30.11.17

Compriamo e vendiamo odio

Storie e Notizie N. 1531

“Trump sta promuovendo l'odio”, ha affermato Brendan Cox, marito e vedovo della parlamentare assassinata Jo Cox, commentando i recenti tweet del presidente statunitense orientati sulla destra estrema e islamofoba.

C’è una stanza.
Non c’era, non una volta, ma qui, ora.
Ci siamo dentro, possiamo uscirne, ma la via per l’esterno si fa sempre più piccola e stretta.
O forse sono i nostri occhi a ingannarci.
Nella sala vi è un arredamento riconoscibile, tra i più comuni, oggigiorno.
Il divano con la tv?
No, quella è roba del secolo scorso.
Un letto con il comodino e le pantofole in fedele attesa?
Magari.
Si tratterebbe di sogni al sicuro delle palpebre calate, invece che di incubi con gli occhi spalancati.
Imprigionati, asserviti, spontaneamente consegnati.

Nel buio, o nella luce, il disegno è sempre lo stesso.
I banchi con la merce e lo scambio perenne.
Di domanda e offerta che decidono l’umano destino al prezzo migliore.
Odio.
Compriamo e vendiamo odio.
Tutti, è inutile mettersi le mani in tasca o, addirittura, puntare il dito contro il facile bersaglio dalle forme volgari e la gaffe sistemica.
Siamo parte integrante della tragica compagnia.
Come dire, Amleto si danna per tutto il viaggio concesso dalla penna di non aver scorto in tempo la serpe in famiglia annidata, ma tra gli altri, possono Polonio, il figlio Laerte, la stessa Gertrude, sentirsi privi di colpa alcuna?
Noi compriamo odio.
Quando lo guardiamo.
Pure per un istante, perché in quelli precedenti, ciascuno di essi, avremmo potuto seguire altra strada e almeno questo lo sappiamo perfettamente.
Quando lo leggiamo e ci arrendiamo al punto del venefico discorso.
Senza ribattere, ammutolendo favella e coscienza.
Cercando di dimenticare.
Offrendo al meglio espressioni indignate e un bofonchiare sentito.
Quando ci riguarda da lontano o da vicino, ma non abbastanza dall’impedirci di scansarci e andare oltre.
Sì, è cosa orrenda e imperdonabile, ma gli schizzi non ci toccano.
Perché il vetro del monitor, o dello schermo, son fatti della stessa sostanza delle finestre da cui passivamente ammiriamo pioggia e vento, grandine e tempesta sull’altrui vita.
Poi succede che la fragile e illusoria membrana s’infrange e ogni maschera si scioglie.
Attentato, c’è stato un attentato, vedo i morti, sfioro i feriti.
Non avevo mai visto nulla di simile.
Non sapevo davvero cosa volesse dire.
Eppure se ne parlava, giusto l’altro giorno, l’avevo postato in bacheca proprio ieri.
Nel frattempo, l’odio passa di mano in mano, come un testimone che a ogni tocco sottrae brandelli di umanità.
Noi vendiamo odio.
Quando lo condividiamo, travisandolo per giusta rabbia o comprensibile stanchezza, semplice ignoranza o addirittura qualcosa di normale, come la noia o una banale svista.
Quando lo alimentiamo.
Con un voto che è una scelta quotidiana, di pensiero e azione, silenzio e inerzia, cinismo e sguardi, perfino di grottesca ilarità.
Fino a renderlo un diritto sancito dal popolo del web.
Eppure, vi invito a immaginare quest’ultimo tutto riunito nella stanza di cui sopra.
Sinceramente.
Gli affidereste il vostro futuro?


