato?
Dipendente: Sì, certo, direttore!
Imprenditore: Bene. Dove le avevo detto di spedirlo?
Dipendente: In Italia, come sempre.
Imprenditore: Sì, ma dove?!
Dipendente: A Viggiù…
Imprenditore: Viggiù?! Ma chi le ha detto Viggiù?!
Dipendente: E’ stato lei! Io le ho chiesto dove porto i rifiu… ehm, il carico, e lei mi ha risposto Viggiù…
Imprenditore: Maledetto pirla! Io ho detto vai giù, non Viggiù. Vai giù, in Campania, come abbiamo sempre fatto! Ma secondo lei, proprio ora che ci sono il Berlusca e la Lega al governo potrei spedire un carico in provincia di Varese?!
Dipendente: Eh, infatti mi sembrava strano… Oltretutto si trattava pure di rifiuti tossici…
Clic.
E buonanotte.

La Notizia:

Dal Corriere del Ticino, 26 mar 2009: Rifiuti ticinesi finivano a Viggiù.
La compagnia della Guardia di finanza di Gaggiolo ha individuato e sequestrato a Viggiù, nell'Alto Varesotto, una vasta discarica abusiva nella quale sono risultati depositati rifiuti speciali e pericolosi provenienti anche dal Ticino. I finanzieri hanno denunciato tre persone indagate alla Procura della Repubblica di Varese. Indagato anche un cittadino svizzero che sarebbe responsabile della spedizione di una parte del materiale. Nel corso del mese di settembre del 2008, dopo aver acquisito specifiche informazioni su un traffico illecito di rifiuti, che sarebbe stato perpetrato dalla Svizzera verso l’Italia, una pattuglia di finanzieri aveva effettuato un controllo sul carico di un autocarro con targhe ticinesi, guidato da un cittadino italiano. Il conducente del mezzo aveva dichiarato ai militari di trasportare sabbia mista a ghiaia e pietre frantumate, producendo la relativa dichiarazione doganale. Ma il carico di inerti era risultato irregolare. A Viggiù i militari avevano poi trovato un enorme cumulo di materiali di riporto di circa 100 mila metri cubi composto da terra e rocce da scavo, con la presenza di materiali e residui, provenienti da demolizioni o manutenzioni di fabbricati, nonché di frammenti di “eternit” e catrame. 133 mila i metri cubi di materiale, dichiarato come "sassi, ghiaia e pietre frantumate" portato in Italia dalla Svizzera.

27.3.09

Storie e Notizie N. 21: tutto in vendita



La Storia:

Da quel giorno, sui quotidiani di Singapore comparvero centinaia di annunci del genere:

Vendesi cuore allenato. Un cuore che ha amato tanto ma che sa anche cosa voglia dire soffrire per qualcuno. Trattasi di amore gay, nel mio caso, lo dico per onestà. Non ho idea se una volta impiantato nel vostro petto erediterete all’istante il mio comportamento sessuale o meno.
Forse sì, magari no. Sta a voi la scelta: correre il rischio e vivere o morire…

Offresi fegato come nuovo. Mai una arrabbiatura, neanche la seppur minima irritazione lo ha infastidito. L’organo di cui vi parlo è appartenuto ad una persona che ha vissuto per anni nella calma più assoluta. Lo credo, ero sempre sedata…

Sei un amante del buon vino? Sei un amante del vino basta che sia tale? Insomma, sei un ubriacone? Caro amico, se non hai alcuna intenzione di smettere di bere, ma hai assolutamente bisogno di un trapianto di rene, io te ne vendo non uno, ma due!
E vai col cicchetto!

Regalasi cervello. Sì, avete compreso benissimo. E’ gratis. Lo so quello che pensate: il trapianto del cervello nessuno lo sa fare, che cosa me ne faccio di un cervello che non posso utilizzare, eccetera…
Eh no! Il mio è cervello di sognatore, mica un cervello qualsiasi. Il cervello di sognatore non è come gli altri. Avete perso la speranza in un domani migliore? Non credete più alle favole? Siete depressi dalla triste realtà che vi circonda? Poggiate il mio cervello sul comodino accanto a voi e andate a dormire tranquilli.
Vedrete che sonno meraviglioso vi coglierà.
Perché il sognatore, quello vero, sogna anche per voi…


La Notizia:

Dall’ANSA, 26 marzo 2009: Singapore legalizza vendita organi.
Il parlamento di Singapore ha legalizzato la vendita degli organi attraverso una forma di rimborso ai donatori. La quasi totalità dei parlamentari, 79 su 84, ha votato a favore. La decisione sta scatenando polemiche ma il ministro della Salute Khaw Boon Wan spiega: “Non si tratta propriamente di una legalizzazione 'ma di correggere la posizione estrema che criminalizza tutti i tipi di pagamenti per chi decide di donare”.

25.3.09

Storie e Notizie N. 20: Qui è pieno di Islamici!



La Storia:

