Storie sull'ambiente: Gli indigeni Munduruku contro i molti

Storie e Notizie N. 1364

In Brasile in questi giorni gli indigeni Munduruku stanno protestando contro il governo, reo di voler costruire circa 40 dighe lungo il bacino del fiume Tapajós, progetto non giustificabile perfino economicamente, secondo un recente rapporto di Greenpeace.
Pare che solo la prima delle dighe previste sommergerebbe 400 chilometri quadrati di foresta pluviale incontaminata, causando la deforestazione di un’area di 2.200 chilometri quadrati.
I Munduruku sono gruppo etnico di poco più di undicimila individui e sembra sappiano contare solo fino a cinque, definendo genericamente quantità superiori con i termini ‘alcuni’ o ‘molti’.

Eccomi, immobile.
Saldo alla presa, sicuro.
Con le spalle alla terra, fiducioso.
Perché amato e protetto, da chi amo e proteggo.
Da alcuni.
Sì, lo dico e non me ne vergogno, più che mai oggi nell’era di virtuali miracoli costellata.
Io sono un indigeno.
Un nativo, se vuoi.
Un selvaggio, se preferisci.
Un Munduruku, se proprio la vuoi saper tutta.
Eccomi qui, sereno.
Pronto a resistere con preoccupazione.
Con gli occhi celati dalle palpebre che la vita mi ha donato.
Coraggio e speranza c’è scritto sulla pelle in tatuaggi color carne che solo in pochi vedono e ammirano.
Certo, lo so.
So bene che il contorno che delimita la mia esistenza evoca il defunto della scena delittuosa.
Questo è quel che il vostro mondo traduce, al di fuori di quei sopravvalutati confini.
Nondimeno, a smascherare l’illusione, puoi leggere le mie parole.
Osservare il mio petto che lentamente vibra a tempo col cuore, se la curiosità ha il sopravvento.
E ascoltare il rumore di sogni travestiti da pensieri, se l’immaginazione vorrai assecondare.
Certo, qui non si vincerà, alla fine.
Sicuro, prima o poi il venefico intruso di plastica e metallo verrà innalzato, celebrato e raccontato con tutti gli onori usurpati.
E i molti, come logica esige, avranno la meglio sui pochi.
Tuttavia, nel mentre.
Io sono qui.
Io sono qui, mano nella mano con i miei fratelli.
Io sono qui, mano nella mano con i miei fratelli indigeni.
Io sono qui, mano nella mano con i miei fratelli indigeni Munduruku.
Con le spalle alla terra, gli occhi chiusi e il corpo circondato da un confine che si illude di fermarmi.
Io sono qui a lottare.
Perché è così che fa.
Il popolo dei vivi.

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