Israele Palestina storia breve: noi il pubblico

Storie e Notizie N. 1126

Immagina un palcoscenico.
Lo schermo di un cinema.
O anche le pagine di un libro.
In breve uno spettacolo.
Una storia raccontata di continuo.
Sempre, anche quando non l’ascolti.
Soprattutto in quel tempo.
Una di quelle trame lente, che puoi riprendere in qualsiasi punto.
E non trovare alcuna fatica nel riacciuffare il filo del racconto.
Guerra.
Storie di viaggi e di guerre, le sole due possibilità narrabili, così pare funzioni.
Qui è di guerra che si parla.
Perché tutto può essere tranne che un viaggio, stavolta.
Difficile viaggiare quando si è prigionieri in uno straccio di terra circondato da una muraglia indurita da ossessivo quanto determinato odio.
Nondimeno, se le storie sono viaggi o guerre, solo le prime raccontano davvero qualcosa di nuovo.
Un viaggio genera emozioni e luoghi, un bambino diventa uomo e una donna diviene una bambina, e si ritorni o meno a casa, domani tutto sarà diverso.
Al contrario, la guerra è una narrazione falsa.
Mente sapendo di farlo, laddove suggerisca ideali o ragioni per giustificare quel che accadrà nella scena successiva.
I personaggi possono cambiare volto, ruolo e casacca.
Addirittura, come nel nostro caso, dopo esser stati vittime, oppressi e sterminati in un secolo, diventano carnefici, oppressori e sterminatori in quello seguente.
Possono cambiare le armi, a seconda di cosa offre il mercato.
Possono mutare le strategie e le tattiche nella battaglia.
Ma il racconto non cambia davvero, è la solita illusione di parole e suoni, immagini e colori.
Perché morte è l’incipit e la conclusione.
E’ scritta nei titoli di testa come di coda.
Morte di innocenti, i cosiddetti civili, donne e bambini.
Sì, spesso muoiono anche i guerrieri, i contendenti.
Ma chi di sicurò pagherà il prezzo più alto sono sempre gli stessi.
Leggi pure come il sacrificio dei personaggi dalla sceneggiatura breve.
Questa è la realtà di una storia vecchia.
Che se non è un viaggio, è inevitabilmente guerra.
Immagina di nuovo le pagine di un libro.
Meglio, un palcoscenico.
O, se preferisci, lo schermo di un cinema.
Gli attori sono lì, che uccidono o muoiono, senza alternative.
Nulla cambia, se ti volti o vai al bagno e ritorni alla tua poltrona.
Guerra.
Questa è una storia che non cambia mai veramente.
Perché questa è una storia che ha un solo finale già visto troppe volte.
Morte degli innocenti.
A meno che il lettore strappi le pagine, per una volta a ragione.
A meno che gli spettatori non facciano a pezzi lo schermo.
A meno che il pubblico la smetta di fare il pubblico.
Per salire sul palcoscenico e dire basta.
Com’è stato in passato, anche oggi, ora, solo noi che assistiamo a questo terribile spettacolo possiamo cambiarne la storia.
Perché altrimenti, loro, non si fermeranno.
Solo così il racconto della guerra può diventare la storia di un viaggio.
Verso la pace.

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