Storie di bambini nati morti: l’aveva detto

Storie e Notizie N. 1016

Aggiornamento: questo racconto è contenuto nel libro Roba da bambini, (Tempesta Editore - 2014)

In Cina, capita che un bimbo appena nato venga dichiarato morto a causa di congenite difficoltà respiratorie.
Solo che una volta condannato a perire cremato, il piccolo sbotta a piangere e si salva la vita.
Pare che le sue prime parole siano state…

L’avevo detto, io.

Non dite che non l’avevo detto.
Ah, ma adesso mi sentono.
Adesso…
Diciamo tra un po’.
Ma che dico, tra molto di più.
Diciamo pure non prima che mi sia tolto qualche sfizio quaggiù.
Diciamo pure tutti gli sfizi del mondo.

Eppure mi avevano convinto, senza scherzi.
Fai il bravo, mi ripetevano lassù.
Voi sapete dove.
Voi sapete chi.
Beati voi e di sicuro loro.
Mi raccomando, si premurava uno dei boss, sii gentile.
D’accordo, obiettavo io, ma all’inizio potrei farmi…?

Una canna? Ah, cominciamo bene, cominciamo, si adiravano.
Niente, non riuscivo a terminare la frase.
Non far stancare la mamma, piuttosto, esclamavano in coro.
E non far stressare il babbo, aggiungevano di contrappunto.
Prometti che mangerai sempre tutto, mi ordinavano.
Che le farai a tempo debito.
Sia la piccola che la grossa.
Soprattutto quest’ultima.
Certo, lo giuro, rispondevo.
Ma appena arrivo, posso farmi un…?

Un goccetto, magari? Strillavano stracciandosi le vesti, ma allora sei proprio un vizioso.
Idem come sopra, mi interrompevano sempre.
Riga dritto e fai le ninne a tempo debito, mi intimavano.
Altrimenti si scombina tutto.
Sì, però, tentavo di ribattere.
Ah, sei un sovversivo? Si adirarono in quel mentre.
Un anarchico? O, peggio, un relativista agnostico con il feticismo per la ragione?
Che?! Saltai su confuso.
Ad ogni modo, farò come dite, li assecondai.
Ma una volta arrivato, che ne pensate se mi faccio un bel…?

Dopo, dopo, mi stopparono.
Fai il bravo e preparati, annunciarono quindi più eccitati del sottoscritto.
Tocca a te.
Cioè a me.
Fai il bravo, rimarcarono per l’ennesima volta.
Chiudi gli occhi.
E a presto.
A più tardi, casomai, gridai precipitando sulla vita senza paracadute.
Con una cruciale domanda senza risposta nel cuore.
Ovvero un desiderio.

Quando sarò arrivato, pensavo cadendo, mi piacerebbe farmi quel liberatorio…
Rumoroso quanto basta.
Magari in do maggiore, come hanno esordito i più grandi scassatimpani del cielo.
In breve, pianto.

L’avevo detto io, che era cosa buona e giusta.
Perché il pianto allunga la vita, altro che il riso.
E adesso, se proprio volete, farò il bravo…

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