30.4.10

80 assegni in nero a Scajola: dimissioni? No, coltello tra i denti

English

Storie e Notizie N. 171

Ogni giorno che passa mi convinco che il mio paese sia veramente il più paradossale del mondo.
Banalmente: gli operatori umanitari sono terroristi e i guerrafondai degli eroi, chi parla di mafia la sostiene e chi grazie ad essa si arricchisce ne è il più acerrimo nemico, chi osa dissentire è un traditore e chi cambia idea un giorno sì e l’altro pure è una persona leale.
Guarda caso, però, tali mistificazioni giungono quasi sempre dalla stessa fonte.
Come una sorta di virus che stravolge i fatti e ribalta puntualmente la verità.
Il problema è che non c’è l’antivirus.
Senza antivirus, il file infetto non viene riconosciuto come tale.
Il virus viene considerato un programma di sistema.
Anzi, è il sistema…

La Storia:

C’era una volta un regno chiamato Paradosso.
Nel regno c’era un re che possiamo chiamare Silvio.
Il re aveva un figlio che possiamo chiamare Claudio.
Il principe Claudio non era proprio quello che si dice una cima e si trovava in una spiacevole situazione.
I gabellieri, avendo indagato su di lui, avevano scoperto che il castello in cui viveva sua figlia era stato acquistato grazie ad un cospicuo dono in denaro da parte del brigante detto Anemone - che vuol dire fiore del vento - chiamato in tal modo per la sua abilità nell'alleggerire le tasche dei poveri in favore dei ricchi e volatilizzarsi in un baleno.
Una sorta di Robin Hood al contrario, per intenderci.
D’altronde siamo nel regno chiamato Paradosso.
Il principe Claudio pensò di dimettersi dal suo titolo nobiliare e si recò dal re Silvio per chiedere un consiglio.
“Claudio, devi andare avanti”, disse il sovrano, “anche perché, se accettassi le tue dimissioni, ne uscirebbe indebolito il regno: daremmo un'immagine di sfaldamento proprio mentre siamo sotto l'attacco del barone Fini…”
Il Barone Fini, detto il dissidente, un tempo era alleato del re ma poi osò criticare quest’ultimo davanti a tutta la corte e da quel giorno fu oggetto di tremende ingiurie.
Non fu risparmiata nemmeno la suocera.
“Se la prendono con te per attaccare me, lo sai”, proseguì re Silvio a colloquio con Claudio, “ma vedrai che tra una settimana si sgonfierà tutto, devi solo tenere duro finché non passa l'onda…”
“Cosa? La marea nera che affligge il nuovo mondo è giunta sino alle nostre rive?!”
“Cretino tu e cretino io che ti ho messo al mondo. E’ una metafora…”
“Ah…”
Nonostante le rassicurazioni, Claudio era comunque sconfortato: “Non voglio partecipare a un processo sulla pubblica piazza, stanno sputtanando me e la mia famiglia…”
“Dimmelo a me…” pensò il re.
“Devi difenderti in maniera più dura”, aggiunse alzando la voce, “con il coltello tra i denti! Devi mostrarti agguerrito, senza paura. Solo così ne potrai uscire…”
La notte stessa Claudio ebbe un sonno agitato, ripensando alle parole del padre sovrano.
Non c’era altra via che seguire il suo consiglio.
L’indomani si presentò a corte con un coltello tra i denti, con sguardo agguerrito e sforzandosi di mostrare un’espressione impavida.
Mentre tutti i cortigiani lo osservavano ammirati, alle sue spalle giunse il barone Fini, il quale, dandogli un’amichevole ma decisa pacca sulla schiena, lo salutò cordiale: “Claudio, come va?”
Il principe fu colto alla sprovvista e per disgrazia ingoiò il pugnale, morendo sul colpo.
Fu così che il regno chiamato Paradosso ebbe la sua morale: al suo funerale Claudio fu celebrato come eroe morto nell’esercizio delle sue funzioni, il barone Fini venne additato come assassino e traditore che aggredisce alle spalle e il re Silvio si ritrovò un figlio cretino in meno e un castello in più…



Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.