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29.11.17

Esercizi di stile fake news sulla natività

Storie e Notizie N. 1530

Il natale è ormai alle porte.
No, non è vero, manca ancora un sacco, dai.
Be’, non sembra, soffermandosi su vetrine e vialetti già belli addobbati per la ghiotta occasione.
Perché diciamolo, coraggio.
Al netto di pii significati, genuini propositi, dolci letterine e sante processioni la consueta festività che prelude ai conclusivi botti del trentuno è soprattutto questo, alle nostrane latitudini.
Una grande scorpacciata di tavolate e doni, puntualmente avvolti in scintillanti confezioni, che spesso abbagliano molto più del contenuto.
Ecco, alla fine della fiera – o della festa – qui si torna.
Sull’abbacinamento collettivo che distrae e raggira.
La nostra quotidiana dose di menzogne.
Ma fatte bene, eh?
A questo punto, vanno premesse due cose.
Le fake news esistono da molto tempo prima che si iniziasse a chiamarle in questo modo, e uno dei motivi per il quale nacque questo sito quasi dieci anni addietro, era proprio quello di stanarle, avvalendosi dell’unica arma a disposizione del sottoscritto, ovvero la narrazione.
Seconda cosa, da che mondo è notizia, malgrado le balle dell’ultim’ora di movimenti travestiti da partiti dove ognuno vale uno, e quell’uno non sei tu, e leghe truffaldine a difesa dell’ignoranza, i veri bersagli delle bugie digitali sono sempre gli stessi.
Perciò, titolo della storia: Natività, giustappunto.
Sinossi: nella notte del ventiquattro dicembre Giuseppe, di professione falegname, e la sua compagna Maria, non trovando luogo migliore, danno alla luce un bambino in una stalla, depositando provvisoriamente l’infante nella mangiatoia.
Da cui, i manipolanti e manipolati articoli negli esercizi suddetti.
Fascioblog: Coppia italiana partorisce all’addiaccio poiché gli ospedali buonisti danno precedenza agli immigrati.
Quotidiano di centro immoderato: Famiglia cristiana perseguitata fugge dal proprio paese e la donna è costretta a partorire al freddo e al gelo.
Quotidiano di centrodestra mascherato da centro: Famiglia cristiana perseguitata fugge dal proprio paese e la donna è costretta a partorire al freddo e al gelo. E poi vogliono lo Ius Soli... che non c’entra un piffero, ma tu continua a insistere che prima o poi la fetida goccia oltrepassa il molle cranio cittadino e l’intollerante veleno si diffonde.
Quotidiano di centrodestra a testa alta e pelata: Marito e moglie in condizioni di estrema povertà danno alla luce il primo figlio in una stalla costretti a condividere lo spazio con le bestie per soddisfare il delirio ambientalista dei ricchi ecologisti di sinistra.
Quotidiano di destra, non dite fascista, altrimenti ci montiamo la testa (sempre pelata): Migrante mette incinta una donna e la costringe a partorire al freddo di una stalla. L’uomo si difende accusando lo spirito santo. E poi siamo noi i

bugiardi.
Quotidiano di estrema destra, ma non omettete estrema, altrimenti ci rode il didietro (incomprensibilmente pelato pure quello): Famiglia di irregolari elude il decreto Erode per un sano controllo delle nascite clandestine e mette al mondo l’ennesimo piantagrane che non farà nulla per integrarsi con la nostra società. Ci scommettiamo almeno trenta denari che farà miracoli, a costo di perdere la vita, pur di cercare di cambiare le regole della nostra civiltà.
Pagina Facebook alimentata da sito spaccia sterco, parte di network di disinformazione patriottica, gestita ufficialmente da vegliarda defunta da tredici anni a favore del nipote disoccupato che vive in Francia, ma i profitti e anche la pensione li becca lui: Traffico di minori nella stalla. Coppia indigente mette al mondo un figlio in una mangiatoia e non appena la notizia si diffonde grazie a una subdola cimice sotto le mentite e innocue vesti di una stella cometa giungono non uno, ma addirittura tre mercanti islamici con l’intento di comperare il bimbo con oro, incenso e mirra. Per fortuna dei nostri compatrioti, erano di ronda quella sera due baldi giovini camerati, chiamati scherzosamente nella borgata come er bue e l’asino.
Ecco, volete sapere qual è l’aspetto più assurdo della situazione alla quale siamo giunti?
L'ultima, ennesima delirante versione della trama primigenia ritorna addirittura in circolo sul cosiddetto media autorevole, ovvero pagato da noi altri, tramite lo Stato che ci rappresenta e soprattutto l’arma con la quale i furbetti del web hanno trovato il modo per corrompere le masse e schiavizzare il pensiero.
Il tanto sottovalutato.
Clic del mouse.
 

