Tar Lazio dice no e PdL non ci sta. Siamo in Dittatura, non Democrazia

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Storie e Notizie N. 134

La Storia:

C’era una volta un Paese con tante Regioni.
Una Regione di nome Lazio era contesa da due avversari, Destra e Sinistra.
Destra e Sinistra non erano i soli a fronteggiarsi, ma si sa come vanno le cose quando la posta è alta: i Piccoli non possono e soprattutto non devono vincere.
La vittoria finale sarebbe stata decisa dal Popolo della Regione in un giorno chiamato Elezioni.
Nel giorno chiamato Elezioni, il Popolo avrebbe scelto chi tra Destra, Sinistra e Piccoli avrebbe comandato la Regione.
Questa scelta era una conseguenza di una cosa che si chiama Democrazia.
La Democrazia è il Potere del Popolo.
Ripeto questo concetto perché non si sa mai: la Democrazia è il Potere del Popolo, non di Destra, Sinistra o figuriamoci dei Piccoli.
Ora, nella Regione successe un imprevisto.
Destra non fece in tempo ad iscriversi alla gara e l’Arbitro la escluse dalla competizione.
Succede, le Regole sono Regole.
Succede che ci si dimentica di pagare la bolletta della luce e ci si ritrova al buio.
Succede che si arriva tardi alla posta e bisogna tornare il giorno dopo.
Succede che il treno parte e siamo costretti a prendere il successivo.
Il fatto era che Destra aveva il Potere del Paese in cui si trovava la Regione di nome Lazio.
Il Potere del Paese gli era stato dato dal Popolo, perché nel Paese c’era la Democrazia.
E, come già detto, la Democrazia è il Potere del Popolo.
Tuttavia, Destra decise di usare il Potere del Paese per ribellarsi e si rivolse ad un secondo Arbitro, chiamato Corte d’Appello.
Il secondo Arbitro confermò la decisione del primo.
Come dire, le Regole sono Regole.
La Destra protestò dicendo che senza di lei la gara sarebbe stata priva di Democrazia.
Ma ricordo nuovamente: la Democrazia è il Potere del Popolo, non di Destra, Sinistra e tantomeno dei Piccoli.
Ciò nonostante, Destra non si arrese e presentò le sue istanze ad un terzo Arbitro di nome Tar.
Inoltre, a scanso di equivoci, Destra si avvalse ancora del Potere del Paese e fece un’azione estrema: cambiò le Regole, aggiungendone una nuova detta Decreto Interpretativo.
Questo nuova Regola fu presentata ad un quarto Arbitro, il Presidente del Paese, il quale la accettò affermando di aver scelto di rispettare la Democrazia a costo delle Regole precedenti.
Tuttavia, ripeto ancora come un disco rotto: la Democrazia è il Potere del Popolo, non di Destra, Sinistra, dei Piccoli e nemmeno del Presidente del Paese.
Nel frattempo, ecco che arrivò un altro colpo di scena: il terzo Arbitro di nome Tar confermò le decisioni dei primi due.
Perché le Regole sono Regole, a prescindere dal Decreto Interpretativo e soprattutto dal Presidente del Paese.
Ecco, la storia è arrivata fin qui.
Destra non si arrenderà, perché sa di avere dalla sua il Potere del Paese.
Quando uno ha il Potere del Paese ed è disposto a fare di tutto per conservarlo, un modo lo trova sempre per aggirare le Regole.
E quando chi ha il Potere del Paese aggira le Regole dicendo che lo fa per la Democrazia, ha un nome: si chiama Dittatore



Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.

Il popolo e la tragica storia d'Italia, Sabato 20 marzo 2010 a Roma.

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Commenti

  1. Al solito hai sintetizzato lo stato delle cose con grande chiarezza. Resterebbe solo da fare un brevissimo cenno al comportamento consono per gli Uomini Liberi nei confronti della miserabile e miserevole genia di dittatori, tiranni, affini ed aspiranti tali... Ed è per questo che mi risuona in mente una massima che un certo Pericle volle incisa a caratteri cubitali sul frontone dei Propilei dell'Acropoli di Atene...
    Un abbraccio
    Gio

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  2. Grazie!
    Pericle... come dire, le prove della vergogna attuale arrivano da lontano. :(

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  3. Il centrodestra,vista la sua esclusione delle liste elettorali del Lazio non demorde e prepara le contromosse e lo fa con un ricorso al Consiglio di Stato adottando una linea decisa a tarda sera nel summit dei vertici del partito con il pool di avvocati da giorni al lavoro sui dossier,quindi la battaglia elettorale si sposta dalle piazze ai tribunali. Nell’articolo di Lucia Bigozzi la strategia del ricorso:
    http://www.loccidentale.it/articolo/caos+liste%2C+nel+lazio+il+tar+boccia+il+ricorso+del+pdl+che+ora+punta+tutto+su+un+nuovo+iter.0087495

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