Condividi questo articolo:
Condividi su FacebookCondividi su OKNotizieCondividi su TwitterCondividi su Friendfeed

29.4.10

Lodo Alfano Costituzionale, testo ufficiale

English

Storie e Notizie N. 170

A quanto sembra, il Lodo Alfano bis – ovvero l’ennesimo tentativo di impedire che Silvio Berlusconi venga processato – è pronto.
Addirittura si parla di Lodo Alfano Costituzionale.
Costituzionale?!
Ma cosa c’è di costituzionale in una legge che sostiene che i cittadini non sono tutti uguali di fronte a quest’ultima?
E’ sulla violazione di questi principi fondamentali che si dovrebbe vedere chi è veramente alternativo agli abusi del nostro Premier.
Chi ha fini orecchie intenda…
La Storia:

1. Il Presidente del Consiglio è intoccabile.
2. Il Presidente del Consiglio è sempre intoccabile.
3. Nella improbabile ipotesi che un magistrato avesse le prove della sua colpevolezza, entreranno in vigore gli art. 1 e 2.
4. Il Presidente del Consiglio non corrompe, offre doni disinteressati.
5. Il Presidente del Consiglio non ruba, prende in prestito per sempre.
6. Il Presidente del Consiglio non va con le prostitute, le salva dalla strada.
7. Il Presidente del Consiglio non litiga, quello è Fini.
8. Il Presidente del Consiglio non mente, colora la verità.
9. Il Presidente del Consiglio non ha mai avuto rapporti con la mafia, è solo che per combattere il nemico bisogna conoscerlo a fondo.
10. Il Presidente del Consiglio non familiarizza con le minorenni, le educa.
11. Chi entra nell'ufficio del Presidente del Consiglio con idee proprie deve uscire con quelle del Presidente del Consiglio.
12. Il Presidente del Consiglio pensa per tutti.
13. Più si pensa come il Presidente del Consiglio, più si fa carriera nel PdL.
14. Il Presidente del Consiglio è il Presidente del Consiglio anche quando è al cesso.



Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.

Condividi questo articolo:
Condividi su FacebookCondividi su OKNotizieCondividi su TwitterCondividi su Friendfeed

28.4.10

Crisi in Grecia e risate in Italia

English

Storie e Notizie N. 169

Moltissimi giornali esteri, trattando la crisi economica della Grecia, segnalano il pericolo che corrono Portogallo, Spagna e soprattutto Italia, che - come dice oggi il Wall Street Journal - è a serio rischio contagio visto che ha un debito pubblico sette volte quello ellenico.
Ciò nonostante, anche da quando la grave situazione finanziaria greca è su tutti i giornali, continuiamo a sentire dal nostro governo rassicurazioni e inviti all’ottimismo.
Chissà, forse Berlusconi e i suoi sanno qualcosa che non sappiamo…

La Storia:

C’erano una volta due contadini, uno greco e l’altro italiano.
I due contadini, che abitavano l’uno accanto all’altro, avevano un campo.
Entrambi vivevano solo del proprio raccolto e tutti e due avevano moglie e figli.
Un giorno una terribile siccità si abbatté sulle due fattorie.
Un campo senz’acqua è destinato alla fine.
Un contadino senza campo non ha raccolto.
E i figli di un contadino che non ha raccolto non hanno di che da mangiare.
Ora, si sa come sono gli esseri umani.
Sono diversi e ognuno reagisce in modo differente alle avversità.
Il greco era disperato e piangeva di rabbia e dolore sotto gli occhi angosciati dei suoi familiari.
L’italiano invece sorrideva e ripeteva alla moglie e i figli: “State tranquilli. Noi supereremo la crisi perché l’abbiamo affrontata meglio degli altri.”
“Gli altri chi?” ribatteva la compagna. “Vuoi dire il greco?”
“Donna, non fare demagogia”, la zittiva lui. “Torna in cucina.”
I giorni passarono e la situazione rimaneva immutata.
Ogni mattina il contadino greco si alzava dal letto, usciva di casa e imprecava sconfortato di fronte al cielo privo di nuvole e il sole impietoso nel mezzo.
Quindi si voltava verso il campo confinante e vedeva l’italiano con le braccia aperte e un largo sorriso sulle labbra, mentre esclamava sereno: “Noi supereremo la crisi perché l’abbiamo affrontata meglio degli altri!”
Passarono settimane, mesi e alla fine la Morte arrivò.
La nera signora con l’affilata falce scese sulla terra e bussò alla porta del greco.
Questi aprì e non mostrò alcuna sorpresa vedendola lì, sulla soglia.
“Buongiorno Morte”, disse con tono rassegnato, “sapevo che prima o poi saresti venuta da noi. Ma una cosa mi rallegra: adesso il mio vicino la smetterà di ridere e fare il gradasso…”
La Morte si voltò verso il campo accanto e guardò per un fuggevole istante il contadino italiano che sempre sorridente e a braccia aperte esclamava: “Noi supereremo la crisi perché l’abbiamo affrontata meglio degli altri.”
“Quale vicino?” chiese la nera signora.
“Come quale vicino?” saltò su il greco. “Quello che prenderai dopo di me, insieme alla sua famiglia. Se sono finito in disgrazia io, figuriamoci lui che ha sette figli mentre io solo uno…”
La Morte inarcò il sopracciglio sinistro e disse: “Su una cosa hai ragione. Dopo di te prenderò una donna e sette bambini dalla casa accanto. Ma nessun contadino.”
Il greco fu preso da una crisi di nervi e indicando l’italiano gridò: “Morte, sei cieca? E quello cos’è?”
“Quello? Ah, quello è lo spaventapasseri, con dentro un registratore. Il contadino italiano, il padrone del campo, colui che doveva provvedere alla sua famiglia, è scappato da tempo…”



Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.

Condividi questo articolo:
Condividi su FacebookCondividi su OKNotizieCondividi su TwitterCondividi su Friendfeed

27.4.10

Nucleare, anche tra Berlusconi e Putin storia di sesso

English

Storie e Notizie N. 168

“Entro tre anni partiranno i lavori per la costruzione della prima centrale nucleare in Italia.”
Questa è la previsione (minaccia) fatta dal premier Berlusconi in occasione dell’incontro da lui avuto con il suo omologo russo, Vladimir Putin.
L’Italia avrà l’apporto della Russia in tale importante progetto.
Come in un post precedente, anche oggi ho l’onore di ospitare sul blog la celeberrima psicoterapeuta e sessuologa italo americana Lisa Pointgee.

La Storia:

A: Dottoressa Pointgee, grazie ancora di omaggiarmi della sua presenza.
L: Di nulla.
A: Le dico subito che la sua interpretazione sessuale della lite tra Berlusconi e Fini mi ha lasciato molto perplesso…
L: E non ha ancora sentito quella sulla possibile relazione nucleare tra il vostro premier e Putin.
A: Relazione nucleare…?
L: Certo, relazione nucleare. Le spiego subito: dicesi relazione nucleare quel particolare tipo di legame che si instaura tra due soggetti maschi impotenti.
A: Scusi, sta forse insinuando che Silvio Berlusconi e Vladimir Putin sono impotenti? Io mi dissocio, tengo famiglia…
L: Stia calmo. Prima di tutto ho detto possibile relazione nucleare. Seconda cosa, io sono una scienziata, mi baso sui fatti e i fatti mi dicono questo.
A: Descriva questi fatti.
L: Osservi attentamente questa istantanea dei due signori in questione:


L: Come può vedere, Berlusconi e Putin hanno alcuni elementi in comune che sono alla base della suddetta relazione nucleare.
A: E quali sarebbero?
L: Sono bassi, dei veri piccoletti, sono pelati, nonostante ricrescite cammuffanti, ed entrambi potenti e autoritari. E’ una banalità da manuale che l’uomo tappo e senza capelli, in caso di impotenza, sviluppi nel tempo un complesso di inferiorità di natura sessuale che in qualche modo deve compensare dimostrando pubblicamente la sua virilità.
A: E’ un classico.
L: Ovviamente, a seconda delle proprie possibilità, il bassetto manifesterà questo suo tentativo di compensazione in maniera diversa: la pistola, il macchinone, il cellulare di ultima generazione, lo yacht, la mega villa e così via.
A: Scusi, tra questi c’è anche il Blog…?
L: Che io sappia no. Ci sono altre patologie là dietro.
A:
L: Comunque, tornando a Berlusconi e Putin, essendo uomini di potere e patrimoni straordinari, hanno bisogno di bilanciare in maniera eclatante la loro debole mascolinità. I due soggetti avranno probabilmente condiviso la rispettiva menomazione ed è lì che è scattata la relazione nucleare.
A: Mi perdoni, ma perché proprio nucleare?
L: E’ ovvio. Osservi questa seconda fotografia:


L: Le torri di raffreddamento esalanti vapore si prestano a metafore che capirebbe pure un bambino. Il mio collega russo, il professor Eya Kulationov, le vede come due giganteschi testicoli fumanti, prova eclatante della propria virilità. Come dite voi uomini quando fate i gradassi? Mi fumano i coglioni. Non è vero?
A: Sì, è così…
L: Io però sono di altra opinione. Le due torri fumanti non sono altro che due sproporzionati e bollenti peni in piena erezione. Il sogno proibito di ogni maschio impotente. Anzi, di due. Tra i quali nasce giustappunto la relazione nucleare.
A: E come si colloca in questa metafora il tanto temuto incidente?
L: Ecco, inizi a preoccuparsi.
A: Perché?
L: Perché un pene bollente in piena erezione, se trova soddisfazione, prima o poi esplode…


Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.

