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Miep Gies, Anna Frank e un diario

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Storie e Notizie N. 95

La Storia:

12 Gennaio 2010

Caro diario,
ieri è morta Miep Gies, la donna che cercò di aiutare Anna Frank e che salvò il suo, di diario.
Enormemente più prezioso del mio.
Aveva ben 100 anni.



Miep, ovvero Hermine Santrouschitz, nacque nel 1909 a Vienna, in Austria.
Appena undicenne, a causa della mancanza di cibo, si trasferì con la famiglia a Leida, una città dei Paesi Bassi e due anni dopo ad Amsterdam.
Fu qui che ebbe un incontro che avrebbe segnato tutta la sua vita.
Un incontro semplice, come potrebbe avvenire tutti i giorni, anche oggi.
Otto Frank era un imprenditore tedesco di origine ebrea e aveva una fabbrica che vendeva preparati per la produzione di marmellate.
Miep cercava lavoro e Otto la assunse.
La ragazza era in gamba e in breve passò da semplice impiegata a dirigente.
Fin qui tutto nella norma, se non fosse che ella divenne amica della famiglia di Otto.
L’amicizia alimentò l’affetto, l’affetto fece crescere la conoscenza reciproca e la conoscenza reciproca si sa, è imprevedibile.
Difatti, proprio a casa dei Frank, Miep conobbe suo marito Jan e i due si sposarono nel 1941.
In quell’anno urlava nelle orecchie e nel cuore di tutti la seconda guerra mondiale e i due sapevano quanto fosse prezioso ogni regalo della vita, ogni fortuna giammai scontata, ogni sentimento a cui appoggiarsi nei momenti difficili.
Fu per questo che quando la caccia agli ebrei scoppiò anche nel suo paese, Miep e suo marito si guardarono negli occhi e in quell’attimo compresero che avevano già deciso.
Avrebbero aiutato i Frank, li avrebbero protetti a costo della loro stessa vita, finché ce ne fosse stato bisogno.
Tutti i Frank, Otto, sua moglie Edith e le loro figlie, Margot e Anne.
Anne Frank, conosciuta in Italia come Anna.
Perché l’hanno fatto?
E perché tanti non hanno mosso un dito?
In quegli anni milioni di persone sono state maltrattate, seviziate e uccise.
Ciò accade anche oggi, in tante, troppe zone del mondo, molto più vicino alla nostra casa di quanto possiamo sperare, eppure, anche ora, la maggior parte di noi assiste al dolore del prossimo in maniera indifferente.
Ci commuoviamo di fronte al film strappalacrime, mandiamo l’sms solidale e ci sentiamo tutti dalla parte buona perché votiamo quelli lì, non gli altri.
Eppure Miep e Jan Gies scelsero di non rimanere dei semplici spettatori e tentarono di salvare Anna Frank e la sua famiglia.
Perché era la cosa giusta da fare.
Perché avevano capito che rimanere inermi di fronte al martirio dei propri simili significa essere colpevoli anche più dei torturatori.
Perché sapevano che nascere ebrei, rom, extracomunitari o gay è solo frutto del caso.
La vita stessa è fatta di un briciolo di certezze e un oceano di imprevedibilità, che in un fuggevole istante possono togliere al fortunato di turno ogni suo privilegio.
E, come spesso accade, solo in quel momento egli capirà il senso di tutto.
Tuttavia, sono felice di sapere che al mondo ci sono persone come Miep e Jan Gies, donne e uomini che non hanno bisogno di aspettare che la ruota giri per capire cosa significhi essere umani…


Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.

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