28.2.11

Berlusconi meglio contumace che gay

English

Storie e Notizie N. 340

La vita è dura per il berluscones doc, l’ho sempre detto.
Non mi riferisco all’elettore opportunista, quello che vota Berlusconi sicuro che in questo modo potrà farsi meglio gli affarucci suoi.
Il facciamo un po’ come cazzo ci pare di Guzzanti, per capirci.
Non parlo neppure di coloro che – avendo come unica motivazione quella di considerare l’alternativa a Silvio addirittura peggiore – si turano il naso, si chiudono occhi ed orecchie e mettono la crocetta sotto il suo nome.
Da quando escono dal seggio si tappano soprattutto la bocca, poiché alla fatidica domanda se hanno votato Berlusconi non lo ammetteranno mai.
Il più delle volte rispondono che non votano, che è tutto un magna magna, ecc.
Coloro che suscitano maggiormente il mio interesse sono i promotori della libertà, i fans convinti, i veri fedeli, quelli che nonostante l’oceano di roba che è venuta a galla sul loro idolo, insistono nell’adorarlo.
Questa è la vera specie da studiare, altro che tartarughe con due teste e maiali con le ali.
Perché affermo che la vita di questi incrollabili aficionados del nostro premier sia dura?
Semplice.
Primo, per l’oceano di roba di cui sopra.
Non credo affatto che sia un gioco da ragazzi considerarlo ad libitum solo il frutto di una macchinazione ai danni del presidente del consiglio.
Secondo, sono persuaso che quest’ultimo non gli faciliti più il compito come una volta.
Alla sua discesa in campo, parlava molto più chiaro, era molto più diretto.
Vi ricordate? Meno tasse per tutti, città più sicure, pensioni più dignitose, ecc.
Quella era la sua forza.
Discorsi sotto forma di slogan semplici, populistici ed estremamente attrattivi nei confronti della massa.
Ora, a distanza di tempo, non solo tali promesse non sono state mantenute, ma il Silvio-messaggio è divenuto per i suoi elettori confuso e spesso complicato.
Il motivo è semplice: Berlusconi non parla più al suo popolo.
Tre esempi di oggi:
A mio modesto parere, al popolo dell’amore, che Berlusconi non ha più un telefonino, di ciò che fanno i suoi avvocati e della puntigliosità del Quirinale non frega un emerito cappero.
Lui non parla con loro e questi ultimi sono sempre più smarriti.
A riprova di ciò, a commento della notizia che Silvio è stato dichiarato contumace al processo sui diritti Mediaset di stamani, ecco in esclusiva per il blog un’intervista ad uno dei suddetti elettori fiduciosi ad oltranza, tale Franco:

La Storia:

Blog: Signor Franco buongiorno, iniziamo con l’intervista?
Franco: Ma che è, Annozero? Sicuro che non è Annozero? Perché quelli poi se l’aggiustano come gli va…
Blog: No, non è Annozero. Questo è solo un blog…
Franco: Che…?
Blog: Un sito. Un sito su internet…
Franco: Ah già, Gogol. Quella roba lì…
Blog: Sì… Allora, procedo con le domande?
Franco: Proceda.
Blog: Come saprà, quest’oggi è ripartito il processo sui diritti TV di Mediaset…
Franco: Tanto è innocente, è tutta una farsa!
Blog: Sì, ma mi faccia finire la domanda: tale processo vede imputato Silvio Berlusconi…
Franco: E’ innocente, sicuro. E’ una vergogna!
Blog: Ho capito. Dicevo, Silvio Berlusconi non si è presentato al processo…
Franco: Ma quale processo, è innocente!
Blog: Va bene, ho compreso come la pensa, mi permetta di terminare…
Franco: E’ innocente!
Blog: Questo l’ha già detto. Tornando alla mia domanda, al processo non si è presentato. Berlusconi è quindi contumace…
Franco: Cosa?! Ma come si permette? Contumace sarà lei! Berlusconi è innocente!
Blog: No, Berlusconi è contumace vuol dire che…
Franco: Ancora?! Berlusconi è innocente, è una persona onesta, lui. Non ha mai, come si dice… mai contumaciato nessuno.
Blog: No… lei non ha capito il senso. Oltretutto, non se la prenda con me, è stato il giudice che ha dichiarato Berlusconi contumace.
Franco: E allora il giudice è un’ipocrita. Anche a me, da giovane, mi è capitato di contumaciare con qualche ragazzetta.
Blog: …
Franco: Come dico sempre io, meglio contumace che omosessuale!
Blog: Clic.