Condividi questo articolo:
Condividi su FacebookCondividi su OKNotizieCondividi su TwitterCondividi su Friendfeed

26.4.10

Storie sugli alberi: L’albero di Giovanni Falcone siamo noi

English

Storie e Notizie N. 167

Sabato pomeriggio, alla luce del sole, sotto gli occhi di tutti, è stato compiuto l’ennesimo oltraggio alla memoria del nostro paese.
Qualcuno ha rubato le foto e i messaggi lasciati in ricordo di Giovanni Falcone su un albero, anch’esso a lui dedicato.
L’albero Falcone è lì, a Palermo, in via Notarbartolo 23, da ben diciotto anni.
E’ un simbolo fondamentale per il nostro paese.
Credo che ciò che è accaduto sia un fatto di una gravità inaudita e sento il dovere di scriverlo qui, ora, anche solo per ricordarlo a me stesso.
Perché la memoria è la cosa più importante che abbiamo…

La Storia:

L’albero di Giovanni Falcone siamo noi.
Noi che siamo lì, testimoni silenziosi, fermi ed immobili a guardare la vita che scorre intorno a noi.
Siamo la signora alla finestra che aspetta che avvenga qualcosa da poter raccontare.
Siamo l’uomo dietro il finestrino fermo al semaforo, che fissa torvo lo sguardo riflesso nello specchietto dell’uomo alle sue spalle, anche lui dietro al finestrino fermo al semaforo, che guarda torvo lo sguardo riflesso di tutti gli altri.
Siamo la vecchietta in coda, che aspetta paziente con gli occhi che volano dal prezioso bigliettino stretto nelle mani alle persone che la dividono dal traguardo.

L’albero Falcone siamo noi.
Noi che vediamo, che ascoltiamo, che sappiamo.
Siamo la faccia nella folla che si ferma puntualmente ad ammirare la morte degli altri, gioendo in segreto del non essere protagonista della scena.
Siamo il turista, la presenza di passaggio, la persona in vacanza con l’inalienabile diritto a distrarsi da se stessa, figuriamoci dagli altri.
Siamo il popolo degli spettatori, con un occhio allo schermo e l’altro al prossimo pulsante del telecomando.

L’albero della memoria sfregiata siamo noi.
Noi che ogni giorno facciamo di tutto per convincerci che quel che di brutto accade in Italia riguarda sempre chi di dovere.
Noi che non siamo mai entrati nel palazzo dove abitano quelli del chi di dovere.
Noi siamo solo quelli che ce li mandano.
Ma siamo anche migliori di noi stessi quando troviamo il coraggio di parlare, di assassinare il nostro colpevole silenzio e di rendere omaggio ad un eroe vero…

L’albero a cui sono state rubate le parole del ricordo siamo noi.
Un albero spoglio, ferito, violentato, umiliato, ammutolito.
Perché c’è qualcosa di peggio che cancellare la memoria di un paese ed è togliergli anche le parole per ricordarla…



Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.

Condividi questo articolo:
Condividi su FacebookCondividi su OKNotizieCondividi su TwitterCondividi su Friendfeed

Foto da qui.

23.4.10

Fini e Berlusconi, una storia di sesso

English

Storie e Notizie N. 166

Ormai siamo allo psicodramma.
O alla sceneggiata napoletana, dipende dai punti di vista.
Fini e Berlusconi, i due principali leaders del PdL, si sono scontrati ieri davanti alle telecamere come non era mai accaduto prima.
I due sono ormai dei separati in casa.
Dal canto mio sono particolarmente interessato alle componenti psicologiche di tale acceso diverbio e ho chiesto il parere della celebre psicoterapeuta e sessuologa italo americana Lisa Pointgee.