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24.11.17

Madre e figlio nella casa dove si scrive il futuro

Storie e Notizie N. 1529

I politici giapponesi hanno costretto una loro collega, Yuka Ogata, ad abbandonare la Camera dei deputati, in quanto rea di essersi seduta al banco preposto insieme al figlio di sette mesi, con lo scopo di evidenziare le difficoltà incontrate dai genitori nei casi di grave carenza di strutture per l'infanzia.
Da cui, il monito…


 
Madre e figlio.
Lasciate che si scambino sogni e speranze.
Nella casa dove cresce il presente.
I soli uomini.
Uomini soli.
Uomini importanti.
Uomini importati.
Deputati.
Disputati.
Sostenuti privi di personalità.
Personalità sostenute.
Costruttori di leader appoggiati.
Leader appoggiati.
Leader costruiti.
Capi con troppi capi.
Capi popolari.
Capi senza popolo.
Sotto borse senza posto.
Sottoposti e portaborse.
Disonorati onorevoli.
Disonorevoli con onore.
Senatori morti.
Senatori a vita.
Consiglieri mal consigliati.
Venditori di consiglieri.
Compratori di consigli.
Sotto segretari.
Sotto gregari.
Sotto messi.
Sotto tutti, purché pagati.
Presidenti previdenti.
Vice presidenti invidiosi.
Ministri ombra.
Ombrosi ministri.
Ombre ministeriali.
Falchi tiratori.
Falchi ammiratori.
Semplicemente traditori.
Voltagabbana.
Volteggiatori.
Vaneggiatori.
Corruttibili al miglior offerente.
Corruttori d’anime.
Anime senz’anima.
Tangentisti.
Faccendieri.
Spacciatori di emendamenti.
Spacciatori di bugie.
Spacciatori di slogan.
Uomini soli.
Soli uomini.
Nella casa dove si scrive il futuro.

Ora provate a leggere partendo dalla fine, ragionando all'inverso, come in tutte le storie che raccontano le assurdità del nostro tempo…


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23.11.17

Cosa abbiamo sbagliato?

Storie e Notizie N. 1528

Un gruppo di attivisti ha realizzato una replica del Memoriale dell'Olocausto di Berlino, per poi sistemarla in gran segreto all’esterno dell’abitazione di Björn Höcke, politico della coalizione di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD), il quale ha di recente affermato che i tedeschi dovrebbero smetterla di fare ammenda per il nazismo

Care vittime,
di ieri, di domani, più che mai di oggi.
Voi che sulla pelle portate il segno dell’infamia legalizzata e spacciata puntualmente come voce del popolo, venduta come rabbia comprensibile dall’alto e dalla medesima, privilegiata posizione manipolata e sintetizzata ad arte, per poi esser propinata di nuovo agli stessi folli partorienti, sotto forma di slogan e deliranti programmi di governo.

Voi avete la risposta, voi che avete corrisposto il prezzo della disumanità al potere con la vostra vita.
Voi che ne state pagando lo scotto anche ora, in

questo preciso momento, mentre le parole scorrono sulla pagina e gli occhi sperabilmente leggono.
Diteci, vi prego.
Cosa abbiamo sbagliato?
In che modo ci mostriamo così terribilmente ottusi da ripetere all’infinito il solito, antico errore?
Eccolo l’ignorato peccato originale, la vera merce del maligno che alberga in tutti noi, sempre pronto a raggiunger l’apice di pericolosità maggiore nel suo truce cammino.
Ovvero l’istante in cui ci convinciamo di esserci liberati di lui, di loro, in breve, con onestà, di noi.
Sto parlando di noi.
E’ inutile tentare di voltarci, cercando l’invisibile colpevole alle spalle, come si fa spesso nelle estreme retrovie delle classi a scuola.
Siamo sulla strada errata, non serve girarci intorno.
Tutti, nessuno si senta migliore.
Non abbiamo letto con cura le mappe scritte con il senno dai nostri avi.
Oppure, abbiamo smesso di farci guidare da esse, affidandoci soltanto a bussole digitali vendute da una schizofrenica multinazionale e fabbricate da mani innocenti.
Eppure il tempo è nulla.
Un pugno di anni da stringere in una mano.
Solo la pagina precedente del grande libro.
Un secolo, non più di una manciata di lustri e tutto dovrebbe risultar chiaro, senza necessità di lauree o dottorati.
Genocidi silenziati e guerre senza fine, schiavitù in ogni forma e violenze sulle creature ree di debolezza o diversità, vecchi e nuovi colonialismi.
Racconti, una quantità incalcolabile di storie d’orrore e amore, amicizia ed eroismo.
E’ tutto lì, è tutto ancora qui.
Come una montagna da scalare al contrario, sulla cui cima vi sono piantate le bandiere da ricordare, le crudeltà più efferate e le imprese straordinarie, i nomi dei responsabili e i vostri.
Care vittime, vi chiediamo aiuto.
Cosa stiamo sbagliando?
E’ paradossale, ma è forse l’unica risorsa che ci resta.
Voi, che sapete come funzioni l’infernale macchina nel momento esatto in cui opera.
Spiegateci come fermarla.
Come fermarci.
E tornare all’ingannevole svolta di quel maledetto bivio.
Che ci sta grottescamente conducendo indietro.