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25.2.11

Obama telefona a Berlusconi su Libia: la trascrizione

English

Storie e Notizie N. 339

A quanto leggo stamani, Obama ha telefonato la notte scorsa a Berlusconi per concordare 'una risposta multilaterale coordinata e per garantire da un lato l'adeguata assistenza umanitaria, dall'altro i diritti umani fondamentali, perché il popolo libico ha diritto di determinare il proprio destino'.
Ad essere precisi, a differenza de Il Giornale, sul sito della Casa Bianca c’è scritto che il presidente statunitense ha fatto la medesima telefonata a Sarkozy e Cameron.
La medesima…
Be’, non proprio.
Capita a tutti, no?
Se telefoniamo a Tizio o a Caio, malgrado dobbiamo comunicare lo stesso messaggio, ci esprimiamo in modo differente, in base alla peculiare relazione che abbiamo con i due.
Eh, se Berlusconi dovesse invitare ad una sua festa una papi girl a caso e Napolitano – ovviamente non la stessa festa... – non credo proprio che userebbe le identiche parole.
Ora, dato ciò che emerge dalle recenti rivelazioni di Wikileaks, pare che il governo americano abbia compreso che, 'quando il nostro premier viene «portato per mano» e «fatto sentire importante» si dimostra il «migliore alleato». Soprattutto la sua debolezza interna e internazionale può essere sfruttata per strappare concessioni insperate…'

La Storia:

Obama, dopo aver parlato con Sarkozy e Cameron, telefona a Berlusconi:

Silvio: Sì, chi parla?
Obama: Buonasera Silvio, sono Barack.
Berlusconi ha riconosciuto il numero sul cellulare, che ha in memoria con il nome l’abbronzato, ma fa finta del contrario, per darsi un contegno.
Silvio: Oh, Barack! Come va?
Obama: Bene. Volevo parlarti della questione libica.
Silvio: Dimmi pure.
Il presidente americano fa mente locale sulla psicologia del suo interlocutore e attacca con il lisciamento.
Obama: Silvio, tu sai quanto l’America ti stima.
Silvio: Grazie…
Obama: No, non ringraziarmi. Per noi avere al nostro fianco un leader della tua levatura è un privilegio.
Silvio: Ti ringrazio…
Obama: Lasciami dire, te lo meriti. Uno statista come te è degno di sedere tra i grandi della storia.
Silvio: Dai, così mi confondi…
Obama: E’ la pura verità, Silvio. Mi impegnerò personalmente per chiedere agli svedesi di considerare seriamente la tua persona per il prossimo Nobel per la pace. Te lo devono, te lo dobbiamo noi tutti.
Silvio: Che dire…
A questo punto, cosa che – nonostante le apparenze – non accadeva da tempo immemore, Berlusconi ha un’improvvisa erezione.
Obama: Non parlare, non sprecare il tuo prezioso fiato. Guarda, se tu fossi americano io… io mi dimetterei seduta stante, per offrirti con gioia la mia poltrona.
Silvio: Ahh…
Altro incredibile avvenimento, il premier viene. Il tutto senza viagra e bunga bunga.
Berlusconi si pente subito dopo di non aver registrato la telefonata.
Obama: Silvio… tutto bene?
Silvio: Sì!
Obama: Ecco, adesso posso dirti cosa devi fare.



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Piccolo elogio della rete

Sottotitolo: grazie ad Hugo Proff.

Ruberò – verbo quanto mai appropriato – solo poche righe ancora al blog per questa vicenda e lo faccio per un motivo che ritengo fondamentale.
Ovvero, una delle ragioni principali per le quali sono qui, quotidianamente.
Per chi non fosse aggiornato, ieri ho scritto un post per condividere una situazione tra l’irritante e il sorprendente, riguardo al plagio del signor Proff.
La molla che mi ha spinto a rendere pubblica la cosa non è il plagio in sé, bensì l’arroganza e la spudoratezza con la quale il tipo ha pensato di archiviare il tutto.
Ah, per la cronaca, Hugo… io non sono uno pseudo blogger.
Tu lo sei.
Anzi, a questo punto leva pure il blogger.
E sai perché?
Perché non hai capito cosa sia la rete, nel suo significato più elementare.
Dal momento che ho aperto a quest’ultima la diatriba, in poche ore sono scese in campo – a differenza di tu-sai-chi, qui la ragione è virtuosa – tante persone, nei commenti del post, nei social che frequento, come BlogNews, su FB e anche in blog con cui non avevo mai avuto un contatto diretto, come quelli di Mazzetta e di Leonardo.
A tutti quanti va la mia più sincera gratitudine.
Ma non perché riguardi il sottoscritto.
Sì, ovviamente ammetto che mi ha fatto personalmente piacere vedere la verità affiorare sempre di più sulla pubblica piazza.
Tuttavia, la cosa che più mi ha reso lieto è avere un’ennesima dimostrazione che se il nostro mondo cosiddetto reale – e qui Morpheus potrebbe farmi una cruciale domanda… - assomigliasse di più a quello della rete, be’, forse staremmo tutti un po’ meglio...
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24.2.11