La Storia:

A: Dottoressa Pointgee, prima di tutto la ringrazio di farmi l’onore di essere mia ospite oggi.
L: E’ un piacere.
A: Veniamo subito al tema di questa intervista. So che lei, essendo di origine italiane, segue sempre con attenzione le vicende nostrane.
L: Sì, è vero.
A: Avrà quindi saputo dello scontro che è in atto tra il premier Silvio Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini.
L: Sicuro. Non mi sono persa un passaggio della riunione di direzione di ieri.
A: Davvero?
L: Pensi che ho perfino registrato il tutto, conservandolo come materiale utile per le mie conferenze.
A: Come mai?
L: Mi creda, non ho mai assistito ad un’esternazione di un conflitto di natura sessuale fatta con tale energia e passione.
A: Conflitto di natura sessuale…?
L: Certamente. La dinamica tra Fini e Berlusconi è chiaramente di tipo erotico, è evidente.
A: Può spiegare perché?
L: Sì. Vede, se osserva con attenzione le parole e soprattutto le espressioni, i gesti e il non verbale dei due, noterà tutti i classici elementi di una contesa tra amanti. Nella fattispecie, in una classica ribellione del soggetto sottomesso (Fini) verso quello dominante (Berlusconi).
A: Sta forse dicendo che tra i due vi è un rapporto sadomaso?!
L: Non ho detto questo, non etichettiamo subito la cosa. Solitamente i rapporti di coppia si basano anche su relazioni di potere, il cui equilibrio può variare nel tempo e ribaltare completamente la sua simmetria.
A: Quindi Fini vuole ribaltare la simmetria?
L: Possiamo dirla così. Oppure che non accetta più il ruolo di sottomesso. La cosa ovviamente mette in crisi il soggetto dominante, così come tutti gli altri.
A: Gli altri…?
L: Certo, gli altri soggetti sottomessi. Capita spesso che una personalità dominante, dotata di particolare potere, attiri attorno a sé molti individui sottomessi. E’ logico che se uno di questi si ribella e desidera invertire l’equilibrio di potere, gli altri lo attaccano e si ergono a difesa del loro padrone.
A: Sembra proprio ciò che sta accadendo…
L: E’ un po’ come se fossimo in un harem ed una delle mogli decida di mettere in discussione l’autorità del marito. Le altre donne non gradirebbero, perché l’affrancamento della ribelle sarebbe la prova del loro asservimento.
A: Capisco. Come pensa che evolverà questa crisi?
L: Continuando con la metafora dell’harem, alla donna insorta non resta altro che abbandonare il marito. Altrimenti, risulterebbe veramente incoerente…



Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.

Condividi questo articolo:
Condividi su FacebookCondividi su OKNotizieCondividi su TwitterCondividi su Friendfeed

22.4.10

25 aprile: Bella ciao o La canzone del Piave?

English

Storie e Notizie N. 165

Questa domenica ricorre la Festa della liberazione, giorno in cui l’Italia celebra l’anniversario della fine della guerra partigiana.
Una guerra prevede delle fazioni, dei contendenti, almeno due.
Di meno, vorrebbe dire che c’è qualcuno che combatte con se stesso.
Su molti giornali è apparsa la notizia della decisione da parte del sindaco leghista di Mogliano Veneto, cittadina in provincia di Treviso, di sostituire Bella ciao con La canzone del Piave, come colonna sonora della locale celebrazione ufficiale dell’evento.
Immediate sono state le riprovanti repliche, soprattutto da parte l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.
L’ennesimo conflitto, due fazioni, due canzoni, due Italie che combattono…

La Storia:

