Storie d'amore: Saudita e Yemenita a processo per amore

Storie e Notizie N. 1018

Li chiamano già i Romeo e Giulietta d’Arabia.
World Shakespeare Festival

Houda al-Niran, ragazza 22enne saudita, e Arafat Mohamed Tahar, giovane 25enne yemenita, si amano, nonostante il parere avverso della famiglia di lei.
Cosicché Houda e fuggita nello Yemen a cavallo del proprio cuore ed è stata arrestata per essere entrata illegalmente.
In attesa del processo che la vede imputata a San'a', vi propongo una quanto mai ipotetica arringa difensiva del suo avvocato, Me Abdel Rakib al-Qadi:

Vostro onore,
Signore e signori della giuria,
E più che mai voi altri, platea silente, ma non meno importante.
Eccovi il sentito discorso che ho ier sera preparato a vantaggio del mio assistito.
No, l’accusa non si affanni ad opporsi.
Nessun errore.
Non v’è alcun refuso nella mia introduzione.
Se al maschile ho coniugato il lemma che in qualche modo dovrebbe rappresentare la giovane, la cui presunta colpa siamo qui, oggi, ad esaminare, è per una ragione fondamentale.
Centrale, in ultima analisi, nell’essenza del mio ragionamento.
Dovrebbe, ho detto, e questo non è stato affatto frutto del caso.
Presunta, ho aggiunto, e anche questo è aggettivo quanto mai scelto con cura.
Sì, perché la giovane Houda non ha alcun bisogno del mio appoggio.
In breve assistere.
A meno che il suddetto verbo non si riferisca a tutt’altro sinonimo.
Ovvero, assistere nel senso di essere presente.
Per meglio dire, starle accanto limitandosi ad ammirarla.
L’oggetto del mio accudimento siete in realtà voi, vostro onore.
Questo assurdo processo.
Il tribunale dove ora ci troviamo.
E l’intero cosiddetto ordinamento, tradizionale o legislativo che sia, che ha costretto una giovane innamorata a sacrificare la propria famiglia d’origine per quella dei suoi sogni.
Ecco, colleghi dell’accusa, opporsi in questo frangente risulterebbe piuttosto opportuno, in quanto avrei dovuto per grammaticale coerenza usare il plurale.
Cioè, assistiti.
Tuttavia, per me l’uno vale l’altro e ho ridotto all’osso per un eccesso di economia.
Siamo in tempo di crisi, dopo tutto.
D’altra parte, l’arringa rimane la medesima per ciascuno di essi.
Quale sarebbe la colpa?
La suddetta obiezione sarebbe giustificata in ogni aula del mondo, or ora.
E la risposta arriverebbe puntuale, nel medesimo mondo, ovunque si conservi un briciolo di buon senso nell’animo.
A motivare l’aggettivo di cui sopra.
Presunta, per i deboli di memoria.
Ingenuità, questo è il reato.
Sì, signore e signori.
Un’inaccettabile ingenuità.
Come si fa, mi chiedo?
Come si può essere così ingenui, dopo un numero così immenso, calcolabile solo con l’ausilio di molteplici eternità, di storie d’amore scritte, narrate e recitate, sulla scena o al di sotto di essa?
Nemmeno un infante per età o un infermo di mente potrebbero dimostrarsi capaci di rimanere indifferenti innanzi a tale forza della natura.
Leggi pure quando due creature si amano davvero.
E se c’è una giovane donna di mezzo, vostro onore, l’ingenuità è davvero imperdonabile.
Un processo con tutti i crismi sarebbe più che mai dovuto.
Se non è chiaro, ribadisco la mia disponibilità a difendervi tutti.
Nondimeno, a scanso di equivoci, devo informarvi che non posso fare promesse sul buon esito della causa…

Vieni ad ascoltarmi:
Sabato 30 Novembre ore 18, Teatro Planet, Via Crema 14, Roma




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