Storie di razzismo: il senso dell’orango

Storie e Notizie N. 1262

Pare che per il senato nostrano paragonare qualcuno a una scimmia non rientri nel reato di istigazione all’odio razziale.
Tuttavia, prima di trarre conclusioni è sempre bene ascoltare il maggior numero di punti di vista…

Che dire, sono contento.
Certo, nel modo e l’intensità con le quali noi oranghi siamo contenti, ecco.
Per chi non lo sapesse, allorché sopraggiungano i primi refoli di un seppur vago afflato da letizia condito, non vi aspettate al contempo l’inizio di uno scontato sorriso e una qualche avvisaglia di luce nello sguardo.
Noi oranghi siamo noti per la nostra riservatezza.
Ridiamo dentro.
Al massimo potrete notare la flebile oscillazione del sopracciglio destro.
Se è il sinistro è un tic.
L’orango col tic a quello destro potrebbe creare confusione, ma questa è un’altra storia.
A ogni modo, tengo a sottolineare che la medesima discrezione la riserviamo al pianto.
Siamo coerenti, noi.
E ogni riferimento a cose, animali e soprattutto persone è quanto mai voluto.
Tuttavia, presumo vi starete chiedendo le ragioni della mia gaiezza.
Quesito più che mai lecito, visto anche quanto risulti arduo intuirle decifrando la mia espressione.
Ebbene, mi sento a dir poco lieto dopo aver udito il responso del consiglio della foresta.
Non che non me l’aspettassi, diciamolo.
L’esito della discussione era talmente banale che anche solo parlarne al bar sarebbe stato vano, figuriamoci chiamare in conciliabolo tutti gli animali.
Nondimeno, laddove accada che i tuoi simili si macchino di comportamenti inaccettabili, non fa mai male discuterne.
Quel che conta sono sempre le conseguenze del fiato più o meno sprecato.
E pure stavolta ogni riferimento a voi sapete chi è oltremodo auspicato.
Per la cronaca, tempo addietro quel rozzo decerebrato del cinghiale, arcinoto per la sua vergognosa trivialità, si è distinto ancora una volta paragonandomi a un essere umano.
Sia ben chiaro, il rozzo decerebrato non è riferito a tutti i cinghiali.
Tali ottuse quanto pericolose generalizzazioni rappresentano un grave errore che proprio noi bestie non possiamo permetterci di compiere, considerando ogni tipo di dispregiativa accezione si portino dietro le parole che ci definiscono.
Come bestie, giustappunto.
No, il rozzo decerebrato è lui, solo lui e questa è una delle ragioni della mia soddisfazione di cui sopra.
Perché, nonostante la gravità dell’insulto fosse evidente, i miei compagni di savana si sono ritrovati tutti insieme, tutti insieme hanno parlato e agito.
E ogni riferimento… insomma, ci siamo capiti.
Indi per cui lo sgradevole cinghiale è stato bandito dalla foresta a calci nel didietro, reprimenda quale monito per tutti.
Accostare uno di noi a un essere umano, ha letto le motivazioni la leonessa – già, abbiamo un presidente femmina – è altamente discriminatorio.
Con tutte le manifestazioni di intolleranza e gli insulti che abbiamo sofferto e ancora oggi patiamo noi scimmie per colpa di questa vicinanza con voi altri nell’apparato evolutivo sarebbe stato il colmo se fosse avvenuto qualcosa di diverso.
E ogni… ops.
Indi per cui sono contento.
Sono contento principalmente perché da oggi so che nella foresta ogni animale, senza distinzione alcuna, ha qualcuno che lo difenderà dall'ignominia altrui.
E quel qualcuno sono tutti gli altri animali.
In conclusione, vorrei precisare che nulla ho contro l’essere umano oggetto dell’inopportuno paragone.
D’altra parte, dato che tra i due la bestia sono io, di sicuro i suoi simili si saranno indignati molto più dei miei.
E non oso neanche immaginare con quale pena avranno punito il marrano colpevole…

Leggi altre storie di razzismo

Visita le pagine dedicate ai libri:
 



Altre da leggere:

Nessun commento:

Posta un commento