30.10.08

“Orientamenti… devianti”

In data odierna il cardinale Zenon Grocholewski, prefetto della Congregazione per l'Educazione cattolica, ha formulato nel corso della conferenza stampa di presentazione del nuovo documento vaticano sugli “Orientamenti per l'utilizzo delle competenze psicologiche nell'ammissione e nella formazione dei candidati al sacerdozio”, il seguente pensiero: “Non si può ammettere al seminario un candidato che ha una tendenza omosessuale radicale. Non perchè commette peccato, ma perchè l'eterosessualità è la normalità, l'omosessualità è una deviazione, una ferita per poter esercitare il sacerdozio, che consiste anche nell'essere un padre spirituale e nel sapersi relazionare con gli altri.”

Cardinale…

Ma che cosa dice, cardinale?!

Cardinale!!!

Prima di entrare nel merito della sua incredibile affermazione…

Come si diventa cardinale? Questo mi sono chiesto. In rete ho trovato questo link. Indica cosa dice il codice di diritto canonico a riguardo. Una cosa mi ha colpito: non vi sono parole come amore, compassione o carità, per dirne alcune, come nemmeno vengono nominati due personaggi credo di qualche rilevanza: Gesù Cristo o Dio.

C’è diocesi, negli articoli, ma non v’è traccia di Dio. Sarà un caso? Certo che come assenza è notevole…

Ad ogni modo, veniamo al punto di questo post:

“Non si può ammettere al seminario un candidato che ha una tendenza omosessuale radicale…”

Ma, dico io, si può sapere cosa cappero vuol dire omosessualità radicale?!

Cardinale?!!!

Dicesi omosessuale radicale, uno di quei gay testardi, che si ostinano nelle loro preferenze di genere, incorruttibili innanzi ad ogni erotica offerta di natura etero.

Perlomeno rimangono fuori da questa esclusione gli omosessuali moderati. Ancora una volta la chiesa cattolica dimostra la sua ossessione per la moderazione.

Rileggendo il resto del messaggio dell’alto prelato, gli intemperanti della cosiddetta altra sponda, invece, si beccano il sommario giudizio: siete dei devianti, non peccatori, ma feriti dalla vostra natura.

Sarebbe come rubare in chiesa, mo’ ci vuole, rimarcare l’ignoranza nel definire l’omosessualità una deviazione. La cosa più grave, mio caro cardinale, è ciò che lei sostiene dopo: Il sacerdozio, da lei esercitato da tempo immemore, consiste nell’essere un padre spirituale e nel sapersi relazionare con gli altri.

Io non credo di essere affatto spirituale, oltretutto non sono un sacerdote, tuttavia da quasi cinque anni sono un padre, un padre vero, un genitore, e, per vari motivi, ho fatto della relazione con il prossimo l’essenza del mio lavoro, tra teatro e animazione sociale, da quasi vent’anni.

Qualcosina l’ho imparata.

Un padre non discrimina i propri figli in base ai loro gusti sessuali.

Un padre, seppur uno di loro deviasse dalla cosiddetta normalità, non diverrebbe all’improvviso meno degno d’amore e d’attenzione.

Un padre, nel caso uno di loro fosse effettivamente ferito da qualcosa, sarebbe totalmente dalla sua parte, al suo fianco, per consolarlo e sostenerlo.

E questo senza aggiungere l’aggettivo spirituale…

Non so se riesco pienamente a seguire i suddetti principi, ci provo. Non sono omosessuale o magari un po’ lo sono e non me ne rendo conto, come molti di mia conoscenza. Ma, d’altronde, che cosa c’entra?! In quale modo mi impedirebbe di essere un bravo padre spirituale?!

Una cosa è certa: per mia fortuna, non sono un prete e, soprattutto, non sono un cardinale…

15.10.08

"Discriminazione transitoria positiva"???!!!