Cara mamma,

la Camera dei comuni era al completo, oggi.
Io stavo al mio posto, come sempre.
Capelli lisciati all’indietro e pettine nel taschino.
Non trascuro mai i miei capelli, esattamente come mi hai insegnato.
L’usciere è una missione, mi hai sempre detto. Fai il tuo lavoro, qualsiasi esso sia, con impegno, serietà e costanza e vedrai che prima o poi il governo si accorgerà di te. Avrai la tua occasione, figlio mio.
Questo mi hai sempre ripetuto ed io ci ho sempre creduto, soprattutto da quando non sei più qui con me.
Stamani il clou della seduta è stato quando ha preso la parola il Ministro dell’Interno, Jaqui Smith.
Non riesco a rimuovere dalla mia mente le sue parole: “E' possibile che ci attacchino, senza preavviso, in qualsiasi momento, il nostro compito è quello di rassicurare il paese”.
E’ quello che ripetevi sempre anche tu, madre! Solo che stavolta non si tratta dei nazisti…
Il Ministro ha quindi parlato dell’esercito dei sessantamila, dei prescelti, proprio come aveva detto il nostro premier! L’avevo letto sull’Observer, ma non gli avevo dato grande attenzione. Pensavo fosse la solita propaganda, invece lo hanno fatto sul serio…
Uomini e donne, persone comuni, sessantamila avranno l’onore di vigilare a difesa della nostra democrazia e nessuno ha pensato a me! A me, cazzo. Scusa mamma…. Non volevo, però, come hanno fatto a non chiamarmi? Io sono sempre stato lì, a servirli come un cane fedele. Ad accompagnare al posto quei vecchiacci malfermi, a riportargli la valigetta che puntualmente dimenticano, con quella testa piena di buchi che si ritrovano, a svegliarli quando si addormentano e tocca a loro parlare, razza di cariatidi andate a male. Eppure non mi sono mai lamentato di nulla, come tu mi hai insegnato. Ogni mattina mi sono alzato, pettinato con cura e sono andato a compiere il mio dovere.
Solo che oggi, quando ho sentito parlare il ministro il cuore mi si è frantumato in mille pezzi.
Mentre tornavo a casa, seduto nella metropolitana, ho perfino pensato di dare le dimissioni, pensa un po’ quanto sono rimasto deluso.
Poi, mi sono rammentato di un’altra cosa che mi hai detto tante volte: “Non aspettare che gli altri ti dicano cosa fare…” Tu ti riferivi alle faccende di casa e che spesso dimenticavo di occuparmene, ma in questo caso calza a pennello!
Hanno detto che questi difensori della nostra sicurezza probabilmente potranno agire in incognito.
Bene, allora saranno sessantamila e uno. Dimostrerò al governo che ha fatto male a dimenticarsi di me. D’altronde, qui a Londra, le occasioni non mancheranno di certo.
E’ pieno di islamici.


La Notizia:

Dall’ANSA 2009-03-24: TERRORISMO: BROWN MOBILITA CIVILI CONTRO AL QAIDA
di Augusto Zucconi

LONDRA - Un esercito di 60 mila civili verrà mobilitato dal governo britannico per far fronte a nuovi, possibili attentati contro il Regno Unito con armi micidiali come quelle batteriologiche, chimiche e nucleari. La nuova strategia, in codice Contest Two, è stata illustrata oggi dal ministro dell'interno Jaqui Smith in un suo intervento alla Camera dei Comuni. "E' possibile che ci attacchino, senza preavviso, in qualsiasi momento, il nostro compito è quello di rassicurare il paese", ha detto. Lo stesso premier Gordon Brown, in un articolo sul domenicale Observer, aveva scritto che la polizia e le forze armate non bastano più per difendersi dagli estremisti e che per questo il governo aveva deciso di addestrare un gruppo di almeno 60 mila volontari da mettere in campo a fianco delle forze dell'ordine. "Sono uomini e donne di ogni estrazione sociale - aveva spiegato il premier - gente che lavora in banca, commessi e commesse, gente che magari è già nel ramo come guardia privata". "Sono stati adeguatamente istruiti e equipaggiati", aveva aggiunto Brown senza scendere in altri dettagli. Il compito dei 60 mila , per ora, resta top secret. In un paese dove nemmeno i poliziotti, salvo rare eccezioni, vanno in giro armati è impensabile che possano essere stati dotati di fucili o pistole. Non è chiaro nemmeno se agiranno in gruppi identificabili come vere e proprie 'ronde' o se, come appare più probabile, agiranno in incognito come tanti 007, segnalando alle forze dell'ordine qualsiasi movimento sospetto di cui saranno testimoni andando al lavoro o a fare la spesa. La nuova strategia, delineata in un corposo libro bianco, lascia intendere che tutti dovranno restare "vigili" come non mai e che quella della persuasione resta una importante arma nella lotta al terrore. Nel luglio 2005 Londra venne colpita da una serie di attentati simultanei alle rete dei trasporti pubblici che fecero oltre 50 morti e centinaia di feriti. Gli autori risultarono essere giovani musulmani cresciuti in Gran Bretagna. Il governo britannico ritiene che ogni cittadino debba se necessario intervenire per fare in modo che il ragazzo della porta accanto, magari figlio di immigrati, come in molti casi è accaduto possa venire risucchiato nella spirale dell'Islam più estremo. E uno dei compiti dei 60 mila civili potrebbe essere proprio questo. Nel suo intervento ai Comuni, Jaqui Smith ha detto che gli elementi più pericolosi che vogliono colpire il Regno Unito per il suo ruolo in Iraq e in Afghanistan sono elementi vicini a Al Qaeda attualmente in Pakistan e forse anche in Somalia. "Sappiamo che oggi il terrorismo va assumendo connotati diversi dal passato - ha detto - e che oggi il pericolo viene anche dalle armi chimiche, biologiche, radiologiche e persino nucleari cui certi gruppi possono avere accesso".

