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Novembre 2017, Spettacolo teatrale e musicale in occasione dell'uscita del romanzo
Carla senza di Noi, Graphofeel Edizioni

Storie sull'ambiente: il tema di Yimou

Storie e Notizie N. 995

L’inquinamento ha costretto le autorità di Harbin, metropoli di ben 11 milioni di abitanti, ad interrompere ogni attività, invitando i cittadini a rimanere in casa.
Si parla di un avvelenamento dell’aria 50 volte superiore al massimo consentito.
Scuole chiuse, i bambini di una quinta elementare hanno ricevuto il compito di scrivere un tema: racconta i tuoi giorni sino al ritorno in classe.
Il seguente è il tema di Yimou, dieci anni.

Aggiornamento: questo racconto è contenuto nel libro Roba da bambini, (Tempesta Editore - 2014)

Tema.
Questo è il mio tema.
Il titolo è 6.
Sei, sta per sei giorni.
I giorni che starò qui, in camera da letto, di fronte alla finestra.
La mia finestra ha un solo colore, cioè due.
Grigio chiaro e grigio scuro.
Il colore non è proprio quello della finestra.
Il vetro è trasparente, lo so.
Magari non lo fosse.
E’ il mondo di fuori che lo colora, non io.
Se fosse per me, sarebbero di qualsiasi colore fuorché il grigio.
Sia il vetro che il mondo di fuori.
Il tipo di grigio decide il nostro tempo.
Della nostra famiglia, intendo.
Grigio chiaro, la vacanza obbligata terminerà e mia sorella ed io torneremo a scuola.
Lo stesso vale per papà e mamma con il lavoro.
Grigio scuro, scurissimo, è la notte.
Questa è facile, perché se non è il giorno…
Ma quando è grigio scuro al mattino la città chiude.
E noi scriviamo un tema fino a quando torneremo fuori.
Il secondo giorno sono ancora qui, davanti alla finestra.
Mia madre mi ha chiesto cosa ci faccio, mattina e pomeriggio in camera da letto.
E’ per scuola, mamma, le ho risposto.
E anche per me, ho pensato quando è uscita per lasciarmi da solo.
Voglio guardare il vetro, fissarlo e provare a cambiarne il colore con la mente.
Questo è il giorno della magia.
Il potere del mio sguardo sfiderà il grigio.
E lo bandirà per sempre dal regno dei colori.
Il terzo giorno sono triste.
Scoprire di non essere un mago a dieci anni non è facile da mandare giù.
Ma in fondo lo sapevo di essere un babbano, mia sorella lo sostiene fin da quando ha letto per la prima volta Harry Potter.
Così ho provato a svegliarmi.
Sì, a cercare di svegliarmi dal sogno in cui sono nato prigioniero, circondato da un esercito di nubi fredde e crudeli.
Il quarto giorno mi sono svegliato.
Dalla normale notte grigio scuro, è chiaro.
Perché quando ho aperto gli occhi, intorno a me non c’era alcun esercito di nuvole, ma solo i miei soliti nemici di sempre, il vetro e il mondo di fuori.
Così, ho preso a cantare.
A squarciagola.
Perché mia nonna un giorno mi ha detto che cantare aiuta a sentirsi meglio.
Lei è stonata, ma lo fa spesso.
Mio padre dice che è matta, ma provare non costa nulla.
Il dì seguente mi alzo e ancora mi duole il capo per la ciabatta con cui si è imbattuto il giorno prima. Capirete, erano appena le cinque quando ho iniziato a scaldare l’ugola e mia sorella al mattino è come un gatto dopo una doccia fredda.
Tuttavia, trovo il tempo di concentrarmi e provare con i super poteri.
Dalla rabbia di Hulk all’intelligenza di Iron Man, passando per il martello di Thor, le provo tutte per sconfiggere i miei grigi avversari, senza fortuna.
Anzi, rimedio pure una bella sgridata da papà per aver messo a soqquadro la sua cassetta degli attrezzi.
Capirete, il babbo ha un martello enorme che sembra proprio venire da Asgard.
Il sesto ho finito il tema.
E ho vinto.
Sì, ho vinto la battaglia.
Una.
Non la guerra, perché il grigio c’è ancora, oggi, intorno a me.
In quell’una, la prima di tante, ho solo capito qualcosa.
Se voglio altri colori, su quel vetro, non servono magie e poteri soprannaturali.
Io sono quel colore che manca.
E solo io posso cambiare il mondo di fuori.
Con me stesso.
Se saremo in tanti, un bambino, un colore, cancelleremo insieme il grigio dai vetri.
E dai nostri occhi.

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