Ieri, 14 ottobre 2008, la Camera ha approvato una mozione (cliccare su Resoconti, Allegato contenente i documenti di seduta n.64, mozione 133) dell’onorevole Cota, Lega Nord, che può essere sintetizzata nel punto 5:
5) La scuola italiana deve quindi essere in grado di supportare una politica di «discriminazione transitoria positiva», a favore dei minori immigrati, avente come obiettivo la riduzione dei rischi di esclusione. 
Direttamente dal testo di un mio spettacolo (il voi è dovuto al contesto storico di quest'ultimo), ecco la mia sentita risposta:
Dalla nostra Costituzione:
1) Art. 2.: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Diritti dell’uomo, ovvero, di una bambina come Fatima, dal Marocco, la cui madre lava pavimenti sui quali Italiani di nascita, come voi ed io, lasciano impronte quanto mai inconsapevoli.
2) Art. 3.: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Tutti i cittadini, onorevole, di ogni età, naturalmente. Come il bimbo musulmano Karim, dall’Iran, ma anche voi ed io, a qualsiasi credo ci appoggiamo per affrontare i misteri della vita.
3) Art. 6.: La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.
Tutela, onorevole, fate ben attenzione. La Repubblica non “discrimina con positiva transitorietà”, tutela. In altre parole, protegge, difende, assiste. In questo modo, tra gli altri, Gloria dalle Filippine, Pasquale da Afragola, Turiddu da Alghero e Attilio da Bolzano, devono ricevere, al loro ingresso in scuola, eguale trattamento.
Sempre dalla nostra Costituzione, ne consegue:
Art. 34.: I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
Le parole sono importanti, onorevole Cota, soprattutto quelle scritte nei suddetti articoli, preziose fondamenta del paese in cui voi ed io viviamo.
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, godono del diritto di cui sopra. Questa è l’unica discriminazione positiva, per usare la vostra definizione, che spetta ai nostri studenti. Questi sono i soli criteri, per vedersi garantita una giusta carriera, che dovrebbero valere per tutti, aggiungo io: capacità e merito.
Vedete, onorevole, sono qui, oggi, consapevole del fatto, che non è sufficiente dimostrare la conoscenza delle cose, per potersi ritenere ad esse coerenti. D’altra parte, la coerenza è data solo dalla realtà dei fatti. Senza questi ultimi, le parole, persino quelle scritte in un tesoro come la nostra Costituzione, divengono come fiocchi di neve disintegrati dal sole del mattino. La realtà, egregio onorevole, la realtà è quella in cui i bambini, tutti i bambini, stranieri e non, vivono ogni giorno accanto a noi. Fortunatamente, gli articoli che abbiamo insieme ricordato, sono di loro garanzia in quanto esseri umani, non Italiani. D’altra parte, esiste un’ulteriore dovere di coerenza, che forse voi farete bene, da oggi in poi, a considerare con molta prudenza, allorché stabiliate dei criteri per una discriminazione transitoria positiva.
Se dovessimo applicare la vostra mozione coerentemente con la nostra Costituzione, allora essa andrebbe estesa a tutti gli studenti, non solo gli stranieri.
La coerenza è solo un’altra parola. Tuttavia, se dovessimo onorarla per quello che merita, be’, credo che ci troveremmo davanti ad una sola ed unica classe ponte, con dentro marocchini, rumeni, polacchi, ma anche lumbard, napoletani, sardi e così via, in quanto la lingua italiana e tutte le basi che voi ponete come indispensabili sarebbero a loro richieste in egual modo.
D’altronde, se poi dovessi applicare tale (mi fa impazzire…) discriminazione transitoria positiva anche agli adulti, che so, i nostri deputati, ai quali voi avete l’onore di appartenere, allora, sarebbe interessante vedere il parlamento suddiviso in piccoli parlamenti ponte, dove insegnare la lingua italiana, il rispetto per la diversità morale religiosa e per le leggi del paese…

2.10.08

"Nicolai Barlokkin e la lucertola che imparò a miagolare"

Il Laboratorio interculturale di narrazione teatrale presenta "Nicolai Barlokkin e la lucertola che imparò a miagolare", di e con Alessandro Ghebreigziabiher.
Lo spettacolo accompagna l'uscita del nuovo romanzo, "L'intervallo", edito da
Intermezzi Editore (Informazioni sullo spettacolo).