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22.11.17

Quando gli eroi hanno bisogno di noi

Storie e Notizie N. 1527

L'annuncio che l'amministrazione Trump sta valutando di cancellare il divieto degli Stati Uniti sulle importazioni di zanne d’elefante dallo Zambia e lo Zimbabwe minaccia direttamente la vita dei ranger dei parchi africani, i quali hanno il compito di proteggere gli animali e i loro ecosistemi.

Io ho una mamma.
E un papà.
Questo sarebbe già tanto.
Quasi tutto.
Io ho una mamma, un papà e, se ogni cosa va per il verso giusto, un giorno avrò anch’io i miei poteri.
No, quale mutante? Sono sempre me, dal giorno alla notte e va bene così.
Volare?
Magari…
Magari potessi come quello dei cartoni, ma qui, nel mondo reale, il peso si sente tutto, senza scherzi.
Hai voglia a disegnar le orecchie senza risparmio e manipolare il tutto su quei truffaldini ordigni che chiamate computer.
Un salto è il massimo e non mi lamento.
Perché so che poi torno giù, da loro.

A ogni modo, mi riferivo alle mie zanne, cos'altro, altrimenti?
Il perché di cotanta felicità per tale normalità del vivere?
Primo, normale non lo è affatto, ma qui ci torno.
Secondo, la gioia per l’essenziale è un dovere per quelli come il sottoscritto.
Vite che hanno altrettanti genitori, oltre a quelli degnamente putativi.
Coraggio e dedizione, i loro nomi.
Fusi in una sola vita, di donna e madre, a cui i miei e io dobbiamo presente e futuro.
Ecco perché sono qui.
Ecco perché inaspettatamente parlo e scrivo.
Perché laddove si decida di violare i limiti concessi dalla natura, be’, è meglio farlo come si deve, giusto?
Esnart, sto parlando di lei, Esnart Paundi, la ranger dal cuore indomito che è stata uccisa dai bracconieri sette anni addietro, lasciando orfani i propri cuccioli.
Anime adorate, segnate da un più e un meno che fanno tutta la differenza del mondo.
Questa è la loro normalità, più sfortunati, indubbiamente, e con un eroe in meno accanto.
Perché questo è ciò che rende un prode degno di esser celebrato negli anni a venire, non è così?
Ardimento unico, nel mettere al mondo ben cinque figli, in un tempo e un luogo
che tutto sa fuorché di prospettive semplici all’orizzonte, e abnegazione assoluta, nello scegliere altresì come missione quella di proteggere noi altri dai venditori e i compratori di sanguinolente illusioni verniciate di bianco.
Dicono che abbiamo una memoria straordinaria, un tratto tipico della nostra specie.
Un altro potere, quindi.
Sarà.
Eppure, credo che le persone come Esnart raccontino con la loro stessa vita qualcosa che non può essere ignorato.
Non si può lasciare che la Storia scriva vite di questo tipo come se ciò fosse accaduto invano.
Gli eroi vanno e vengono, certo, nel silenzio, il più delle volte.
Eppure, siamo noi che abbiamo la possibilità di rendere i loro poteri un dono, piuttosto che solo una disgrazia per chi resta.
Noi che dobbiamo loro ciò che siamo e, più di ogni altra cosa, quel che rende l’umanità migliore.
Non comprate più monili dai crudeli mercanti di morte.
Smettete di ascoltarli.
E di votarli.
Non sarebbe male come inizio.


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17.11.17

Partiti in anticipo: tutte le scuse

Storie e Notizie N. 1526

Leggo che una compagnia ferroviaria giapponese si è scusata con i passeggeri perché un loro treno è partito con 20 secondi di anticipo.
L’azienda si è dichiarata "profondamente" dispiaciuta per l’accaduto dopo che il Tsukuba Express delle 9.44 e 40 secondi ha lasciato la stazione alle 9.44 e 20


Ecco, noi siamo come quel treno.
Partiti troppo presto.
La differenza è che, malgrado le menzogne puntualmente montate con scaltro mestiere, non abbiamo alle spalle alcuna compagnia e tantomeno un esperto ufficio stampa che con solerzia encomiabile porga in nostra vece le pubbliche scuse.
Indi per cui, cogliamo l’occasione, per quanto fantasiosa, di chieder venia.
Perdonateci, dunque.

