Storie di bambini: solo un bimbo 'disabile'...

Storie e Notizie N.  1272

Ma tu guarda.
Ma tu guarda un po’.
Ma tu guarda un po’ se al giorno d’oggi vi debba spiegare le cose del mondo un undicenne che fa ancora la quinta elementare.
No, dico, ci fate o cosa?
Le storie, allorché si decida di raccontarle, vanno preparate un minimo.
Ma tu guarda…
E guarda: Cadono calcinacci in classe: “due” – ripeto – “duebambini e una maestra feriti in provincia di Agrigento.
Di cui uno disabile, nel testo del racconto.
Intanto, qui si viola la prima premura per un narratore che pretenda assurgere a prosceni degni di vaste platee, ecco.
Ma tu guarda un po’.
Il titolo è importante, caro signor mio o gentile signora che dandoci di inchiostro e fantasia avete buttato in pasto alla rete la vostra visione.
Peraltro approssimata visione dei fatti, giammai quelli che mi hanno visto diretto protagonista.
Da cui, ma tu guarda.
Guarda un po’.
Quel che ho visto e vissuto io.
Sì, perché l’unico bambino che sia rimasto ferito è il sottoscritto.
Come specificano più avanti.
Ma tu guarda.
Guarda un po’: Calcinacci scuola: solo “uno” bimbo ferito.
Di male in peggio, cari miei, poiché laddove si migliori in aritmetica, è proprio nell’arte armonizzatrice di vocaboli e delle molteplici trame di questi ultimi - volgarmente detta grammatica - che si pecca.
Che poi, seppur rimediando al refuso, tutto mi sento fuorché solo un bambino.
Di sicuro qualcosa di più che un romeno disabile di 11 anni che frequenta la quinta elementare, come si narra nella storia suddetta.
Ah, sarà forse per la mia nazionalità che avete titolato “uno” bimbo?
Ma tu guarda.
Ma tu guarda un po’, anzi tanto.
Perché perfino dalla penna che perlomeno si impegna a non compiere ulteriori sviste lessicali, viene fuori un titolo pressapochista e fuorviante: Cadono calcinacci in classe, feriti maestra e un
alunno disabile.
Maestra di sostegno, come chiarisce il resto della narrazione.
Amici cari, ma la vogliamo smettere di volar radente, qualora si decida di occuparsi delle nostre esistenze?
Siamo pieni di roba, quaggiù, a sud della vostra miopia.
Entrate, la porta è sempre aperta.
Basta che lo facciate pulendovi le scarpe quanto il cuore.
Magari scoprirete che la mia amica ed io.
Siamo un’infinità di storie.
Subito sotto.
Un bambino disabile e una maestra di sostegno

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