World press photo 2016 foto la vera storia

Storie e Notizie N. 1321

Warren Richardson, Australia, ha vinto il primo premio (sezione Spot News, singles) della 59esima edizione del World press photo con la fotografia “Hope for a New Life” (Speranza per una nuova vita). In essa si vedono un uomo e un bambino che tentano di attraversare il confine tra Ungheria e Serbia nella notte del 28 agosto 2015, quando il famigerato muro non era ancora stato ultimato.
Coerente con il famoso dipinto di Magritte, “La Trahison des images” (Il tradimento delle immagini), dove si vede una pipa accompagnata dalla didascalia “Ceci n'est pas une pipe” (Questa non è una pipa), ecco la vera storia dell’immagine vincitrice…

Ecco, cominciamo da qui.
Le persone nella foto non sono dei vincitori.
Nessuno lo è, in sconfitte così grandi.

Non ci sono dei rifugiati, no, ahi loro, no.
Perché per esser tali, ci dovrebbe essere un rifugio ad attenderli.
Coloro che glielo offrano.
E, come minimo, quelli che si vergognino.
Di negarglielo.

Non sono dei sopravvissuti.
Aspetta, aspettiamo, non illudiamoci. Non illudiamoli. Il viaggio, come la storia, non è ancora finito. Costruiamo la pagina che manca, piuttosto.

Non sono degli immigrati e dei clandestini, degli extracomunitari o, traduciamo a senso, degli umani di minor valore.
Perché, guarda bene, sono ancora al riparo da noi.
Sulla linea di mezzo tra un inferno e l’altro, ma salvi.
Sulla punta della spada, ma non ancora protesa nella futura ferita.
Nei sogni di chi è rimasto indietro, non ancora delusi.

Non sono delle vite da temere e, ascolta attentamente, neanche da tollerare.
Perché innanzi a un tuo simile che si dimostri pronto a stringere in una mano tutto il passato e il presente che possiede, per gettarlo via come sabbia nel vento e così salvare l’unico frutto rimasto del proprio irreversibile sacrificio, come fai a non provare ammirazione?
Compassione?
O anche solo semplice e ordinaria empatia?
Come fai?

Aggiungo anche che la foto non è in bianco e nero, che fa pensare al passato, al tempo che fu.
Quello è il modo in cui la vediamo noi.
Quello è il modo in cui preferiamo, vederla noi.

E ti dirò pure che quello che intravedi minaccioso sul capo della più giovane tra le vite ritratte non è filo spinato. E’ la volta che quotidianamente sovrasta chi ha osato tatuare sul proprio stesso cuore le più paventate tre parole che siano mai giunte sulle coste fortunate di questo pianeta.
Io voglio vivere.

A dirla tutta, infine, forse scoprirai con me che quelli che vedi non sono due uomini che nel 2015 si scambiano un bambino al confine tra la Serbia e l’Ungheria.
Sarebbe troppo assurdo.
Quasi quanto noi tutti che li guardiamo.
Come se fosse una cosa normale…

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