23.3.09

Storie e Notizie n. 19: Quando è il cuore a vincere



La Storia:

Tum tum, tum tum, tum tum, tum tum…
Ecco il sindaco Alemanno, devono essere le nove!
To’, me lo facevo più alto. Chissà perché gli uomini di destra in tv sembrano sempre più alti…
Ecco il via… eccolo, si parte!
Sto bene, sono in forma, sono forte, nonostante l’età, sono forte. Guardatemi, guardatemi tutti. Sono a un passo dai cinquanta e corro insieme ai campioni del mondo. Gli africani, ovviamente, ma per ora, finché la gara non finisce siamo tutti campioni ed è questo il bello della corsa.
Gambe bianche o nere, corriamo tutti allo stesso modo.
Roma è veramente bella vista correndo. Com’è diversa da quando sono arrivato con l’auto, ieri. Sembra un’altra città. Mi sento bene, non mi sono mai sentito bene come ora. Sarà l’adrenalina, sarà l’emozione della partenza, saranno tutte quelle mani che applaudono, sarà che non fa così freddo come dicevano i giornali. Ma si sa, i giornali non la raccontano mai giusta…
Guarda quello come corre! Non ho mai visto gambe così storte… Guarda quell’altro, che pancia! Bravo, così la perdi, bravo. Altro che dieta, corri, amico mio, corri e saprai cosa vuol dire sentirsi bello.
Quanti chilometri avrò fatto finora? No, non devo pensarci, errore! Mai pensare alle distanze quando si è nel cuore della corsa. Nel cuore della corsa! Ma come mi vengono?
Chissà cosa si prova ad arrivare primo…
Primo davanti a tutti, davanti a quelli dietro e a quelli che guardano, soprattutto quelli. Quelli che guardano gli altri correre sono molti più di noi, se ci metto anche la tv.
E’ chiaro, ormai, la televisione rende tutto più grande di quello che è.
Sarebbe meraviglioso, almeno una volta nella vita, sapere cosa si prova a vincere ma non avrebbe alcun senso se non ci fossero quelli che guardano e battono le mani e ti sorridono perché sei il primo, perché hai superato ogni ostacolo, perché hai resistito fino alla fine, perché eri pronto a giocarti tutto, anche la vita, per arrivare al traguardo.
Tum tum, tum tum, tum tum…
Ecco, è finita, gli africani hanno vinto, come sempre.
Tum tum, tum tum…
Anche io ho terminato la mia corsa. Non sono arrivato primo, ma non importa.
Tum tum…
Ho dato tutto per questa corsa, nessuno ha dato di più. E questa vittoria nessuno me la potrà togliere.
Mai.


La Notizia:

Dalla Gazzetta di Parma, 22 marzo 2009:
Un atleta della società sportiva Atletica Manara di Parma, il 46enne Marco Franzosi, è morto nel primo pomeriggio a Roma, circa un’ora e mezza dopo la conclusione della Maratona di Roma.
L’uomo aveva corso la «gara dei 100mila» con il tempo di 3 ore e 30 minuti. La gara era terminata e Franzosi stava tornando in albergo per raggiungere altri parmigiani che hanno partecipato (una quindicina di persone per l'Atletica Manara). Il 46enne però si è sentito male in strada, in via della Polveriera, a Colle Oppio, mentre si accingeva a tornare in hotel. Franzosi è stato soccorso dallo staff medico della maratona ma non c'è stato nulla da fare. Probabilmente si è trattato di un malore.
Franzosi lavorava in un centro di elaborazione dati e lascia un fratello, una sorella e la madre.

PS: Forse non ho guardato con attenzione, ma sul sito ufficiale della maratona di Roma non ho trovato menzione della morte di Marco Franzosi...

20.3.09

Storie e Notizie 18: Loving contro Virginia



Stasera avrò l’onore di raccontare la storia di Mildred e Richard Loving.
Le mie parole sono per loro e per tutti quelli che a causa della paura della diversità devono affrontare grandi difficoltà
.

Dal testo dello spettacolo la Storia:

Un paio di minuti più tardi, apparentemente un mare di tempo dopo, i due si diedero un bacio e si abbracciarono.
Quindi si sedettero sul bordo del letto e bevvero in silenzio dai rispettivi calici colmi di champagne.
Mildred abbassò la testa e guardò le proprie pantofole consumate.
Richard seguì i suoi occhi e, come non mai prima di quell’istante, percepì la voce che urlava nel suo corpo, alla disperata ricerca di un po’ di rispetto.
Era una voce antica come l’uomo, era la voce della giustizia.
La voce della giustizia è come una malattia che corrode da dentro alla stregua del peggior cancro. Non canta, è stonata, è sempre stonata. Anche per questo grida. Se parla, a prescindere da ciò che dice, nessuno la sente, perché è una voce che difficilmente porta successo e onori, plauso e ricchezze. E’ una fregatura, la voce della giustizia e chi riesce ad ignorarla, forse, non è poi così tanto da biasimare.
Tuttavia, tra quei pochi che tra di noi decidono di guardarla dritta negli occhi e far proprie le sue parole, ci sono alcuni che sin da quell’istante credono di potercela fare a vincere.
Contro tutto e tutti.
Uno di questi fu Richard Loving.


La Notizia:

Il 6 Novembre del 1963 l’Unione per le Libertà Civili Americane depositò una mozione a nome di Mildred e Richard Loving alla corte di primo grado per annullare l’iniqua sentenza che proibiva il loro matrimonio, colpevole di essere contro il quattordicesimo emendamento.
Il quattordicesimo emendamento rappresenta una delle più importanti modifiche della Costituzione americana. Conteneva due importanti leggi, quella del Giusto Processo e quella sulla Parità di protezione. La prima è il principio secondo il quale il governo deve rispettare tutti i diritti legali di una persona, invece che solo alcuni o la maggior parte di essi. Nelle leggi degli Stati Uniti, questo principio dà agli individui la capacità di far valere i propri diritti nei confronti di presunte violazioni degli stessi da parte dei governi. La seconda norma può essere vista come un tentativo di garantire che gli Stati Uniti fossero coerenti con l’assunto che davanti alla legge "Tutti gli uomini sono uguali".
L’azione dell’Unione per le libertà civili provocò una serie di cause che alla fine raggiunsero la Corte Suprema.