Occasione per La Russa e Maroni: 10000 morti in Libia da sfruttare

English

Storie e Notizie N. 338

Quale oltremodo triste aggiornamento per il post di ieri, il numero dei morti in Libia è salito a 10.000.
Si parla inoltre di 50.000 feriti, fosse comuni, un bagno di sangue che sta facendo inorridire il mondo intero.
Le reazioni dei maggiori leaders si fanno sentire.
Tra gli altri Obama ha definito le violenze in Libia oltraggiose.
La Merkel chiama spaventoso il recente discorso di Gheddafi e minaccia sanzioni, così come Sarkozy.
Ora, sempre di contrappunto all’articolo di ieri, non credo che solo il nostro paese debba mettersi in discussione per i passati e presenti rapporti con il dittatore libico, più o meno ufficiali.
Tuttavia pare che anche stavolta, sul piano della decenza - nonché semplice umanità - il nostro attuale governo debba distinguersi.
Dopo le ridicole uscite di Berlusconi, ecco le parole del Ministro della Difesa, Ignazio La Russa: “Dobbiamo essere preparati a migrazioni bibliche
E del Ministro dell’Interno, Roberto Maroni: “L'Italia può fronteggiare l'emergenza immigrati causata dalle rivolte in Nord Africa, ma non per tanto tempo”.
Come dire, gli immigrati sono comodi per la propaganda razzista anche da morti…

La Storia:

In questi ultimi anni ho sentito dire spesso che odiare i mascalzoni è cosa nobile


Ma si sa, i mascalzoni rispondono a quel sacrosanto odio tenendo fede alla loro reputazione…


L’esser nobili spesso si paga sulla propria pelle…


Offrendo alla causa il massimo: la vita…


E ci vuol tempo prima che qualcuno possa onorare la nostra memoria nel modo che meritiamo…


In attesa di ciò, l’unico privilegio che si ha è quello di giacere accanto a coloro che hanno condiviso il nobile sacrificio…


Eppure tutto diviene come sabbia al vento, alla stregua di quella che ricopre i corpi nelle fosse comuni, quando entra nella mente, nel cuore e soprattutto nella pancia di chi non è mai sazio di vergogne…


Ecco il video:



Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.



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Plagio: cosa fare se il plagiante si rifiuta di rimuovere il post?

E’ la prima volta che mi succede una cosa del genere.
Non è la prima volta che qualcuno copia parte o tutto il contenuto di un mio articolo senza citare la fonte.
Spesso capita, come qualche giorno fa, che qualcun altro me lo fa notare.
Ho sempre inviato una cortese email chiedendo di rimuovere il post incriminato e più o meno tempestivamente l’autore del plagio ha provveduto, scusandosi dell’accaduto.
Ora, capita che un mio post risalente al 21 febbraio, Monsignor Paolo Rigon: ignoranza è male da guarire, sia stato copiato in questo blog: http://www.cameraconsvista.it/2011/02/22/salviamo-il-prelato-rigon/
La data e l’ora del plagio sono queste, come da istantanea (non si sa mai…):