Perdonate se abbiam ceduto all’urgenza di attraversare onde e ronde per guadagnarci un frammento d’orizzonte possibile.
Non temete.
L’abbiam capito subito di aver sbagliato secolo.
Forse pianeta.
Di sicuro, umanità.
Nondimeno, non siam soli, qui, su codesta pagina, a cosparger di cenere il capo.
Il numero è potente e la sala necessariamente vasta.
Perché tra noi vi sono anche tutte, o tutti, fate voi, le creature dal genere incompreso per scarsità di pagine libere nel dizionario e soprattutto nel cuore.
Gli amori anacronistici, questi son le vere passioni contrastate, che dovrebbero occupar copiose le narrazioni di celluloide che tanto guadagnano pubblico e lodi.
Scusate se non abbiam saputo aspettare menti di sufficiente apertura e civiltà meno dedite alla persecuzione degli altrui sogni.
E come poter evitare di citare chi tra noi è venuto al mondo con una visione dello stesso perfetta, troppo per essere accettata dal tempo attuale?
D’accordo, l’assoluta assenza d’errore non è questione reale.
Questo si dice.
Be’, allora, al netto di un solo, unico errore, lo è.
Da cui, noi.
Le esistenze dallo sguardo che riforma la comune convivenza al primo incontro con l’esterno.
Che sono già oltre il moderno in tutto ciò che sia vecchio.
Che vedono e toccano il nuovo, lo stringono in una mano senza paura alcuna, ma non possono dimostrarlo perché non hanno ancora inventato le parole per dirlo.
Perfezione che manca, s’era detto.
Quasi tale.

Per quel solo, unico errore.
Ovvero, l'aver visto la luce in anticipo.
Scusateci, davvero, non volevamo rendervi la vita più difficile.
Tutt’altro.
Ma sbrigatevi, per favore.
Non vediamo l’ora di vedervi arrivare.
Laggiù, oltre i confini del calendario immaginabile, dove vi stiamo aspettando.
Da tempo...


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16.11.17

L’Australia legalizzerà i matrimoni

Storie e Notizie N. 1525

Udite, annotate, e udite: l’Australia legalizzerà i matrimoni.
Incredibile, vero?
Che giornata, ragazzi.
Segnatevela, perché questa è forte.
Da ricordare, certo, ma da citare, anche.
Nelle serate convulse tra discussioni sterili e aria fritta svociata a destra e a manca, rovesciando luoghi comuni e paure.
Già, soprattutto le ultime travestite da tutto il resto.
Ma come facevano, prima?
No, perché la domanda ci sta, è il minimo.
Facevano male, ovvero, sbagliavano.
Per esteso, mancava loro qualcosa di straordinario, unico, spettacolare.
In breve, normale.

Sì, diciamolo insieme, anzi, urliamo senza alcuna esitazione.
Trattasi di semplice buon senso, permettere alle persone di sposarsi.
Cribbio, come si potrebbe immaginare di insistere ulteriormente nell’opposto?
Due creature si incontrano, si sfiorano con sguardi e pensieri per un tempo indefinito, l’attrazione si fa esigente d’attenzione e impellente il cuore reclama a sua volta le cure del caso, malgrado sia anomalia cardiaca tra le più benigne, a meno di venir ignorata.
Ecco, non si può sottovalutare il più abusato tra gli umani sentimenti, più che mai nei titoli e nelle rime delle nostrane canzoni, oltre agli oroscopi e le sdolcinate fiction di prima e seconda serata.
Esultiamo e congratuliamoci, perciò, con il felice traguardo, per quanto tardivo.
Guardiamo all’Australia con affetto, ora.
Ce l’hanno fatta anche lì.
Potranno finalmente sognare e aspirare al classico coronamento di un doppio viaggio che si fa uno sulla comune via.
Basta nascondersi, malgrado bagnati dalla medesima, ecumenica luce solare.
Basta con i sofferti viaggi all’estero in cerca della terra letteralmente promessa, in cui scambiarsi quest’ultima con tutti i crismi.
Basta, infine, con il tenero momento ritratto in foto e video in streaming, o nella fredda differita, inviati a parenti e amici.
Perlomeno coloro i quali non abbiano espresso anche il seppur minimo biasimo.
Ma questo è davvero assurdo, giusto?
Chi potrebbe essere contrario?
Difatti, nel banalmente definito paese dei canguri almeno il sessantun per cento degli interpellati con il referendum inviato per posta si è pronunciato a favore.
Tra i rimanenti ci saranno stati i soliti ignavi, aficionados della scheda bianca, e qualche retrogrado con il corpo nel terzo millennio e l’anima imprigionata in quello precedente.
A ogni modo, non perdiamoci nei meri calcoli, lasciamoli ai patiti delle statistiche.
Uniamoci con gioia al plauso per il fatidico trionfo degli amanti rimasti sino a oggi fuori dalla festa.
La loro patria è diventato un paese più giusto.
Che sia di incoraggiamento per le nazioni che ancora arrancano sui minimi criteri di civiltà.
A questi tutta la nostra compassione.
Nel frattempo, evviva l’Australia e i suoi abitanti.
Complimenti sinceri.
Per aver legalizzato tutti i matrimoni, punto.
Ritieni ci sia qualcosa di sbagliato, in questa storia?
Ovvero, pensaci bene.
Credi sul serio che ci fosse il bisogno che aggiungessi l’aggettivo gay?