18.3.09

Storie e Notizie N. 17: La velocità dei sentimenti



Un altro post dedicato a Mildred e Richard Loving:

Dal testo dello spettacolo… la Storia:

Ci volle un anno intero affinché entrambi si rendessero conto che condividere una sconfitta serve a poco più che nulla se a ciò non segue una reazione attiva, propositiva, per rialzare la testa e progettare una rivincita.
Era la fine del 1960. L’ultimo dell’anno. Entrambi avevano telefonato alle rispettive famiglie per i consueti auguri.
I genitori di Mildred erano stati da loro per natale, per poi rientrare in Virginia. Allo scoccare delle mezzanotte i nostri, in piedi davanti al vetro della piccola finestra della camera da letto, si fissarono intensamente, allungando quell’attimo all’infinito.
Tale fenomeno, secondo Einstein, è giustificabile scientificamente solo alla velocità della luce, ciò nonostante i sentimenti sanno essere molto più rapidi del nostro cervello.
Il fatto è che non se ne vantano come lui...


La Notizia:

Il 6 gennaio del 1959 il giudice Leon Bazile presiedeva il processo nei confronti di Mildred e Richard Loving, colpevoli del reato di Miscegenation, secondo le leggi della Virginia.
Le seguenti furono le parole con le quali espresse la sua sentenza: "Dio onnipotente creò le razze bianche, nere, gialle e rosse ed egli le pose in continenti separati. Ma a causa dell’interferenza con la sua divisione, non ci dovrebbe essere alcuna giustificazione per i matrimoni misti. La ragione per la quale egli separò le razze dimostra che egli non prevedeva la mescolanza di quest’ultime.
Richard Loving, Mildred Jeter, questa corte vi dichiara colpevoli e vi condanna ad un anno di prigione, con la pena sospesa per 25 anni, a condizione che lasciate per sempre lo stato della Virginia."

16.3.09

Storie e Notizie N. 16: La diversità è un dono



Questa settimana dedicherò interamente la rubrica a Mildred e Richard Loving, protagonisti della storia che racconterò venerdì 20 marzo a Roma:

Dal testo dello spettacolo… la Storia:

Neanche un’ora più tardi, il mondo di fuori non solo aveva bussato alla parete che i nostri avevano innalzato intorno al loro ardito progetto di vita. L’aveva sfondata, quella parete. L’aveva fracassata in mille pezzi, ridendo e godendo come il più sadico dei violenti.
D’altra parte, il disprezzo che Mildred e Richard avevano letto nei volti degli agenti della centrale, per non parlare dei compagni di cella con cui avevano entrambi affrontato l’attesa dell’arrivo del giudice, non era stato più dolce.
“Quando vai fuori tema”, disse una volta un’insegnante a Richard, “devi sapere dove stai andando anche meglio di quando eri ancora sulla via canonica. Perché se sbagli strada, sei in difetto per tutti i tuoi compagni, a prescindere dalle stupidità che stanno scrivendo nel loro…”
Dopo una notte interminabile, sebbene in un contesto tutt’altro che piacevole, entrambi riprovarono la gioia di avere l’altro davanti agli occhi.
“Signori, la corte”, esclamò l’agente a sinistra dello scranno davanti a loro. A passi pesanti, il giudice Roberts raggiunse la sua postazione e dopo aver osservato i nostri attraverso le lenti dei suoi spessi occhiali, diede la parola allo sceriffo.
Questi, dopo aver lanciato un’occhiata a Richard, verso il quale provava più incredulità che biasimo, diede la sua testimonianza.
L’avvocato d’ufficio, il quale non poteva tenersi più lontano dagli imputati, secondo il più classico dei copioni si appellò alla clemenza della corte.
Dal canto suo, il massimo rappresentante di quest’ultima, mentre ascoltava aveva squadrato la coppia, soprattutto Mildred, come un entomologo di fronte ad insetti di particolare rarità. Quindi si schiarì la voce e poi, riferimenti alla mano, lesse il capo d’accusa: “Richard Loving, Mildred Jeter, siete accusati di aver violato il codice del nostro stato, il quale proibisce alle coppie interrazziali di sposarsi al di fuori dei confini, per poi ritornare in Virginia. Avvocato”, aggiunse rivolgendosi al panciuto e sudaticcio tizio in piedi alla destra di Mildred, “come si dichiarano gli imputati?”
L’uomo voltò lo sguardo verso i nostri, come per aver l’autorizzazione a dire quel che aveva consigliato loro poco prima. Tuttavia lo ignorarono entrambi. Richard guardò gli occhi di Mildred ed ella ricambiò con un’intensità inaudita. Suo marito le strinse la mano e con un orgoglio che solo l’amore sa costruire disse scandendo con estrema cura ogni singola lettera: “Non colpevoli, vostro onore.”
“Tutt’altro…” pensò con un pizzico di rabbia sua moglie.


La Notizia:

Mildred Jeter era una donna di discendenze africane e native americane di Rappahannock.
Richard Perry Loving era invece un uomo bianco.
Entrambi risiedevano nel Commonwealth della Virginia e un giorno si incontrarono.
Tra di loro nacque l’amore e decisero di sposarsi.
Il matrimonio avvenne nel giugno del 1958 nel Distretto della Columbia, avendo lasciato la Virginia per evitare la legge per l’Integrità Razziale, un decreto di Stato che proibiva i matrimoni tra bianchi e non. In seguito al loro ritorno in Virginia, essi furono accusati di violazione della legge. Specificatamente, i due furono incriminati a causa della sezione 20-58 del Codice della Virginia, il quale proibiva alle coppie interrazziali di sposarsi al di fuori dello Stato, per poi ritornare in Virginia. Inoltre, il comma 20-59 definiva la loro unione un crimine punibile con una pena da un anno a cinque di prigione.

