Aborto e Cei: obiezione di coscienza per i tabaccai?



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Storie e Notizie N. 65

La Storia:

Lettera al Segretario generale della Cei

Caro monsignor Mariano Crociata,
sono Pio Buonsignore e le scrivo da Roma.
Sono sempre stato credente.
Nella buona e nella cattiva sorte, soprattutto in quest’ultima, come un sincero amante della propria fede dovrebbe fare.
Sono cattolico, non semplicemente cristiano.
So cosa comporta, l’ho sempre saputo.
Non sono come quelli che dicono io sono cristiano, non cattolicoio credo in Gesù Cristo, mica nel Papa.
E’ facile fare così.
Anche io avrei potuto fare lo stesso, un miliardo di volte.
E’ troppo comodo.
Una letta al vangelo e poi ognuno fa come desidera, nella più totale libertà individuale.
Libertà?!
Libertà di amare a vostro piacimento? Libertà di interpretare a vostro modo la parola di Dio? Libertà di scegliere individualmente quale morale seguire?
Eh no, cari miei, questa non è affatto libertà, bensì disordine!
Niente altro che un opportunista disordine in cui sguazzare nella più totale perdizione.
L’uomo ha bisogno di una guida, è scritto nella sua storia, che lo accompagni come un padre nel suo viaggio verso la vera luce.
Questa guida non può essere Dio, perché lui è la meta stessa.
Questa guida l’ha scelta proprio Lui, duemila anni fa e si trova a Roma, che vi piaccia o meno.
Una guida che ha tutto il diritto di esprimere il proprio parere su qualsiasi aspetto della nostra vita di cattolici, indicando la retta via da seguire.
Io ho sempre ascoltato i comandamenti del clero e questa mattina sono rimasto molto colpito dalle sue parole, caro monsignore.
Lei ha affermato che l'obiezione di coscienza è un diritto che deve essere riconosciuto anche ai farmacisti, invitando implicitamente coloro fra questi che si definiscono cattolici a rifiutarsi di vendere la pillola abortiva RU486.
Ha anche detto che i cristiani – presumo intendesse i cattolici... - sono chiamati a non prestare la loro collaborazione a quelle pratiche che, pur ammesse dalla legislazione civile, sono in contrasto con la Legge di Dio e che bisogna permettere ai farmacisti di non collaborare direttamente o indirettamente alla fornitura di prodotti che hanno per scopo scelte chiaramente immorali.
Ha ragione, come ha ragione! Ma perché limitarsi ai farmacisti? La chiesa deve continuare su questa strada moralizzatrice invadendo ogni campo della nostra depravata società.
Mia moglie è morta l’anno scorso di cancro ai polmoni a soli cinquant’anni e lo sa perché? Fumava due pacchetti di sigarette al giorno.
Tutta colpa di quei tabaccai, liberi di smerciare morte sotto gli occhi di tutti.
Se ce l’hanno i farmacisti, anche i tabaccai cattolici devono avere il diritto all’obiezione di coscienza.
Pensi se questo fosse accaduto dieci anni fa.
Mia moglie sarebbe entrata in una tabaccheria, avrebbe chiesto il solito pacchetto e il tipo le avrebbe risposto con sguardo ispirato: “Mi dispiace signora, sono un obiettore. Non sono disposto a contribuire alla sua futura morte di cancro…”
Ma forse sarebbe morta lo stesso.
E’ stata una donna egoista, una peccatrice.
Senza il mio permesso, un giorno ha abortito…


Prevista dalla legge 194 per i medici, "l'obiezione di coscienza e' anche un diritto che deve essere riconosciuto ai farmacisti". Lo chiede il segretario generale della Cei monsignor Mariano Crociata intervenuto questa mattina al Congresso dei farmacisti cattolici in corso a Roma.

Testo integrale dell’intervento “L’obiezione di coscienza del farmacista tra diritto e dovere”, di Monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Cei.

Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.

Lo spettacolo, 26 Novembre 2009 a Roma.

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