News su Libia Gheddafi e Berlusconi: i mille morti sono anche nostri

Storie e Notizie N. 337

Osservo sempre con molto interesse non solo le notizie ma anche come vengono diffuse.
Credo sia un chiaro sintomo di come ci rapportiamo di fronte agli eventi, di quali aspetti della storia contemporanea consideriamo prioritari.
Prendiamo ad esempio il crescente acuirsi della rivolta in Libia.
Ho appena fatto una ricerca in rete e pare che qui da noi e non solo, perlomeno sul web, susciti maggiore curiosità il vergognoso atteggiamento del solito Berlusconi prima, durante e dopo le attuali sommosse, tra servile accondiscendenza, colpevole silenzio e debole influenza nei confronti del dittatore Gheddafi.
Mi associo pienamente, inutile dirlo.
Tuttavia, ad onor del vero, va ricordato anche che l’inquietante ambiguità del nostro paese nei rapporti con il leader libico non nasce ieri e tantomeno il giorno prima, ma ha una storia più che decennale.
D’altra parte, ditemi voi con quale personaggio oscuro dell’ultimo secolo non abbiamo avuto in qualche modo riprovevoli relazioni.
Il punto è un altro, a mio modesto parere.
Il punto è che si parla di diecimila morti (aggiornamento).
Diecimila persone innocenti uccise sulla pubblica piazza, ree esclusivamente di pretendere il rispetto del proprio diritto ad un paese libero e democratico.
Tale nobile colpevolezza manca ancora a molti di noi, non credete?
Noi, dall’altra parte del mare.
Noi che osserviamo il tutto in un monitor, che sia lo schermo del pc come quello della tv, passando per i cellulari di ultima generazione.
Nondimeno, lontananza non significa necessariamente innocenza.
Neppure colpevolezza, d’accordo, ma responsabilità sì.
E’ giusto che i morti siano addebitati con un onesto calcolo…

La Storia:

Teorema dei diecimila* morti


Ipotesi:
Prendiamo uno stato, chiamato Libia, e immaginiamo che sia totalmente in mano ad un leader di nome Gheddafi.
Mettiamo che quest’ultimo in quarant’anni instauri un regime dittatoriale e che si macchi di azioni a dir poco deprecabili.
Ora consideriamo un altro stato, chiamato Italia, e immaginiamo che al contrario della Libia sia ritenuto libero e democratico.
Mettiamo che negli stessi quarant’anni costruisca molteplici relazioni politiche, strategiche e soprattutto economiche con il paese di Gheddafi, al punto che oggi, il dittatore – tramite Libyan Investment Authority e la Central Bank of Libyasia in possesso del:
7,19 % di Unicredit
7 % di Juventus Football Club
3 % di Finmeccanica
2 % di Iveco Fiat
1 % di Eni
Ora, se Gheddafi fa bombardare una folla inerme in strada, provocando la morte di diecimila persone, seguono altrettante debite percentuali:

Tesi:
Circa 720 morti sono di Unicredit.
700 morti sono della Juventus Football Club
300 morti sono di Finmeccanica
200 morti sono di Iveco Fiat
100 morti sono di Eni

Corollario:
Una percentuale più o meno simbolica va poi attribuita a tutti i governi del paese chiamato Italia che negli anni non hanno preso le giuste distanze da chi si arroga il diritto di uccidere cittadini innocenti…

*AGGIORNAMENTO 18.52: I morti pare siano saliti da mille a 10.000. Ergo, altrettanto aumentano le responsabilità...



Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.



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2 commenti:

  1. non sapevo che avesse anche 7% della squadra italiana che ha vinto più scudetti!
    viva il calcio e chi lo modificò (calci mercato, borse, tifo violento, calciatori e allenatori con paghe stratosferiche).
    GeDonat

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  2. «Agnelli incontrò Gheddafi a Mosca», ha detto Gianluigi Gabetti in una intervista a La Repubblica, raccontando qualche episodio delle trattative per l’accordo tra la Fiat e la Libia del 1976.
    Non dice, il Gabetti, che Pietro Lavoretti, responsabile di una società di intermediazione del PCI, partecipò nel ’75 ad un incontro a Mosca tra Gianni Agnelli ed esponenti del governo libico, per concordare la partecipazione della Libia all’azionariato Fiat, e che Sergio Segre, responsabile della politica estera del Pci, sostenne presso Gheddafi l’offerta Fiat, incassando per il suo partito doppi benefici finanziari, dall’azienda torinese e dal leader libico, il quale avrebbe poi affidato ad una società del Pci la mediazione per alcune forniture dall’Italia.
    Fabrizio Spinella

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