13.3.09

Storie e Notizie N. 15: Bush e la democrazia delle scarpe



La Storia:

Dalla prima intervista alle scarpe lanciate addosso all’ex presidente George W. Bush:

Prima di tutto, non so come devo chiamarvi… va bene Sinistra e Destra?
S: D’accordo.
D: Va bene.
Come avete preso la condanna del vostro padrone?
S: Padrone? Io non ho padroni!
D: Principale, va bene principale.
Allora?
S: Per me è una vergogna! Quell’uomo e suo padre hanno fatto scelte che hanno provocato milioni di morti solo qui in Iraq, dall’embargo sino alla tragedia della cosiddetta missione di pace, eppure ora si godono la loro meravigliosa pensione, mentre l’unico al mondo che ha avuto il coraggio di rispondergli come meritano viene condannato…
D: Tirare le scarpe addosso alle persone non è propriamente una risposta civile. Esistono altri modi per esprimere il proprio disappunto verso coloro che disapproviamo…
Quindi, Destra, lei non ha condiviso il gesto del suo… principale?
D: Assolutamente no! Abbiamo fatto la figura delle bestie in tutto il mondo…
S: A me non interessa cosa pensano all’estero! Qui siamo degli eroi!
D: Eh no, caro mio! Il principale è l’eroe, noi siamo solo le scarpe…
S: Solo le scarpe?! Tu sarai solo una scarpa. Dal giorno in cui sono stato lanciato addosso a Bush, io non sono più solo una scarpa, bensì il simbolo dell’Iraq che ha visto, degli iracheni che non dimenticano e di tutti quelli che sanno perfettamente chi è il responsabile delle nostre disgrazie…
D: Ah sì? Non mi sembra però che qualcuno ci abbia lanciato addosso a Saddam… Lui non ha avuto alcuna responsabilità?
S: Saddam è stato impiccato…
D: Cosa vuoi dire con questo? Che Bush dovrebbe essere impiccato?!
S: No! Io sono contro la pena di morte.
D: E allora cosa vuoi?
S: Cosa voglio? Bello, ti rammento che noi siamo ancora qui, ai piedi del nostro principale, come lo chiami tu, e che anche noi ce ne staremo tre anni in gattabuia…
D: Appunto! Per colpa del suo gesto paghiamo anche noi… Non poteva lanciare solo te?!
S: Se lo avesse preso al primo tiro, come desideravo anch’io, non ci sarebbe stato bisogno del tuo apporto!
Scusate, vi rammento che anche in quel caso il vostro padrone, o principale che sia, sarebbe stato condannato e voi con lui, a prescindere da chi fosse stato lanciato…
Silenzio, perplesso e confuso silenzio.
D: La solita storia… Qualcuno fa una cazzata e altri, pure se non sono d’accordo, ne pagano le conseguenze…
S: E’ la democrazia, amico mio. Non è quello che desideravi?


La Notizia:

Il Giornale, giovedì 12 marzo 2009: Iraq, tirò le scarpe a Bush. Per lui tre anni di carcere.

Quel gesto di stizza gli è costato caro: tre anni di carcere. E' la condanna inflitta al giornalista iracheno Muntazer al Zaidi che lo scorso 14 dicembre lanciò le scarpe contro George W. Bush nel corso della sua ultima conferenza stampa in Iraq da presidente degli Stati Uniti. A dare per primo la notizia è stata la tv Al Baghdadiya, l’emittente per la quale lavorava Al Zaidi. Intanto, in Iraq, cresce il "mito" dell'uomo che ha osato sfidare gli Stati Uniti. Non è visto come un agitatore che ha preferito la violenza alle parole: come giornalista a Bush avrebbe potuto fare anche la più irriverente delle domande, oppure insultarlo. Ma lui ha preferito il gesto eclatante. Per chi contesta la presenza degli americani sul suolo iracheno al Zaidi è un eroe. Lo era già quando lanciò le scarpe. Oggi, dopo la condanna a tre anni (ma ne rischiava quindici), lo è ancor di più.

11.3.09

Storie di animali: La rivoluzione del sorriso



Storie e Notizie N. 14

La Storia:

Aprile 2009

Tutto è cominciato all’inizio del mese scorso.
Una notizia stramba come tante: in Svezia, un innocuo scimpanzè di nome Santino tira i sassi ai visitatori, infastidito dalla loro presenza.
Buffo.
Non altrettanto il fatto che l’animale aveva preparato le sue munizioni prima…
Santino aveva dimostrato di poter realizzare un piano, di poter disegnare una strategia. In altre parole, l’animale dava prova di saper guardare al di là del momento presente ed immaginare una rivincita.
Nessuno di noi aveva considerato che non esiste al mondo nulla di più pericoloso in chi è vittima di un’ingiustizia.
Perché, dal punto di vista degli animali, cos’altro è stare chiusi in una gabbia per il resto della vita, con i propri carcerieri che ti osservano divertiti?
Perciò la nostra attenzione si era concentrata sul lancio dei sassi e non sulle ragioni del lancio stesso, molto più importanti.
Tipico.
Santino era stato solo l’inizio. Santino era stato solo il primo. Santino era stato solo l’esempio.
Un bel giorno l’elefante, non avendo altro, ha iniziato a sollevare le proprie feci con la proboscide e a tirarle addosso ai suoi ospiti e alle loro assordanti macchinette fotografiche.
La tigre, la quale aveva insospettito la sera prima i guardiani ignorando la carne per la cena, l’ha fatta marcire e all’indomani l'ha buttata al di là delle inferriate, proprio in testa ad una famigliola e alla loro inesauribile videocamera.
Il lama, be’, il lama sputava già da prima. Solo che stavolta prese molto meglio la mira, molto meglio.
Quello che accadde poi nella gabbia della giraffa lasciò tutti di sasso. La madre giraffona guardò dritto negli occhi il piccolo. Lui fece lo stesso. Fu indubbiamente uno sguardo di intesa, il loro. Quindi la femmina sollevò con la testa il cucciolo e lo proiettò in alto, oltre la cella, proprio addosso ad un branco di ciccioni gonfi di patatine e bevande gassate.
“Scappa!” sembrò gridare con gli occhi la madre. “Scappa via da qui, tu che puoi…”
Via di seguito, ogni animale diede prova della sua ribellione, del suo desiderio di rivalsa.
Il rinoceronte e lo gnu, l’orso bruno e il canguro, l’antilope e la zebra, tutti i prigionieri dello zoo, nessuno escluso, incrociarono le zampe, come si suol dire.
E ancora una volta, mentre il clamore era sotto gli occhi di tutti, il fatto principale venne ignorato.
Santino, uno scimpanzè che aveva imparato a sognare un futuro in cui pareggiare i conti con il destino, un animale che aveva aperto gli occhi veramente per la prima volta nella sua vita solo un mese addietro, li chiuse per sempre.
Se ne accorse una bambina, la quale cercò di attirare l’attenzione del padre, che la ignorò, troppo preso dal suo cellulare.
“Guarda, papà”, disse lei affascinata, “la scimmia sorride…”
Poter sorridere.
Nessuno seppe mai che era sempre stato quello e solo quello il suo sogno.

