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Etna patrimonio Unesco: eruzione vulcano storia

Storie e Notizie N. 922

A giugno l’Etna diverrà ufficialmente patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Il Mungibeddu o 'a Muntagna, come lo chiamano i siciliani, verrà insignito del prestigioso riconoscimento durante la cerimonia che avrà luogo in Cambogia, a Phnom Penh, durante la 37° sessione del Comitato del patrimonio mondiale.

Questa è la storia di un’eruzione.
Dell’eruzione di un vulcano, ma questo lo davo per scontato.
O forse non dovrei, perché non si tratta di un vulcano qualsiasi.
L’Etna non è un vulcano qualsiasi.
Non provate nemmeno a pensarlo, nei suoi pressi o a migliaia di chilometri di distanza, al presunto sicuro delle vostre automobiline imbottigliate nel traffico o le vostre poltroncine incollati alla tv.
Patrimonio mondiale dell’Unesco?
Pensate davvero che sia questa la ragione che renda l’Etna qualcosa di speciale?
A parte il fatto che se sei speciale, non lo diventi solo perché qualcuno lo riconosce pubblicamente, perfino se questo qualcuno sia l’Unesco.
Dario Fo era forse un artista meno dotato prima del Nobel?
Non è oggi Lionel Messi il miglior calciatore della terra, seppur privato dei palloni d’oro?
E la donna o l’uomo che amate, dico davvero, non sono ai vostri occhi i più belli dell’universo?
E’ banale, lo so, la bellezza è nell’occhio di chi guarda, ma nel caso dell’Etna vi è una differenza sostanziale difficilmente ignorabile da ogni essere vivente.
Sì, perché avendo questo vulcano iniziato a muovere i suoi primi passi circa 600.000 anni fa, è da altrettanto tempo lui a guardare noi, giammai il viceversa.
Tuttavia, laddove si parli di un vulcano non si può evitare di raffigurarselo nell’atto che lo rende alieno a qualsiasi semplice montagna.
Ovvero, l’esplosione di cenere, fumo e soprattutto lava, detta eruzione.
In altre parole, ciò che rende il vulcano una montagna diversa.
Una montagna che non si limita solo a guardarci e che, prima o poi, perde la testa e rovescia all’esterno il fuoco che in tempi indecifrabili ha covato dentro, tra le carni della terra che lo compone.
Perché prima o poi l’eruzione arriva.
Ora, nel caso dell’Etna parliamo di un vulcano attivo, per il quale le eruzioni non sono un fatto insolito.
Tuttavia, c’è eruzione ed eruzione.
C’è quella che ammiri da casa, attraverso lo schermo della televisione o del pc, anzi, del tablet e dello smartphone.
L’eruzione innocua, spettacolare e al contempo non pericolosa per le località limitrofe.
Come i fuochi d’artificio nelle sere d’estate.
E poi c’è l’altra.
Quella che ti ricorda che il vulcano non è solo una montagna che sbuffa.
Quella che ti rammenta che la lava uccide.
Quella che ti mostra quanto tutto potrebbe cambiare in pochi minuti se solo la terra smettesse all’improvviso di guardare e basta.
A giugno un vulcano italiano diventerà patrimonio mondiale dell’umanità.
Un vulcano chiamato Etna che, a differenza degli omuncoli che ci rappresentano oggi, ci renderà orgogliosi nel mondo senza meritarlo affatto, visto quel che stiamo facendo al nostro paese.
Quale migliore occasione per iniziare ad avere rispetto per la terra che ci ospita.
Perché di fronte a una montagna vecchia di 600.000 anni siamo tutti ospiti, nativi o meno.
 



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