Ho scritto all’autore, tale Hugo Proff alias Roberto Schinco, invitandolo a cancellare il post.
Ieri, non avendo ricevuto risposta e constatando che l’articolo copiato fosse ancora presente sul suo blog, ho anche ribadito la mia richiesta commentando su di esso.
Stamani, con mia grande sorpresa, vedo che il mio commento è stato cancellato e trovo sul blog di questo signore, che sbandiera di scrivere sul Fatto quotidiano, tale delirante post:
In sintesi, secondo il tipo, io avrei plagiato lui e poi cambiato la data.
Ripeto, è la prima volta che mi capita qualcosa del genere e sono rimasto veramente allibito.
Il fatto – quotidiano o meno – è che il mio articolo (a parte la data della Newsletter, il gruppo Storie e Notizie su Facebook, ecc.) non solo l’ho pubblicato il giorno prima di lui (ore 15.59) ma subito dopo l’ho postato come sempre su OkNotizie e su Blog News.
Oltretutto, su quest’ultimo è attualmente tra i post più apprezzati, in testa nella top della settimana. Quindi sotto gli occhi dei vari testimoni che l’hanno letto e votato.
Cosa fare se il plagiante insisterà nella sua quanto mai disonesta posizione?

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23.2.11

News su Libia Gheddafi e Berlusconi: i mille morti sono anche nostri

Storie e Notizie N. 337

Osservo sempre con molto interesse non solo le notizie ma anche come vengono diffuse.
Credo sia un chiaro sintomo di come ci rapportiamo di fronte agli eventi, di quali aspetti della storia contemporanea consideriamo prioritari.
Prendiamo ad esempio il crescente acuirsi della rivolta in Libia.
Ho appena fatto una ricerca in rete e pare che qui da noi e non solo, perlomeno sul web, susciti maggiore curiosità il vergognoso atteggiamento del solito Berlusconi prima, durante e dopo le attuali sommosse, tra servile accondiscendenza, colpevole silenzio e debole influenza nei confronti del dittatore Gheddafi.
Mi associo pienamente, inutile dirlo.
Tuttavia, ad onor del vero, va ricordato anche che l’inquietante ambiguità del nostro paese nei rapporti con il leader libico non nasce ieri e tantomeno il giorno prima, ma ha una storia più che decennale.
D’altra parte, ditemi voi con quale personaggio oscuro dell’ultimo secolo non abbiamo avuto in qualche modo riprovevoli relazioni.
Il punto è un altro, a mio modesto parere.
Il punto è che si parla di diecimila morti (aggiornamento).
Diecimila persone innocenti uccise sulla pubblica piazza, ree esclusivamente di pretendere il rispetto del proprio diritto ad un paese libero e democratico.
Tale nobile colpevolezza manca ancora a molti di noi, non credete?
Noi, dall’altra parte del mare.
Noi che osserviamo il tutto in un monitor, che sia lo schermo del pc come quello della tv, passando per i cellulari di ultima generazione.
Nondimeno, lontananza non significa necessariamente innocenza.
Neppure colpevolezza, d’accordo, ma responsabilità sì.
E’ giusto che i morti siano addebitati con un onesto calcolo…

La Storia:

Teorema dei diecimila* morti


Ipotesi:
Prendiamo uno stato, chiamato Libia, e immaginiamo che sia totalmente in mano ad un leader di nome Gheddafi.
Mettiamo che quest’ultimo in quarant’anni instauri un regime dittatoriale e che si macchi di azioni a dir poco deprecabili.
Ora consideriamo un altro stato, chiamato Italia, e immaginiamo che al contrario della Libia sia ritenuto libero e democratico.
Mettiamo che negli stessi quarant’anni costruisca molteplici relazioni politiche, strategiche e soprattutto economiche con il paese di Gheddafi, al punto che oggi, il dittatore – tramite Libyan Investment Authority e la Central Bank of Libyasia in possesso del:
7,19 % di Unicredit
7 % di Juventus Football Club
3 % di Finmeccanica
2 % di Iveco Fiat
1 % di Eni
Ora, se Gheddafi fa bombardare una folla inerme in strada, provocando la morte di diecimila persone, seguono altrettante debite percentuali:

Tesi:
Circa 720 morti sono di Unicredit.
700 morti sono della Juventus Football Club
300 morti sono di Finmeccanica
200 morti sono di Iveco Fiat
100 morti sono di Eni

Corollario:
Una percentuale più o meno simbolica va poi attribuita a tutti i governi del paese chiamato Italia che negli anni non hanno preso le giuste distanze da chi si arroga il diritto di uccidere cittadini innocenti…

*AGGIORNAMENTO 18.52: I morti pare siano saliti da mille a 10.000. Ergo, altrettanto aumentano le responsabilità...