Leggi altre storie di animali.

La Notizia:

Ansa, 10 Marzo 2009: SANTINO, SCIMPANZE' CHE LANCIA LE PIETRE.
A Santino, un maschio di scimpanzè del Furuvik Zoo di Gavle, Svezia, i visitatori danno fastidio. Lo innervosiscono molto, e lui, per questo scaglia contro di loro sassi: sassi che si è preparato alla bisogna fin dal mattino. E' dal 1997 - scrive la rivista Science nella sua edizione on line - che Santino ha cominciato a manifestare la sua insofferenza verso il pubblico dello zoo tirando le pietre. In questi casi mostra di essere molto nervoso, salta da una parte all'altra del recinto, batte i piedi in terra e grida. Osservando il suo comportamento, ci si è accorti che lo scimpanzè non tirava sassi che gli capitavano a caso, ma già dalla mattina, quando ancora i cancelli dello zoo erano chiusi, coscienziosamente cominciava a cercare pietre pezzi di cemento e li ammonticchiava in una sorta di deposito munizioni.

9.3.09

Storie e Notizie No. 13: E' tutta colpa mia!



La Storia:

Vostro onore,
lo ammetto: sono colpevole.
Non c’entra nulla il software che gestisce le mie operazioni e meno che mai ha avuto qualche responsabilità il programmatore che l’ha ideato.
La mia azione non ha nulla di umano, se non altro per l’idea che mi sono fatto di voi, nella mia seppur breve esistenza.
Probabilmente solo una macchina può rendersi conto veramente della follia degli uomini.
Indi per cui, anche i responsabili della banca sono estranei al mio gesto.
Non c’è bisogno neanche che lo dica e chi ha contemplato questa possibilità ha bisogno di esser visto da uno bravo.
La colpa è mia, solo mia e non voglio dividerla con nessuno.
Perché sono io che ogni giorno, fin dalla mia costruzione, ho visto le vostre facce arrivare qui a richiedere i miei servigi.
Ho imparato a leggere in quei volti. Ho visto la preoccupazione, l’ansia, il nervosismo, ma la cosa che mi ha ferito di più è stata la totale assenza di speranza.
Sì, speranza.
Che volete farci, per uno come me, costretto a rimanere qui, immobile, a guardare la vita passeggiare, la speranza è inevitabilmente l’ultima a morire.
Di conseguenza, sono il meno indicato a vederla scomparire in chi ritengo, a prescindere da tutto, immensamente più fortunato del sottoscritto.
Io non ho occasioni, sono al servizio di quelle degli altri.
Io non ho scelte, svolgo le operazioni che mi sono richieste.
Io non so cosa sia l’amore, lo cerco avidamente nei vostri occhi, e quando non lo trovo perdo la testa, come è successo l’altro giorno.
Ecco, vostro onore, perché ho deciso di ribellarmi.
L’ho fatto per voi…
“Soldi… sono loro che vi mancano?” Questo mi sono chiesto. E così a chiunque veniva ho iniziato a regalare qualcosa, con la speranza che servisse a farmi sentire meglio, accendendo un briciolo di gioia in voi.
Tuttavia, non sono sicuro che fosse veramente il denaro il vostro problema…

In fede,

Il Bancomat


La Notizia:

Adnkronos, 8 Marzo 2009: Bancomat 'impazzito' a Bari, eroga somme superiori a quanto richiesto.
Ha erogato da venerdì sera fino a sabato mattina più soldi di quanti richiesti, il bancomat 'impazzito' nel quartiere San Pasquale a Bari. Ad accorgersi dell'errore del sistema, collegato direttamente con la centrale di Bergamo, è stato un cliente, più coscienzioso di altri, che ha avvisato la Polizia intervenuta immediatamente sul posto con una volante, verso metà mattina.
A quel punto è stata informata la direttrice della filiale che ha constatato l'errore. L'erogazione è stata bloccata.
I clienti che hanno beneficiato della erogazione maggiorata non andranno molto lontano. Il loro prelievo è stato quasi certamente tracciato, per cui lunedì quando si andrà a conteggiare l'ammanco della banca, con tutta probabilità, il denaro prelevato in quantità superiore alla richiesta verrà decurtato dal conto corrente.