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15.11.17

Mi chiamo Troll

Storie e Notizie N. 1524

Leggo che tra i 2.752 account di recente sospesi da Twitter negli Stati Uniti, i ricercatori dell'Università di Edimburgo ne hanno identificati 419 operanti per conto dall'Agenzia russa di ricerca su internet (IRA) con lo scopo di influenzare la politica britannica.
Uno tra essi aveva l’obiettivo di suscitare sentimenti anti-islamici nelle ore successive all'attacco terroristico del ponte di Westminster a marzo, pubblicando tra le altre una foto che ritraeva una donna musulmana passeggiando accanto alle vittime ignorandole con palese indifferenza.
Tale immagine è stata poi rilanciata dai principali media inglesi, tra cui il Mail Online e il Sun, oltre alle migliaia di condivisioni sui vari social network e sui siti internazionali assetati di tali pseudo scoop.
Ora emerge che la suddetta istantanea sia falsa, essendo stata ritoccata ad arte tramite software di manipolazione digitale…


Mi chiamo Troll.
Di nome e di fatto.
Questo è il mio mestiere, questa è la missione, questo è il profitto.
Questo è ciò che avete comprato.
Son qui per voi, signore e signori, ovvero, fedeli utenti.

A raccontar rumori e colorar di sangue l’orizzonte.
A mostrare il miglior peggio che possa farvi sentir meglio.
Indi per cui, continuate così, non fate domande.
Allargate lo sguardo, fate esplodere le pupille, fatevi tutt’uno con gli occhi che non dubitano.
Perché poi si dorme, già, senza strascichi di sorta.
Ecco, buio in sala, inizia il film.
La scena è sullo schermo, ferma, immobile come una vita che non vuol far altro che marcire di ignoranza.
Beata quest’ultima, dicono, ma ancor di più chi la vende, sapete?
Pochi secondi, appena una manciata e la sigla finale è già in onda.
Visto?
Poco è il tempo, altrettanto il pensiero.
Una parola, al massimo due, iniettate in ciò che resta del cuore.
O era il fegato? Ops, che sbadato…
Ma non ho mai detto di esser laureato in medicina, no?
Del resto, non ho proprio detto alcunché.
Vuoto.
Con il cranio vuoto e la pancia già piena dall’inizio, il pubblico sedato abbandonerà la sala.
Questa è la mia mantenuta promessa.
Un’emozione, al massimo due, a infettare quel che resta del corpo.
O era l’anima?
Ah, ma io non ho mai affermato di saperli discernere, non è così?
A dirla tutta, a me non interessano affatto le differenze.
Io sono solo colui che le crea, dove non ce ne sono.
Perché io sono un Troll.
Di nome e sostanza, la medesima di cui son fatte le menzogne.
Non esisto davvero.
Eppure avete fede in me.
Mi credete ciecamente sulla parola.
Per me andate in guerra e combattete.
Vivete e morite nel mio nome.
Come una sorta di dio che avete inventato.
Per sentirvi più forti.
E nell’odio e la tristezza, meno soli…


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10.11.17

Di cosa abbiamo paura?

