Storie sull'ambiente: la meravigliosa sconfitta

Storie e Notizie N. 1400

Le proteste dei nativi americani nel North Dakota, riuniti nel movimento chiamato NoDAPL (No Dakota Access Pipeline), sono iniziate nella primavera del 2016 per impedire la costruzione dell’oleodotto della compagnia Energy Transfer Partners, il cui tracciato prevede l’attraversamento dei fiumi Missouri e Mississippi, così come parte del Lago Oahe, vicino alla Riserva dei Sioux di Standing Rock.
Dopo una limitata revisione del percorso, lo United States Army Corps of Engineers – il nostro Genio militare - ha escluso un impatto significativo.
Al contempo, citando effetti potenziali e mancanza di consultazione con le tribù dei nativi, nell’aprile del 2016 l'Environmental Protection Agency, il Dipartimento dell’Interno, e il Consiglio consultivo per la conservazione storica hanno richiesto con scarso successo al Corpo degli Ingegneri dell'Esercito una valutazione più approfondita.
Difatti, nel mese di luglio, gli ingegneri hanno approvato i permessi di attraversamento dei corsi d'acqua.
Di conseguenza, la protesta è stata lanciata da un’anziana Sioux di Standing Rock e dai suoi nipotini, decisa perfino a bivaccare nel percorso dell’oleodotto a difesa della terra e del suo popolo.
Durante l'estate il movimento è cresciuto sino a contare migliaia di persone…

Diciamolo subito.

Sì, diciamolo all’inizio del film, così nessuno potrà dubitare del resto.
Come è andata nei preziosi dettagli non lo saprete mai.
Ma la storia che avete imparato è ormai scritta.
L’unico migrante privilegiato al mondo, il famigerato viso pallido, è sbarcato, ha distrutto e massacrato.
Ha mentito, per anni ha mentito sulle sue nefandezze, travestito da prode cowboy e fascinoso pistolero.
Poi qualcosa è trapelato, ma lo scomponimento è stato minimo.
In pochi se ne sono accorti, difatti, ma il gioco di carte e di mano è sempre rapido e vincente. Perché non cambia mai, né il gioco e tanto meno la mano. E’ solo la carta da odiare a mutare.
Come pescando da una sorta di tarocchi sacrificali, via l’Indiano, ecco il Giallo, poi il Rosso quindi il Nero, per arrivare ai giorni nostri, con l’Islamico e, più che mai lo Straniero.
Siamo quasi tutti morti nel secolo scorso, noi altri, gli agnelli primigeni immolati al servizio della favola a stelle e strisce.
Non basta?
Allora mi sbilancio, amico diffidente.
Vinceranno anche domani e dopo domani.
Quelli del petrolio non possono perdere.
Basta uscire di casa ovunque, nel mondo che decide per tutti, abbassare le palpebre e spalancare le orecchie al disarmonico rombo di metallo, pistoni e fondamentali optionals.
Così sarà fino all’ultimo giorno, perché quei quattro fantasmi generati da un sogno incompatibile con l’umano suicidio globale non hanno mai avuto alcuna possibilità.
Questo il futuro, identico il passato.
Ora, permettimi, ti prego.
Permettici di danzare, adesso.
Nell’unico tempo che abbiamo mai avuto.
Il tanto sottovalutato presente.
A difesa di noi stessi, libriamo il peso di corpo e anima.
Per amor di polvere e utopia, le sole sostanze di cui siam fatti, lasciaci combattere.
E perdere in pace.


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