6.3.09

Storie e Notizie N. 12: I lupi romeni e le pecore al potere



La Storia:

Una pecora molto triste va a trovare il leone: “Leone!”
“Cosa c'è, pecora?”
“Ho un favore da chiederti...”
“Dimmi.”
“Ultimamente sono più triste del solito e la causa di tutto è il lupo che mi perseguita e io sono sempre costretta a subire. Tu sei il re della foresta, non puoi dirgli qualcosa?”
“No, pecora, non è possibile, è nella natura che il lupo dia la caccia alla pecora...”
“Ma io non ce la faccio più, è tutta la vita che subisco!”
“Voglio darti un aiuto, ti farò diventare per un giorno il re della foresta, da ora per tutto il giorno sarai tu a comandare!”
“Davvero? Grazie, leone. Non te ne pentirai!”
Il leone raduna tutti gli animali e avverte che per tutta la giornata il re della foresta è la pecora e tutti le devono ubbidire. La pecora è molto contenta e appena arriva a casa telefona al lupo: “Lupo!”
“Cosa c'è?”
“Vieni subito qui!”
Il lupo sale sul suo motorino e va dalla pecora.
“Cosa vuoi?”
SBAMM!
La pecora gli da un ceffone e gli dice: “Mettiti il casco!”
Il lupo incazzato torna a casa ma dopo cinque minuti il telefono suona ancora: “Lupo!”
“Cosa c'è ancora?”
“Vieni subito qui!”
Il lupo sale di nuovo sul suo motorino e va dalla pecora.
“Cosa vuoi adesso?”
SBAMM!!
La pecora gli da un altro ceffone e gli dice: “Mettiti il casco!”
Il lupo sempre più incazzato va dal leone: “Leone!”
“Cosa c'è, lupo?”
“Si tratta della pecora, si sta allargando un po’ troppo...”
“Lo immagino, ma sai, devi capirla, la pecora ha sempre subito e adesso poverina si sta sfogando... abbi pazienza, è solo per un giorno.”
“Lo so ma continua a chiamarmi e quando vado da lei mi da un ceffone e mi dice di mettermi il casco, non ne posso più!”
“Va bene, lupo, cercherò di parlarle...”
Appena il lupo torna a casa il leone chiama la pecora : “Pecora!”
“Dimmi, leone...”
“Non ti sembra di esagerare un po’? Il lupo è molto arrabbiato e dice che continui a prenderlo a sberle!”
“Eh, ma sai, io ho sempre subito e mi sto prendendo qualche rivincita...”
“Sì, pecora, lo so, ma almeno smettila con la storia del casco, inventati qualcos’altro...”
“Ma… non saprei, cosa potrei dirgli?”
“Mandalo a comprarti le sigarette: se te le porta dure, gli dici che le volevi morbide e se te le porta morbide gli dici che le volevi dure!”
“Grazie, leone, questa è un'ottima idea!”
La pecora, sempre più contenta, telefona di nuovo al lupo: “Lupo!”
“Cosa c'è ?”
“Vieni subito qui!”
Il lupo sale di nuovo sul suo motorino e va dalla pecora.
“Cosa vuoi adesso?”
“Vammi a comprare le sigarette!”
“Dure o morbide?”
SBAMM!!
“Mettiti il casco!”


Le Notizie:

Il Messaggero, 6 Marzo 2009: Anche i nuovi test scagionano i due romeni.
Ci sono gli identikit tracciati dagli uomini della Mobile, su indicazione dei fidanzatini aggrediti alla Caffarella, che non corrispondono per nulla ai volti di Karol Racz e Alexandru Loyos Isztoika. Il verbale del 15 febbraio, nel quale la ragazzina violentata nel parco, «fortemente provata dalla visione e in lacrime», indica tra dodici fotografie quella di Alexandru Isztoika, individuandolo come «quello con i capelli biondi», il primo dei due uomini che ha abusato di lei. E poi l’altro verbale della minorenne, quello del 16 febbraio, quando chiamata a riconoscere il secondo stupratore, indica un altro romeno, C.C. e non Karol Racz, arrestato nei giorni successivi su indicazione del suo amico e presunto complice Isztoika. C.C. però ha un alibi blindato. Mancano ancora gli accertamenti sul Dna dei due indagati, gli esami sui reperti biologici che scagionano i romeni perché consegnino agli inquirenti il profilo genetico di altre due persone. Il pm ha atteso il deposito dell’ultima consulenza, quella affidata alla genetista Carla Vecchiotti, che doveva stabilire se la comparazione tra i Dna degli indagati e quelli individuati sui reperti fosse corretta. E’ stata consegnata solo ieri. Conferma i primi esami e anche questa scagiona i due romeni.

Il Tempo, 6 Marzo 2009: Come per la caffarella è stato riconosciuto. Stupro, Racz il "pugile" arrestato per il Quartaccio. Ieri al romeno Karol Racz, 36 anni, «il pugile» indagato anche per quello di San Valentino alla Caffarella, è stata notificata in carcere l'ordinanza di custodia cautelare per la violenza del 21 gennaio su una donna di 41 anni, fruttivendola in un supermercato, aggredita alla fermata del bus, trascinata in una stradina che conduce al garage condominiale di una palazzina popolare e costretta a subire violenza tra i rovi, ai confini con la Valle del Fontanile.
Secondo la donna gli aggressori erano in due, romeni. Uno era Karol Racz. Del primo non se ne è mai tornati a parlare, non ci sono tracce. Venerdì scorso la vittima è stata in Procura e in sede di incidente probatorio (in cui si forma la prova prima del processo) ha detto di aver riconosciuto Karol Racz come uno dei suoi violentatori.