Storie e Notizie N. 1523

Vedo.
Vedo che l’edizione britannica della rivista Grazia ha l’occasione di pubblicare in copertina un primo piano della bellissima attrice messicana premio oscar Lupita Nyong’o.
Vedo altresì che i redattori della stessa si sentano

in dovere di ritoccarne la foto, secondo i canoni richiesti o auto imposti, dipende sempre dal personale grado di prigionia.
Al contempo vedo l’attrice in questione ribellarsi pubblicamente all’indebita manipolazione, rivelandola come l’ennesimo svilimento al servizio dell’eurocentrica immagine popolare.
Vedo altro, subito dopo.
Allargando lo sguardo e la solita, scombinata immaginazione, della quale non mancherò mai di scusarmi.
Vedo una stanza.
Una sala protetta da guardie sino al midollo agguerrite e di minacciose armi armate.
Nel mezzo, un vecchio.
Un vecchio invecchiato assai maluccio, goffamente rifatto e botulizzato senza pietà alcuna.
Con gli occhi stanchi, eppur fissi sulla mano, ovvero l’artiglio che stringe la consumata matita con cui passa e ripassa con infernale ripetizione sempre sul medesimo tratto del disegno governativo.
Linee e contorni, i pieni e le trame, più che mai la carta che le sopporta son talmente logorate da implorare pietà e l'agognata pace insieme agli orrori dipinti e coraggiosamente bruciati nei brutti tempi andati.
Nondimeno, l’inquietante eppur rassicurante affresco è lì, con crudeltà resiste, malgrado la clessidra stia perdendo gli ultimi granelli di ottusità.
Vedo, lo vedo, come tutti noi, il folle disegno.
Il mondo che subiamo, e al contempo incomprensibilmente adoriamo.
Da una parte una terra spartita tra ricchi e ricchi e dall’altra un futuro inseguito dalla sola umanità rimasta.
Nel mezzo, la vignetta sovrana, dove il bianco sposi il bianco e il nero si confondi con quest’ultimo, dove ognuno rispetti il destino affidatogli dal padrone atlante e conservi l’abito confezionato da una sarta cieca che ha un nome noto.
Già, alla fine della fiera, siamo sempre con lei.
Dalla sigla iniziale ai titoli di coda di questo film commerciale e disonesto che occupa ormai ogni sala del pianeta.

Mi riferisco alla paura, ovvero, a come opera.
Essa è un paio di occhiali che toglie dimensioni, invece di aggiungerne.
La paura è la più pericolosa terrorista di questo secolo.

Ci costringe a temere come la morte ciò che è alle nostre spalle, alla stregua della caverna del mito, seduti in buon ordine per assistere ipnotizzati all’esibizione del suddetto vegliardo.
Eppure, io vedo.
Vedo un bambino alzarsi tra la folla dallo sguardo schiavizzato.
Oltrepassare indomito le vite immobili.
E dopo aver ridotto in briciole e mandato all’aria la menzognera raffigurazione con un semplice soffio.
Puntare il coraggioso dito, mostrando ai nostri occhi disabituati al bello.
Il sogno che è già realtà.


Vieni ad ascoltarmi dal vivo Carla senza di Noi, Sabato 11 novembre 2017, Libreria Teatro Tlon, Roma
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9.11.17

Siamo arrabbiati

Storie e Notizie N. 1522

Siamo arrabbiati, urliamo sino a bruciar la voce e il cuore.
Dovete capirci, dovete vederci, altrimenti.
Non esistiamo.
Siamo arrabbiati con voi, gridiamo con le vene del collo pronte a esplodere.
Con loro.
Con tutti.
Siamo arrabbiati con voi perché avete portato i migranti da noi.
Con i loro sogni.
Con le loro aspirazioni.
Con la loro insopportabile fiducia nel futuro.
Siamo arrabbiati, in breve, perché avete portato accanto a noi altri.
Vita.
Siamo arrabbiati.