C’era una volta un paese.
Nel paese c’erano solo due abitanti.
Uno si chiamava Patria e l’altro Resistenza.
Entrambi erano nati il 25 aprile del 1945.
Ciascuno dei due avrebbe compiuto 65 anni nel 2010.
I due uomini, ormai anziani, erano completamente diversi.
Probabilmente l’unica cosa che avevano in comune era il giorno del loro compleanno ed essendo gli unici cittadini del paese erano obbligati a festeggiarlo insieme.
D'altra parte, come sarebbe possibile festeggiare qualcosa da soli?
Tuttavia, ogni anno, puntualmente alla vigilia del 25 di aprile la tensione tra i due cresceva alle stelle.
Non è che nel resto del tempo non litigassero di continuo, ma una cosa è bisticciare in un giorno normale e ben altra in occasione del tuo genetliaco.
In quel dì ogni differenza, ciascun aspetto del rispettivo carattere che li portava a confliggere veniva messo in risalto, portando la contesa ai suoi massimi livelli.
Qualsiasi pretesto per litigare era ben accetto da entrambi.
Nel 2010 la questione si accese nel decidere quale canzone intonare durante la festa.
Oltre alla solita Tanti auguri a te, ovviamente.
Patria propose di sostituire la tradizionale Bella ciao, preferita da Resistenza, con La canzone del Piave.
La discussione si fece rovente e non riuscirono ad arrivare ad un accordo.
Cosicché, il 25 aprile, al momento propizio, i due presero tutto il fiato che avessero in gola e iniziarono a cantare i loro inni, perfettamente all’unisono:
Patria: “Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti il ventiquattro maggio; l'esercito marciava per raggiunger la frontiera per far contro il nemico una barriera! Muti passaron quella notte i fanti, tacere bisognava andare avanti. S'udiva intanto dalle amate sponde sommesso e lieve il tripudiar de l'onde. Era un presagio dolce e lusinghiero. Il Piave mormorò: Non passa lo straniero!
Resistenza: “Una mattina mi son svegliato, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
Una mattina mi son svegliato e ho trovato l'invasor. O partigiano, portami via, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao! O partigiano, portami via, ché mi sento di morir.
Patria: “Ma in una notte triste si parlò di un fosco evento e il Piave udiva l'ira e lo sgomento. Ahi, quanta gente ha visto venir giù, lasciare il tetto, poiché il nemico irruppe a Caporetto. Profughi ovunque dai lontani monti, venivano a gremir tutti i tuoi ponti. S'udiva allor dalle violate sponde sommesso e triste il mormorio de l'onde. Come un singhiozzo in quell'autunno nero. Il Piave mormorò: Ritorna lo straniero!
Resistenza: “E se io muoio da partigiano, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E se io muoio da partigiano, tu mi devi seppellir. E seppellire lassù in montagna, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao! E seppellire lassù in montagna sotto l'ombra di un bel fior.
Patria: “E ritornò il nemico per l'orgoglio e per la fame voleva sfogar tutte le sue brame,
vedeva il piano aprico di lassù: voleva ancora sfamarsi e tripudiare come allora!
No, disse il Piave, no, dissero i fanti, mai più il nemico faccia un passo avanti!
Si vide il Piave rigonfiar le sponde e come i fanti combattevan l'onde. Rosso del sangue del nemico altero, il Piave comandò: Indietro va', straniero!
Resistenza: “E le genti che passeranno o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E le genti che passeranno mi diranno che bel fior! È questo il fiore del partigiano, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!È questo il fiore del partigiano morto per la libertà!
Patria: “Indietreggiò il nemico fino a Trieste fino a Trento e la Vittoria sciolse l'ali al vento! Fu sacro il patto antico, tra le schiere furon visti risorgere Oberdan, Sauro e Battisti! Infranse alfin l'italico valore le forze e l'armi dell'impiccatore! Sicure l'Alpi, libere le sponde, e tacque il Piave, si placaron l'onde. Sul patrio suol vinti i torvi Imperi, la Pace non trovò né oppressi, né stranieri!

Alla fine erano tutti e due stremati e senza voce.
Entrambi presero a tossire convulsamente e crollarono a terra doloranti nella gola come nel petto.
Questa è la storia di uno strano paese. Un paese con solo due abitanti. Uno si chiamava Patria e l’altro Resistenza.
Due uomini in guerra.
Perché una guerra prevede delle fazioni, dei contendenti, almeno due.
Di meno, vorrebbe dire che c’è qualcuno che lotta con se stesso.
In entrambi casi, se vi è ancora lotta, significa che la guerra non è mai finita…



Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.

Condividi questo articolo:
Condividi su FacebookCondividi su OKNotizieCondividi su TwitterCondividi su Friendfeed

21.4.10

Corrente Fini contro PdL Berlusconi: la vera opposizione

English

Storia e Notizie N. 164

Qui fra poco farà caldo, amavo dire al liceo al mio compagno di banco quando entrava la prof di matematica nel giorno del compito in classe.
Nel PdL invece la temperatura è ormai alle stelle.
La corrente del dissenso capeggiata da Fini ha le sue firme - circa cinquanta - alle quali si sono subito contrapposti gli ex An – ben 75 - fedeli al predellino Berlusconiano.
Domani, in occasione dell’incontro di Direzione del PdL, avrà luogo il primo confronto a viso aperto tra le varie fazioni nel partito di maggioranza, che poi sono essenzialmente due, una vicina a Fini e l’altra a Berlusconi.
La domanda che mi pongo è questa: come reagisce il popolo di centro destra a questa contesa?

