25 aprile: Bella ciao o La canzone del Piave?

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Storie e Notizie N. 165

Questa domenica ricorre la Festa della liberazione, giorno in cui l’Italia celebra l’anniversario della fine della guerra partigiana.
Una guerra prevede delle fazioni, dei contendenti, almeno due.
Di meno, vorrebbe dire che c’è qualcuno che combatte con se stesso.
Su molti giornali è apparsa la notizia della decisione da parte del sindaco leghista di Mogliano Veneto, cittadina in provincia di Treviso, di sostituire Bella ciao con La canzone del Piave, come colonna sonora della locale celebrazione ufficiale dell’evento.
Immediate sono state le riprovanti repliche, soprattutto da parte l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.
L’ennesimo conflitto, due fazioni, due canzoni, due Italie che combattono…

La Storia:

C’era una volta un paese.
Nel paese c’erano solo due abitanti.
Uno si chiamava Patria e l’altro Resistenza.
Entrambi erano nati il 25 aprile del 1945.
Ciascuno dei due avrebbe compiuto 65 anni nel 2010.
I due uomini, ormai anziani, erano completamente diversi.
Probabilmente l’unica cosa che avevano in comune era il giorno del loro compleanno ed essendo gli unici cittadini del paese erano obbligati a festeggiarlo insieme.
D'altra parte, come sarebbe possibile festeggiare qualcosa da soli?
Tuttavia, ogni anno, puntualmente alla vigilia del 25 di aprile la tensione tra i due cresceva alle stelle.
Non è che nel resto del tempo non litigassero di continuo, ma una cosa è bisticciare in un giorno normale e ben altra in occasione del tuo genetliaco.
In quel dì ogni differenza, ciascun aspetto del rispettivo carattere che li portava a confliggere veniva messo in risalto, portando la contesa ai suoi massimi livelli.
Qualsiasi pretesto per litigare era ben accetto da entrambi.
Nel 2010 la questione si accese nel decidere quale canzone intonare durante la festa.
Oltre alla solita Tanti auguri a te, ovviamente.
Patria propose di sostituire la tradizionale Bella ciao, preferita da Resistenza, con La canzone del Piave.
La discussione si fece rovente e non riuscirono ad arrivare ad un accordo.
Cosicché, il 25 aprile, al momento propizio, i due presero tutto il fiato che avessero in gola e iniziarono a cantare i loro inni, perfettamente all’unisono:
Patria: “Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti il ventiquattro maggio; l'esercito marciava per raggiunger la frontiera per far contro il nemico una barriera! Muti passaron quella notte i fanti, tacere bisognava andare avanti. S'udiva intanto dalle amate sponde sommesso e lieve il tripudiar de l'onde. Era un presagio dolce e lusinghiero. Il Piave mormorò: Non passa lo straniero!
Resistenza: “Una mattina mi son svegliato, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
Una mattina mi son svegliato e ho trovato l'invasor. O partigiano, portami via, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao! O partigiano, portami via, ché mi sento di morir.
Patria: “Ma in una notte triste si parlò di un fosco evento e il Piave udiva l'ira e lo sgomento. Ahi, quanta gente ha visto venir giù, lasciare il tetto, poiché il nemico irruppe a Caporetto. Profughi ovunque dai lontani monti, venivano a gremir tutti i tuoi ponti. S'udiva allor dalle violate sponde sommesso e triste il mormorio de l'onde. Come un singhiozzo in quell'autunno nero. Il Piave mormorò: Ritorna lo straniero!
Resistenza: “E se io muoio da partigiano, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E se io muoio da partigiano, tu mi devi seppellir. E seppellire lassù in montagna, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao! E seppellire lassù in montagna sotto l'ombra di un bel fior.
Patria: “E ritornò il nemico per l'orgoglio e per la fame voleva sfogar tutte le sue brame,
vedeva il piano aprico di lassù: voleva ancora sfamarsi e tripudiare come allora!
No, disse il Piave, no, dissero i fanti, mai più il nemico faccia un passo avanti!
Si vide il Piave rigonfiar le sponde e come i fanti combattevan l'onde. Rosso del sangue del nemico altero, il Piave comandò: Indietro va', straniero!
Resistenza: “E le genti che passeranno o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E le genti che passeranno mi diranno che bel fior! È questo il fiore del partigiano, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!È questo il fiore del partigiano morto per la libertà!
Patria: “Indietreggiò il nemico fino a Trieste fino a Trento e la Vittoria sciolse l'ali al vento! Fu sacro il patto antico, tra le schiere furon visti risorgere Oberdan, Sauro e Battisti! Infranse alfin l'italico valore le forze e l'armi dell'impiccatore! Sicure l'Alpi, libere le sponde, e tacque il Piave, si placaron l'onde. Sul patrio suol vinti i torvi Imperi, la Pace non trovò né oppressi, né stranieri!

Alla fine erano tutti e due stremati e senza voce.
Entrambi presero a tossire convulsamente e crollarono a terra doloranti nella gola come nel petto.
Questa è la storia di uno strano paese. Un paese con solo due abitanti. Uno si chiamava Patria e l’altro Resistenza.
Due uomini in guerra.
Perché una guerra prevede delle fazioni, dei contendenti, almeno due.
Di meno, vorrebbe dire che c’è qualcuno che lotta con se stesso.
In entrambi casi, se vi è ancora lotta, significa che la guerra non è mai finita…



Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.

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