Perché, se tutto ciò non bastasse, osate avvicinarvi con i vostri microfoni, le vostre telecamere, le vostre domande, i sogni, le aspirazioni, pretendendo di avere risposte.
Rabbia.
Questa è la ragione.
Questo è il prodotto, comprato e rivenduto, masticato e vomitato.
Questo è ciò che siamo.
Questo è il ruolo che qualcuno ha scelto per noi.
Non importa chi, non conta come.
Quel che ci hanno donato è sufficiente.
A tirar fuori il peggio.
Siamo arrabbiati, sì, così mormora il celato suggeritore dall’attico in centro.
E non ce ne vergogniamo.
Perché non abbiamo la più pallida idea da dove provenga, tale ottusa collera.
Se sia in qualche modo giustificata, o solo fabbricata digitalmente dai costruttori d’odio virtuale.
Il bello è proprio questo.
Colpisci, colpisci duro, mostra il sangue al pubblico, e quest’ultimo cliccherà e approverà, con la bava alla bocca godrà con te.
Questo c’è scritto nel copione affidatoci e questo è l’esito della nostra grottesca esibizione.
Quindi, promessa mantenuta.
L’odio vende, punto.
Capite perché firmiamo in bianco la nostra evidente condanna a una sceneggiatura talmente disumana?
Perché i burattinai, per quanto biechi approfittatori dei nostri manipolati destini, hanno mantenuto la parola.
Come pretendete di dissuaderci, se per primi non credete nella bandiera arcobaleno che portate in giro soltanto nelle gite di piazza nelle occasioni preposte?
Non vedete che la questione morale è guerra quotidiana?
Sapete la verità?
Non siamo certo dei luminari e di questo ci deridete.
Ma una cosa l’abbiamo capita.
Da un pezzo.
Siete voi che dovreste essere arrabbiati con noi.
Che dico?
Voi dovreste essere sopraffatti dal livore, innanzi alle nostre malefatte.
No, di più.
Voi dovreste essere roventi d’indignazione verso voi stessi e quel che vi circonda.
Per poi trasformarla in azioni di identica intensità.
E pregne di un sottovalutato pacifismo talmente virulento da far tremare di paura il nostro posticcio digrignar di denti...


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8.11.17

Ventisei

Storie e Notizie N. 1521

Ventisei.
Già, strano, vero?
Ma questo è il mio nome.
Un numero.
Esatto, siamo numeri, noi altri.
Di fretta scritti e pensati, distrattamente disegnati, ciecamente invocati e venduti, nonché coscientemente.
Dimenticati.

Come se, contando con equa attenzione dal precedente al successivo, il battito del cuore internazional popolare compia un perenne salto.
Un’interruzione di corrente a orologeria.
L’alibi perfetto per passare avanti e continuare a parlar d’altro.
Di ingiuste somme e indebite sottrazioni, rimanendo sul tema.
Anzi, sul compito di matematica delle vite umane.
Allora, in codesti giorni, capita che ventisei giovani ragazze vengano trovate senza vita su una nave di migranti nel mar Mediterraneo, eppur colpevoli, pare reciti il racconto più in voga.
Di decesso minore, al pari di un’esistenza superflua per gli abitanti della terra ferma quasi quanto il cuore.
Ventisei è il mio e il loro nome.
Tante quante le persone uccise nella strage alla chiesa battista di Sutherland Springs, Texas, che per l’ennesima volta viene strillata a voce trattenuta e poi sotterrata nell’impolverato archivio con la targhetta: attentati non strumentalizzabili.
Al contempo, ma tu guarda il caso, ventisei sono gli anni a cui è giunto nell'ultima, sua triste ora, l'assassino, non il terrorista, il malato di mente, giammai il nemico della nostra civiltà, il disgraziato, già, senza dubbio.
Ventisei, ci son nato, che ci posso fare?
Per questo esisto, perché qualcuno dev’esser per forza trascurato per dar maggior lustro alle cifre utili.
Eppure, nel silenzio, succede anche di gioire per la buona sorte.
Come i ventisei feriti, ma pur sopravvissuti all’ennesima esondazione di un fiume in Colombia, e gli altrettanti scampati a morte sicura nell’incendio di un edificio dell'università di Moncton in Canada.
Ciò malgrado, anche per i numeri primi a perire la fortuita eccezione conferma la triste regola.
Che ci racconta di altre ventisei morti ignorate in India per l’esplosione di una centrale a carbone.
Proprio così, a maledetto carbone.
Ventisei, l’ho detto.
Venti più sei, nome che si aggiunge a un cognome, che avrebbe potuto esser anche più lungo, e allora ci vorrebbe ben più di una storiella come questa per contare, ricordare, e non dimenticare.
I numeri cancellati in tempo reale, in queste precise ore.
Come i ventisei uccisi, tra cui molti bambini, per colpa di un raid saudita nello Yemen.
Che siano maledetti tutti i raid di questo mondo.
E i ventisei, stavolta solo bambini, che secondo le Nazioni Unite scompaiono ogni giorno in Afghanistan per colpa di una malattia normale come la diarrea.
Ventisei.
Questo è il nome del racconto perduto.
Scrivetelo con me.
Appuntatevi da qualche parte, le umane vicende che si celano dietro l’appello mancato.
E perdonateci, se eravamo assenti alla conta, ma siamo giustificati.
Perché quando è suonata la campanella della Storia.
Non ci hanno permesso di entrare...


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