La Storia:

Rachele ha compiuto ottant’anni la scorsa settimana, ma dimostra ancora un notevole acume.
La vista è ridotta al minimo, mentre l’udito le funziona ancora alla grande.
Non le sfugge nulla, anche perché ciò che arriva alle sue orecchie rappresenta il suo unico contatto con il mondo.
Mondo che si divide essenzialmente tra la tv sempre accesa e suo nipote Glauco.
Questi è venuto a stare da lei per poter frequentare l’università a Roma.
Lei ha acconsentito con gioia quando sua figlia le ha telefonato per chiederle di ospitarlo, in quanto all’epoca si sentiva molto sola.
Tuttavia il giovane, per quanto educato e rispettoso, sta sempre fuori casa e quando c’è parla molto più al cellulare che con lei.
Rachele e Glauco sono elettori del PdL.
La prima è sempre stata di destra, fin da bambina, mentre il nipote è solo da un paio d’anni che vota.
Che vota Berlusconi, principalmente.
E’ sera e sono entrambi seduti sul divano, con la televisione accesa.
Quando c’è Glauco ha lui il telecomando e la nonna acconsente, poiché per il resto del tempo si trova nelle sue mani.
Ad un tratto il telefonino del nipote richiama la sua attenzione e questi si allontana come fa di solito.
Ha capito subito anche lui che Rachele ha un udito oltremodo sviluppato e ci tiene alla sua privacy.
La nonna, approfittando dell’assenza del nipote, cambia canale e facendo zapping, dopo qualche minuto si sofferma sul tg, dove coglie immediatamente le parole del conduttore, sebbene non dall’inizio: “Non ho nessuna intenzione di togliere il disturbo né tantomeno di stare zitto, avrebbe detto il leader politico*. E spero che Berlusconi accetti il dissenso. Poi ha aggiunto: Un minimo di dignità era necessaria… In certi momenti ci si deve guardare allo specchio e rischiare. L’annuncio che segue è inequivocabile: Inizia ora una fase nuova in cui chi avrà più filo da tessere tesserà. Così come tale solenne dichiarazione: Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale nulla lui.
Esattamente in quell’istante il nipote ritrova il suo posto sul divano, riprende possesso del telecomando e, dopo un rapidissimo posso cambiare, nonna?, ritorna al telefilm del quale non si perde una puntata, cellulare permettendo.
In quel momento Rachele si lascia andare a tale considerazione: “Vuoi vedere che il Partito democratico ha finalmente trovato un leader con le palle?”
“Di cosa parli, nonna?” domanda Glauco distrattamente.
“Eh, se poco fa avessi sentito le parole di Bersani al tg. Non sembrava lui…”

*Gianfranco Fini



Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.

Condividi questo articolo:
Condividi su FacebookCondividi su OKNotizieCondividi su TwitterCondividi su Friendfeed

20.4.10

Vulcano Islanda è di sinistra, dice Berlusconi

English

Storie e Notizie N. 163

In Islanda c’è un vulcano che si chiama Eyjafjöll, che vuol dire montagna delle isole. Si trova all’interno dal ghiacciaio Eyjafjallajökull, il cui nome viene spesso attribuito al vulcano. Il 20 marzo di quest’anno è avvenuta la quarta eruzione della sua storia e a tutt’oggi è attiva, provocando la diffusione nei cieli di una gigantesca nube costituita da ceneri che stanno causando grandi scompensi al traffico degli aerei, mentre il caos la fa da padrone negli aeroporti di tutta Europa.
Quindi anche in Italia.
Ogni paese sta cercando di gestire al meglio l’evento e ciascun governo, secondo il proprio stile e rispettivo modo di affrontare le questioni importanti, reagisce in modo diverso.
Gira voce che il premier Berlusconi avrebbe così commentato: “Questa nube vulcanica che impedisce di volare alla gente che produce è opera della sinistra reazionaria e fannullona.
L’aspetto importante non è se l’abbia detto sul serio o meno, perché da quando è sulla scena ha sparato anche di peggio.
Ciò che conta sono le reazioni alle sue parole…

La Storia:

Gianfranco Fini, più o meno involontario leader dell’opposizione: “Non condivido questo linguaggio irrispettoso nei confronti delle nubi vulcaniche, ma ricoprendo una carica istituzionale non entro nel merito della dialettica di campo…”

