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Novembre 2017, Spettacolo teatrale e musicale in occasione dell'uscita del romanzo
Carla senza di Noi, Graphofeel Edizioni

Storie sui diritti umani: Deportazione Armeni disumane

Storie e Notizie N. 1032

Capita che a 98 anni di distanza dal genocidio, di almeno due milioni di persone secondo gli armeni, ad opera dei turchi, il ministro degli esteri Ahmet Davutoglu ammetta che la deportazione degli stessi sia stato un atto disumano.
Si sa, la Storia con la S maiuscola ha i suoi tempi, ecco.
Nondimeno, i piccoli racconti che sopravvivono in questo spazio hanno, come dire, natura prettamente anarchica e non seguono regola alcuna.
Prima tra tutte quella temporale…

Coraggio.
Afferriamo insieme i lembi di questa linea che ci scorre sotto i piedi, dall’incipit del nostro comune esordio sino alla fine di tutto.
Perché la fine arriva sempre, almeno questa è una certezza.
Prendiamo questa sorta di spago e annodiamolo nel più breve spazio possibile.
Un nodo dolce, eh?
Non siamo marinai, qui.
Casomai, ne narriamo le gesta.

Senza paura.
Teniamo stretto tra le mani quel prezioso groviglio.
Di straordinarie imprese e clamorosi abbagli.
Di banali atti.
E gesti unici che banali lo sono solo nel nome.
Osservate con me l’arte di un mondo collassata in un unico quadro.
Tutto è accaduto, su quella tela.
Quel che è stato e quel che sarà.
Che in questo immaginario istante semplicemente è.

Forza.
Cerchiamo tra il moltissimo e puntiamo l’attenzione sul molto.
Troppo.
Leggete pure legalizzate disumanità.
La prima è facile.
Le deportazioni armene furono disumane.
Nell’attimo esatto in cui avvennero.
Perché siamo ormai troppo avanti in questa minuscola storia per nasconderci dietro un calendario.

Senza indugio.
Scorriamo in coro altri abomini istituzionalizzati.
Negare ad un individuo i diritti, qualsiasi tra essi, a causa dei suoi sentimenti per qualcuno del suo medesimo genere.
Scusateci, riconoscono in coro i pentiti più o meno responsabili.
Era disumano.
Lo è.
Fare bersaglio i propri simili con indicibile disprezzo e quanto mai ingiustificato senso di superiorità per il solo fatto di apparire in qualche modo diversi.
Chiediamo perdono, recitano gli illuminati dell’ultim’ora.
E’ disumano.
E lo era.

Scaricare con puntualità a dir poco chirurgica ogni personale afflizione sulle spalle di creature più indifese usando come pretesto il loro differente stile di vita.
E’ ed era disumano.
Questo è quel vale qui, ora.
Ieri e domani.

Oggi.
Nella Storia con la S maiuscola, aspettiamo.
Aspetteremo.
Con fiducia.
Hai visto mai che ti sorprenda anticipando i tempi.
L’umano.

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