Bambino autistico cacciato a Roma: il senso del disturbo

Storie e Notizie N. 1220 

Capita che a Roma una madre di Ravenna si sia sentita consigliare di andarsene da un Bed and Breakfast a causa del figlio, un bimbo autistico.
Perché avrebbe potuto disturbare…

C’era una volta un popolo.
Un popolo unito.
Ben stretto nel bel mezzo del mondo.
Al sicuro, al riparo.
Possibilmente lontano.
Dal pericolo.
Reale o narrato che fosse, perché laddove la storia e la notizia si salutino lungo la via, vuol dire che i confini tra la seppur ingenua invenzione e l’asperità della nuda terra divengono ambigui.
Confusi e rarefatti.
Ottenendo il più paradossale degli esiti.
Affascinare gli ebbri di narrazioni incaute e al contempo rafforzare le convinzioni del popolo in oggetto.
Nessuno sa bene quando tutto iniziò.
L’istante esatto in cui l’intruso osò frantumare le evanescenti uova nel paniere di ottuse angosce disegnato.
Ciò che conta è che la storia mutò.
Una ragazza dall’ugola sregolata urlò macchiando il silente vivere del popolo al riparo.
Allora quest’ultimo reagì per pura coerenza.
O anche l’opposto, non v’è differenza.
Si restrinse.
Quanto bastò a cancellare perfino l’eco della sgradita melodia.
Un vecchio posseduto da un demone di quelli buoni, che a sua volta era stato posseduto da un’anziana ballerina di flamenco a cui era stato proibito di ballare fino ai novant’anni, che a sua volta ancora aveva venduto l’anima ad un angelo distratto da un’insopprimibile curiosità, si era azzardato ad avvicinare i polpastrelli delle dita alla pelle del popolo.
Sino a compiere l’inaccettabile peccato.
Leggi pure come la scandalosa pratica degli umani pervicaci nel rimaner tali.
In breve, toccare.
Di tutta risposta il popolo si mosse secondo copione.
Si restrinse ulteriormente.
Fino a rendere l’insano incontro di epidermidi sconosciute solo un ricordo.
Brutto, indubbiamente brutto.
La notte sembrava esser trascorsa, allorché il terzo incomodo apparve.
Una bambina.
Guardandola, anche voi avreste commentato al medesimo modo: “ Toh, guarda: una bambina…”
Grave errore innanzi ad una lordatrice professionista, per quanto imberbe.
La piccola era armata di tutto punto.
Sugo di pomodoro e sterco di criceto, muco di pecora senza lana, per cui alquanto raffreddata, e sputo di mucca che si finga pazza, ma questo non vuol dire che la saliva sia profumata, ecco.
Tutto questo e molto altro venne gettato dalla bimba ovunque la vittima esponesse il glabro fianco.
Ebbene, anche stavolta il popolo non si smentì.
Si restrinse di nuovo.
Quel tanto sufficiente per divenire irraggiungibile dai lanci della terribile nemica.
Nondimeno, fu solo l’inizio.
Ragazza, vecchio e bambina.
Uno, due e tre…
E altri giunsero, non meno capaci di incidere la parola proibita nel racconto vivente del popolo nel mezzo del mondo.
Disturbo.
Il popolo replicò ogni volta nell’unico modo che conoscesse.
E a forza di restringersi ottenne il solo risultato al termine di siffatta via.
Scomparì.
Si cancellò da sé dalla terra.
Non prima di aver compreso che, il più delle volte, il senso del disturbo del prossimo non è altro che la prova.
Che siamo ancora vivi…

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