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Novembre 2017, Spettacolo teatrale e musicale in occasione dell'uscita del romanzo
Carla senza di Noi, Graphofeel Edizioni

Storie d'amore: lo zombie fortunato

Storie e Notizie N. 1008

In Brasile, sepolto vivo nel cimitero, un uomo è stato salvato da una donna che pregava nei pressi, dopo aver scorto la mano emergere da sotto terra.

Questo non è un film horror, credetemi.
Anche se lo sembra.
E’ qualcos’altro e mi perdonerete se non so definirne il genere.
Di sicuro è una storia.
Da ascoltare o meno, sta a voi deciderlo.
Uno zombie, sì, sono uno zombie.
Uno zombie fortunato, però.
Perché diventando tale – uno zombie, intendo – ho capito ben tre cose.
Le fondamenta della mia novella buona sorte.
Già, novella, poiché fino ad oggi mi ero così abituato alla sventura da ritenerla l’unico orizzonte possibile.
Come qualcuno che si convince di non poter aspirare ad una classe politica degna di questo nome.
Ad una vita, non dico felice, ma anche solo gradevole a tratti.
A un sogno realizzato. Pure uno solo, ma che vale la pena costruirci un’esistenza attorno.
Dal canto mio, ero lì, nel cimitero di Ferraz de Vasconcelos, nello Stato di San Paolo, in Brasile.
Sepolto vivo.
Ditemi voi se si possa cadere più in basso di così.
Sotto terra, pestato a sangue, moribondo.
Forse peggio che morto.
Anzi, qualcosa di più.
Di oltre.
Ma sufficiente a farmi condannare all’esclusione dall’aula dei viventi.
In castigo anticipato, nell’oltretomba dei bocciati senza rimandi.
Non potrò mai dimenticare il tempo che è trascorso prima dell’arrivo di lei.
La mia salvatrice.
Un tempo dilaniato da una fiera spietata.
Un mostro crudele sotto forma di consapevolezza di meritare la sentenza.
Vivo, ma trascurabile.
Con il cuore che batte, ma fuori giri.
I polmoni respiranti e per questo da sopprimere.
Perché l’aria non è per quelli come me, zombie reietti, ovvero rifiuti non riciclabili dalla società piramidale.
Mi correggo, non era.
Perché sarò pure uno zombie, ma da oggi non me ne vergogno più.
Anzi, me ne vanto.
E lo devo alla mia neonata fortuna, un vascello sospinto da ben tre vele.
O salvifici motivi.
Primo, il più banale: finché non sei morto davvero, c’è sempre un’alternativa.
Perfino agli antipodi del mondo che si crede più vivo di te.
Secondo, il meno facile da accettare: la luce arriva ovunque, pure sotto terra.
Addirittura in un luogo a cui il canto della morte e il pianto dei rimasti fanno da colonna sonora.
Terzo, il motivo veramente decisivo: devi alzare la mano, se vuoi aiuto.
Per quest’ultimo, dico grazie a te, donna di passaggio.
Non smetterò mai di amare la tua generosità.
Come uno zombie.
Fortunato.
E finalmente vivo.
 



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