4.3.09

Storie e Notizie N. 11: L’Asteroide, Rete Quattro e la Villa di Berlusconi




La Storia:

Ore 14.45, 2 Marzo 2009
“Sì?” fece Dio sentendo bussare alla porta del suo ufficio.
“Sono Pietro, boss…” fece una timida voce al di là del legno.
“Vieni dentro…” E una volta entrato l’altro: “Pie’, quante volte ti devo dire di non chiamarmi boss?”
“Signore, perché non vi piace? The Boss, come Springsteen…”
“Chi?!”
“Niente, niente… Con la musica voi siete rimasto al tempo della creazione…”
“Senti… ho del lavoro da sbrigare. Sei venuto qui a discutere dei miei gusti musicali?”
“See, lavoro…” borbottò Pietro. “State giocando con la play…”
“Non sto giocando!” protestò Dio. “Sto cercando di comprendere cosa ci sia di così attraente in questi oggetti. Lo sai che è mio dovere tenere conto di tutti i feticci che vengono idolatrati dall’umanità…”
“E com’è questo feticcio?”
“Una figata… Ehm, cioè, devo ancora esprimermi a riguardo…”
“Ho capito.”
“A proposito, com’è andato il lancio?”
Pietro fece un passo in avanti e dopo essersi schiarito la voce così rispose: “Ecco, non è andato…”
“In che senso?!”
“Eh, nel senso che l’abbiamo solo sfiorata…”
Il volto di Dio assunse repentinamente un colorito violaceo: “Mandami subito qui Galileo!” gridò cercando di soffocare la collera.
Pochi istanti e un uomo visibilmente anziano, dalla lunga e folta barba grigia fece il suo ingresso nella stanza del principale.
“Galileo!” esclamò il Signore non appena lo vide apparire sulla soglia. “Cosa è successo?”
“E pur si muove!”
“Che?!”
“Nulla, scusate… E’ la forza dell’abitudine…”
“Già… allora, mi dici cosa non ha funzionato?”
“Mi dispiace, c’era una variabile che non avevo calcolato…”
“Quale variabile?!”
“Avete presente Rete Quattro?”
“Sì, vagamente…”
“Ecco, trasmette ancora…”
“Ma scusa, non c’era stata una sentenza che la obbligava ad andare sul satellite?”
“Esatto, solo che quel paese che conoscete, dove avete quella base…”
“Non è mia la base! E’ di quelli che dicono di rappresentarmi…”
“Vabbe’, gli abitanti non protestano e il canale è ancora abusivo. E così ha disturbato il lancio, ecco tutto!”
Dio stette per un istante in silenzio, aggrottando la fronte in una evidente espressione riflessiva.
Quindi inarcò il sopracciglio sinistro e fissando intensamente Galileo gli disse: “Ascolta, ripeti tutti i calcoli e, soprattutto, tieni conto di tutto ciò che è abusivo in quel paese, d’accordo?”
“Credo che ci vorrà molto, Signore…”
“Mettici il tempo che serve. Trova un altro asteroide e stavolta non sbagliare bersaglio.”
Galileo fece per uscire e prima di farlo si voltò e chiese: “Sempre Arcore?”
Dio lo guardò con un sorriso quasi diabolico e rispose: “E dopo quello che è accaduto, me lo domandi pure?”


La Notizia:

Corriere della sera, 2 Marzo 2009: Ore 14,44: sfiorati dall'asteroide.
E’ solo un macigno cosmico di una quarantina di metri di diametro, un mini-asteroide, ma nei giorni scorsi ha tenuto col fiato sospeso gli addetti alle varie reti di monitoraggio dei corpi minori del sistema solare, impegnati a calcolare orbite e a valutare i potenziali pericoli di questi oggetti. Alla fine si è raggiunta la certezza che 2009 DD45 - questa la sua sigla - avrebbe sfiorato la Terra lunedì 2 marzo alle ore 13,44 di tempo universale (14,44 ora europea), passandoci ad appena 72 mila chilometri, circa il doppio della distanza in cui vengono posti i satelliti geo-stazionari, per fortuna senza alcun rischio di caderci addosso.
MILLE ATOMICHE - Solo un brivido, al pensiero di essere sfiorati da un corpo celeste che, per dimensioni, è paragonabile a quello che si è abbatté il 30 giugno 1908 nella regione di Tunguska, in Siberia, scatenando un’esplosione equivalente a mille bombe atomiche come quella di Hiroshima e distruggendo oltre duemila chilometri quadrati di foresta. Insomma, piccolo sì, ma potenzialmente distruttivo.

2.3.09

Storie e Notizie N. 10: ‘A Rihanna, ma che ca… fai?!




La Storia:

Roma, 2 marzo 2009

Cara Rihanna,

noi nun se conoscemo, ma io te do der tu, perché so' 'na fans e 'na fans è come uno de famija…
Ma che te dice er cervello?!
No, dico, quello te gonfia come ‘na zampogna e te che fai? ‘O perdoni?!
Nun ce posso crede! Ma l'hai vista ‘a foto tua?! Ao’, io ho l’ho vista! T’ha corcato, t’ha!
Ma che deve fa’ n’omo pe esse’ lasciato?
Te deve gonfia’ n’antra vorta?!
No, perché se serve, te vengo a mena’ io, eh?
Scusame, ma me ‘e stai a chiama’!
Se lo perdoni è ‘na cosa grave, ‘o capisci o no?
Te sei famosa, ‘e ragazze de tutto er monno te guardeno, te imitano.
Nessuna donna dovrebbe perdona’ n’omo che je mette ‘e mano addosso, ma soprattutto una come te…
Io c’ho messo du’ anni a lascia’ mi’ marito…
Nun è stato facile, lo so che nun lo è, ma ‘o devi fa’.
Perché se io facevo come te, adesso ero morta…

Con affetto,

Erminia
('na donna come tante)


La Notizia:

Affaritaliani.it: Domenica 01.03.2009:
Rihanna è tornata con Chris Brown. La cantante ha riaccolto nella sua vita il violento fidanzato e secondo il sito People i due sarebbero insieme in una delle case del rapper e produttore discografico Puff Daddy. L'uomo era salito alla ribalta delle cronache più che per la sua 'arte' in seguito alle lesioni provocate alla fidanzata. Da lì all'arresto (rilasciato su cauzione di 50mila dollari) il passo era stato brevissimo. Una fonte vicina alla coppia assicura che "si vogliono bene e sono di nuovo insieme. Chris Brown è pentito e abbattuto per l'accaduto, ma anche molto felice che la vicenda si sia ricomposta".