C’è stato un attentato

Storie e Notizie N. 1513

Attentato.
Questa è la parola, ma non è sufficiente a guadagnar like o faccine sensibili, malgrado le consapevoli conseguenze in immagini e suoni, di urla assordanti e il fumo che invade lo spazio vitale, al netto di un monitor ricco di pollici e risoluzione.

C’è stato un attentato.
Questo è l’incipit, ma non basta, sebbene sia ormai trama nota, nel mero racconto come nei commenti più o meno di rito, così come le inevitabili strumentalizzazioni puntualmente a posteriori.
C’è stato un attentato e ci sono stati dei morti.
Quest’ultima è la tutt’altro che scontata aggiunta, per onor di completezza, ma anche per non tralasciare l’elemento trainante, per quanto cinico, ovvero la tragica conta degli scomparsi, a scapito dei trascurabili sopravvissuti.
Già, ci hai fatto caso?

Fa sempre più rumore il numero dei deceduti, piuttosto che i cari che ne erediteranno sconforto e ricordi, spesso rabbia e smarrimento, i quali, secondo logica, dovrebbero esser infinitamente di più.
Nondimeno, ciò comporterebbe un’attenzione per il domani e il dì seguente, per i protagonisti del quotidiano, che non fanno notizia, se non fosse per la bomba.

A ogni modo, c’è stato un attentato, e ci sono stati molti morti e altrettanti feriti, a rifinire il quadro e render chiaro il disegno, a suscitar reazione pubblica innanzi all’ennesima umana follia di codesta folle umanità, oramai intercambiabili, inseparabili e acclarati sinonimi.

Tuttavia, potrei aggiungere il terribile numero alla scena, cifra a dir poco spaventosa, per quanto preceduto da un tranquillizzante circa e un rassicurante più o meno.
Sommando altro orrore, magari potrei descrivere le vite tranciate una a una, mormorando lentamente.
Tre volte cento… fino ai feriti, alle carni testimoni, agli occhi dall’orizzonte definitivamente distrutto.
Potrei parlar di armi e corruzione.
Di grandi potenze e grandi interessi.
Di USA ed Europa, a lavar mani e coscienza con acque ormai putride.


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Attentato, sì, ma è già successo.
C’è stato un attentato, ma era nell’aria.
C’è stato un attentato e ci sono stati dei morti e dei feriti, ma è così che funziona.
Altrimenti, come ignorarlo?
Già, hai fatto caso anche a questo?
A forza di abituarci ai plateali massacri di piazza, finiamo con il prestare maggiore attenzione

laddove il numero delle vittime sia inversamente proporzionale al mistero del movente.
E lo share sale insieme agli introiti pubblicitari del giallo familiare con il presentatore detective.
Eppure, nonostante ci sia stato un attentato dove in più di trecento sono morti, e solo pochi giorni dopo in migliaia manifestino con coraggio e dignità il personale dolore, non è storia capace di sfiorare la nostra empatia.
Quanto vale quest’ultima, allora, qualora l’inferno in terra mostri il suo volto a Parigi come a Londra?
Quale clamoroso errore è celato nella nostra coscienza da permetterci tale disumana distinzione?
Ebbene, il giorno in cui sullo schermo globale il sangue innocente versato in Somalia sarà ai nostri occhi dello stesso colore di ogni parte del mondo illusoriamente libero, vorrà dire che saremo sulla strada giusta per vincere questa incompresa guerra civile contro noi stessi.


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