Pierluigi Bersani, l’unico uomo al mondo che è riuscito a prendere meno voti di Franceschini subito dopo Franceschini: “Quelle del premier sono accuse infamanti. Noi non c’entriamo niente con la nube vulcanica, perché il partito democratico non potrebbe mai creare così tanta apprensione nell’opinione pubblica…”

Umberto Bossi, l’amico ritrovato del presidente del consiglio: “Berlusconi si sbaglia. La nube non è di sinistra ma è il fumo del Kebab dei terroristi islamici che vogliono invadere le nostre verdi pianure…”

Antonio Di Pietro, il politico di destra eletto dalla gente di centro fuggita dalla sinistra: “Il premier farebbe bene a farsi processare invece di nascondersi dentro una nube…”

Pier Ferdinando Casini, l’alleato per tutte le stagioni: “Se ciò che ha detto il premier è vero, noi ci dissociamo dal partito democratico e dal giustizialista Di Pietro…”

Cardinale Tarcisio Bertone, segretario dello Stato Vaticano, ma anche colui che quando la maestra ha spiegato cosa vuol dire contare fino a dieci prima di parlare era andato al bagno (non diciamo a fare cosa): “La nube è il castigo divino sul capo degli omosessuali che hanno portato la pedofilia nella nostra candida chiesa…”

Augusto Minzolini, la dimostrazione fatta persona che in Italia chiunque può diventare direttore di un telegiornale: “Stasera al Tg1 parlerà un nostro esperto vulcanologo che dimostrerà le origini bolsceviche della cenere islandese…”

Ignazio La Russa, la dimostrazione fatta persona che in Italia veramente chiunque può diventare ministro: “L’Italia farà come al solito la sua parte e manderà le sue truppe in Islanda. Ovviamente occorre stanziare altri miliardi…”

E infine lui, il vulcano: “Ma porca paletta! Possibile che non mi posso neanche fare una canna in santa pace?!”

E via con altri sapienti commenti…


La Notizia: Salvate la Miosfera (Articolo di Stefano Benni)

Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.

Condividi questo articolo:
Condividi su FacebookCondividi su OKNotizieCondividi su TwitterCondividi su Friendfeed

19.4.10

Emergency: voglio liberi tutti, anche operatori afghani

English

Storie e Notizie N. 162

Liberi subito.
Questo è stato uno degli slogan che hanno accompagnato il movimento di protesta verso le autorità afghane per la liberazione degli operatori di Emergency, i quali – ripeto per l’ennesima volta – sono stati ingiustamente sequestrati dai servizi segreti per svariati giorni.
I tre medici italiani sono stati liberati, ufficialmente con nessuna accusa a loro carico.
Quindi sono innocenti.
Lo sono, fino a prova contraria, anche i sei operatori afghani arrestati con loro.
Secondo alcuni quotidiani uno di essi è ancora prigioniero.
Per questa ragione per il sottoscritto la vicenda non è ancora chiusa.
Perché la presunzione di innocenza vale per ciascuno di noi.
Quindi, il mio slogan di oggi è Liberi tutti

La Storia:

Liberi tutti.
Perché se ritengo un crimine sequestrare una persona violando i suoi diritti umani, la mia indignazione è tale a prescindere dalla loro nazionalità...

Voglio liberi tutti gli operatori imprigionati.
Perché io sto con Emergency significa che sto con chi lavora con Emergency anche quando la piazza si svuota e nessuno mi chiede più di firmare.

Chiedo che vengano liberati anche gli operatori afghani.
Perché senza di loro Emergency, come ogni Ong che si impegna nel mondo, non sarebbe capace di realizzare pienamente le sue missioni.

Pretendo per loro la medesima attenzione che abbiamo dato ai nostri connazionali.
Perché sarebbe la dimostrazione che non è mai stata solo una questione personale, ma anche ideale.

Desidero vedere tutti i collaboratori locali di Emergency restituiti alle loro famiglie.
Perché la sofferenza di queste ultime merita altrettanto la mia partecipazione, la mia solidarietà, il mio impegno.

Mi auguro che coloro i quali sono scesi in piazza o hanno anche solo dichiarato più o meno pubblicamente la loro adesione all’appello di Gino Strada non pensino che la guerra sia finita.
Sarà finita solo quando ci sarà pace per tutti…



Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.

Condividi questo articolo:
Condividi su FacebookCondividi su OKNotizieCondividi su TwitterCondividi su Friendfeed