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22.2.11

Se non ora quando si blocca il parlamento? Legittima difesa repubblicana

English

Storie e Notizie N. 336

Ho letto poco fa una notizia che mi piace.
Che volete, talvolta capita.
Dalle pagine di Micromega, il direttore Paolo Flores D’Arcais, Andrea Camilleri, Dario Fo e altri sottoscrivono la richiesta all’opposizione al completo di rendere concreta una legittima difesa repubblicana ‘proclamando solennemente e subito il blocco sistematico e permanente del Parlamento su qualsiasi provvedimento e con tutti i mezzi che la legge e i regolamenti mettono a disposizione, fino alle dimissioni di Berlusconi e conseguenti elezioni anticipate’.
Il tutto al seguente motto, ormai divenuto lo slogan per eccellenza dell'attuale momento politico nostrano: Se non ora quando?
Blocco del parlamento, questa è un'azione coerente.
L’unica, se si ha un minimo di onestà intellettuale, di fronte al comportamento della maggioranza al potere.
Tali parole mi piacciono anche più della notizia di cui sopra.
Amo quelle frasi in grado di sintetizzare al meglio un istante particolarmente significativo.
Una volta pronunciate divengono universali e valide per ogni luogo.
In Tunisia come in Egitto, in Algeria come in Libia, nello Yemen come in Iran e sotto a chi tocca.
Eppure, qui da noi, nonostante ripetuti sommovimenti di piazza, la maggior parte degli attuali parlamentari all’opposizione – tranne rare dipietresche eccezioni – ha qualche difficoltà a considerare le scelte cosiddette radicali.
Nondimeno, rivedendo gli ultimi anni di governo, cosa vi è di più radicale di un paese governato da un padrone assoluto e indiscutibile?
Ripeto, l’azione coerente a tutto ciò è una e una sola, e mi rende lieto sapere che viene richiesta ufficialmente da cotanto elenco di firme.
D’altra parte, basterebbe dare un’occhiata a…

La Storia:

Se non ora, quando?
Se non ora quando si disse Noè osservando la pioggia a catinelle fuori della finestra, prima di iniziare a costruire l’arca.
Se non ora quando concordarono i Bassotti vedendo Zio Paperone partire con Paperino e i nipoti alla ricerca dell’ennesimo tesoro, prima di assaltare il deposito e svaligiarlo.
Se non ora quando esclamò lo specchio al pirata Barbanera consigliandogli di radersi, dovendo questi recarsi al primo appuntamento con la figlia del Corsaro nero.
Se non ora quando deve aver pensato Roberto Benigni prima di correre e saltare come un folle quando fu premiato con l’oscar.
Se non ora quando sono le esatte parole che sentì in sogno Michelangelo Buonarroti il giorno prima di decidere di dipingere il Giudizio universale nella Cappella Sistina.
Se non ora quando gridò la vecchietta all’uomo ragno chiedendogli di arrampicarsi sull’albero e tirare giù il suo gatto.
Se non ora quando chiese su un pianeta che stava per esplodere il capitano Kirk al flemmatico dottor Spok, quest’ultimo indeciso se fosse o meno il caso di far partire il tele trasporto.
Se non ora quando si vocifera abbia risposto Jack Kerouac ad un automobilista che gli aveva chiesto perché andasse in giro per il paese da solo e soprattutto così giovane.
Se non ora quando si narra abbia pensato Braccio di Ferro prima di mangiare il suo primo piatto di spinaci – alimento che in gioventù non gli era affatto gradito, questo è uno scoop… - per poi correre a salvare Olivia dalle grinfie di Bruto.
Se non ora quando si mormora abbia risposto il Capitano Nemo – chiamato dall’equipaggio Capitano “braccine corte” Nemo, altro scoop… - al benzinaio che gli domandò come mai facesse il pieno, prima di partire per un viaggio di ben ventimila leghe.
Se non ora quando hanno pensato, detto e gridato e per sempre penseranno, diranno e grideranno coloro che capiscono quando arriva il momento di fare la cosa giusta.
E se non ora quando hanno detto e gridato e per sempre diranno e grideranno in tanti a costoro, in attesa che facciano la cosa giusta.
Se tutto ciò non bastasse, per quel che mi riguarda, se non ora quando mi son detto quando diedi il primo bacio alla mia compagna.
E se non ora quando deve aver pensato anche lei, altrimenti non staremmo ancora insieme…



