Storie di bambini: lettera del piccolo Tommy

Storie e Notizie N. 1039

Dopo cinque anni di coma, se n’è andato il padre di Tommy, il bimbo di 18 mesi affetto da epilessia, sottratto ai genitori nel 2006 ed ucciso da uno dei rapitori perché, a suo dire, non ne sopportava il pianto.
Ecco, nella mia immaginazione, le parole che in qualche modo uniscono i due…

Caro papà,
dicono che quando si muore si smetta di soffrire.
Nulla di più sbagliato.
Esempi?
Eccotene in quantità, sotto forma di retoriche domande.
Quando il viaggio è finito e finalmente si scende dal treno si finisce forse di sognare disperatamente un domani migliore? Per te e più che mai per coloro a cui tieni?
E laddove termini uno spettacolo e il sipario chiuda, credi magari che con gli attori scompaia anche l’emozione che li ha attraversati in scena? Dalla rabbia alla gioia passando inevitabilmente per il dolore?
Quando chiudi gli occhi e spegni la luce su questi ultimi, puoi dirmi che ciò a cui tieni davvero verrà cancellato?
Potrei andare avanti, ma rischierei di risultare monotono.
Così, passo a sfatare altro tabù.
Dicono che quando si muore si va da qualche altra parte.
Altrettanto errato.
E qui non ho bisogno di esempio alcuno.
Perlomeno con te.
Perché malgrado quel che la triste notizia provocò più che mai nel tuo cuore, in quel maledetto giorno di otto anni addietro, sono sempre stato qui, vero?
Come prima.
E forse più.
A dirla tutta, chi vorrebbe andare da qualche altra parte che non sia accanto al fuoco per cui vale la pena qualsiasi cosa, perfino morire.
Fiamme che bruciano sul serio solo per quelli come noi.
Separati con violenza.
Sebbene per un attimo.
Già, un attimo.
Difatti, dicono che quando si muore la vita intera ti passi davanti.
Sarà, ma costoro non sono affatto precisi.
Non è una vita qualsiasi, quella che viene proiettata sullo schermo del cinema chiamato inconscio.
Puoi dargli il titolo che vuoi, ma il film è solo uno.
La vita di coloro che hai amato, varrebbe per tutti.
Dicono altresì che quando si muore l’anima sopravviva al corpo.
Anche qui, può essere.
Ma di sicuro c’è qualcosa che a sua volta sopravvive ad entrambi.
Quanto mai sopravvaluti carne e spirito.
E’ la magia che ci dipinge abbracciati stretti su un’indelebile tela.
Il miracolo che mette in scena il nostro giocare insieme, di nuovo.
La poesia che racconterà di noi.
Con le parole che mancavano.
Sì, questo sopravvive ad anima e corpo.
In breve, l’amore...

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