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21.2.11

Monsignor Paolo Rigon: ignoranza è male da guarire

Storie e Notizie N. 335

Monsignor Paolo Rigon, vicario del tribunale ecclesiastico regionale ligure.
Segnatevi questo nome.
Questi sono personaggi che lasciano il segno nella storia del proprio paese, senza scherzi.
In occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2011, nella relazione sull’infedeltà coniugale, ha affermato che: "Altro aspetto di questo problema è quello della tendenza o del genere, di cui oggi si parla molto, in forza del quale si può anche giungere a scegliere come si vuol vivere la propria sessualità se in modo eterosessuale o in modo omosessuale o in alternativa o in simultanea. Se così è ci sarà una incapacità ad essere fedeli: il caso drammatico è quello dell’omosessualità che qualcuno spera di vincere o di mascherare appunto con il matrimonio ma è una illusione, non sarà possibile, in concreto, restare fedeli al coniuge."
Invitato a spiegare meglio il concetto, l’alto prelato ha rilasciato tali suggestive dichiarazioni: "Il nostro intento è quello di far passare un messaggio: il problema dell’omosessualità è indotto perché non si nasce omosessuali, salvo rarissimi casi di gravi disturbi ormonali. Bisogna dunque prenderla dall’inizio e allora si può superare con la psicoterapia. Ma se l’omosessualità è incancrenita è molto più difficile. Non c’è matrimonio che possa aiutare questa persona. Deve essere affrontata nella prima adolescenza, ne sanno qualcosa i nostri consultori. Occorre prendere coscienza della propria situazione e gestirla, ma non in senso sessuale, bensì impostando una vita gioiosa in modo donativo, senza coinvolgere un altro. La fedeltà tra due uomini in teoria è possibile, in pratica sappiamo che non è così."
Ora, io non posso credere che l’eccellentissimo non sappia che l’autorevole sistema di classificazione mondiale noto come DSM (Diagnostic and Statistical Manual of mental disorders) nel 1973, ovvero quasi 40 anni fa, ha cancellato ogni possibilità che l’omosessualità sia un disturbo di qualsivoglia tipo.
Qui stiamo parlando di un monsignore.
Non sono un esperto, lo ammetto, ma credo sia un pezzo grosso, no?
Uno intelligente, come dice Massimo Troisi nel bel film Le vie del signore sono finite.
Indi per cui, com’è possibile che l’illustre sacerdote dica pubblicamente tali astrusità?
A suo favore e di tutti coloro che gli attribuiscono indiscutibile credibilità, vedo una sola possibilità: è una parabola!
Eh sì, è un tipico discorso da saggio ecclesiastico, intriso di acute metafore.
Già, metafore!
Come quando si dice una cosa per intenderne un’altra.
Basta sostituire qualche parola e finalmente tutto ha senso, come mettere ignoranza al posto di omosessualità e sacerdozio al posto di matrimonio

La Storia:

Il caso drammatico è quello dell’ignoranza che qualcuno spera di vincere o di mascherare appunto con il sacerdozio ma è una illusione, non sarà possibile, in concreto, diventare più intelligenti. Bisogna dunque prenderla dall’inizio e allora si può superare con l’approfondimento delle cose, lo studio e l’ampliamento del proprio bagaglio di conoscenze. Ma se l’ignoranza è incancrenita è molto più difficile. Non c’è sacerdozio che possa aiutare questa persona. Deve essere affrontata nella prima adolescenza, ne sanno qualcosa gli insegnanti. Occorre prendere coscienza della propria situazione e gestirla, ma non isolandosi, bensì impostando una vita gioiosa in modo donativo e aperto, coinvolgendo gli altri.
La fedeltà tra gli uomini è possibile e in pratica sappiamo che è così.
Se poi sono ignoranti tutto diventa più difficile…



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18.2.11

Benigni Sanremo inno Mameli e Bossi Borghezio al coro

English

Storie e Notizie N. 334

L’intervento di Benigni a Sanremo sta spopolando in rete.
La parte che mi ha colpito maggiormente è stata quella in cui il comico toscano ha cantato a cappella l’inno di Mameli.
Mentre ascoltavo le strofe mi sono venute in mente svariate affermazioni pubbliche di alcuni esponenti dell’attuale governo.
Così, per aggiungere un afflato di cruda realtà al magico incanto dell’interpretazione del nostro Roberto nazionale, ho fatto una ricerchina in rete e ho individuato i coristi rap ideali: il Ministro delle Riforme per il Federalismo Umberto Bossi e il suo collega di partito, rappresentante del nostro paese al Parlamento Europeo, Mario Borghezio

La Storia:



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