Da Obama a Trump cosa si può fare ancora

Storie e Notizie N. 1421

Sulle cime del regno dal complicato potere e con armi innominabili, di mezzi senza limiti e luci accecanti, ma soprattutto ombre, un sovrano succede all’altro.
Obama lascia quel che Trump prende.
Sì può fare, esclamò all’inizio il primo, alla stregua del dottor Frankenstein nella parodia del compianto Gene Wilder. E l’abbiamo fatto, recita il suo commiato.
Cosa farà il secondo, è tutto ancora da vedere.
Ciò malgrado, quando i re si scambiano il posto, le reazioni più sorprendenti le puoi osservare tra le vite dei più inaspettati sudditi…

“Tanto è tutto inutile, papà”, fa la formica piccola, precisazione ridondante, ma utile alla bisogna.
“Ma di cosa blateri?” fa la formica grande, sorta di ossimoro fuorviante, laddove si pecchi di

un’eccessiva pignoleria sulle dimensioni.
“Di queste foglie, con le quali insistiamo nel riempire la stanza delle provviste. E non ricominciare con quella roba della cicala, che ne ho piene le antenne…”
“Figlio, il tempo passa, le api impollinano, gli stercorari puzzano, le libellule libellano, ma io continuo a non capirti…”
Libellano? Figurati io… a ogni modo, tu non mi capisci perché non segui le notizie, non navighi.”
“Ecco, adesso ci risiamo”, sbuffa il babbo. “Mi mancava un’altra delle tue idee strampalate. La settimana scorsa, dopo aver visto quel film di super eroi, ti sei messo alla disperata ricerca di una qualche fonte radioattiva, per… come hai detto? Ah, mutare, sì, mutare. Ora vuoi navigare? E cosa fai, muti in un motoscafo?”
“Papà, se un tizio diventa uomo formica, io potrei trasformarmi in una formica uomo, te li figuri i vantaggi? Hai voglia a portare foglie sotto forma di bipede presuntuoso. Comunque, non intendevo navigare in quel senso. Stavo parlando del web, cioè della rete…”
“Figlio, quante volte te lo devo ripetere di non parlare di lui?”
“Ma non sto parlando del ragn…”
“Figlio, noi non pronunciamo il suo nome!”
“D’accordo, ma non mi riferisco a Tu sai chi cuce le trappole…”
E con esse ti inchiappetta, dilla tutta.”
“Facciamo che l’ho detta, ma comunque non mi riferisco a lui quando parlo di rete, bensì di internet.”
“Diavoleria umana? Peggio mi sento.”
“Ma no, papà, lì si trovano un sacco di cose e se ne capiscono altrettante. Dobbiamo essere informati su quel che accade sopra le nostre teste, per porvi rimedio prima che sia troppo tardi.”
“E cosa sarebbe accaduto, di grazia?”
“Cosa sarebbe accaduto? Ma papà… gli umani della colonia più potente al mondo hanno eletto un nuovo re.”
“E allora?”
“Allora? Padre, quest’ultimo è una creatura pericolosa.”
“Che ci importa a noi? Mica siamo umani.”
“E cosa c’entra? Credi forse che se i bipedi incoscienti ci portassero alla glaciazione anticipata non schiatteremmo pure noi altre?”
“Se è per questo, schiattiamo pure se finiamo le provviste, quindi risparmia il fiato e sbrighiamoci a tornare al formicaio, che la giornata è ancora lunga.
“Ma papà, tu non capisci…”
“No, sei tu a non capire, figlio.”
“Cosa?”
“Che come le nostre regine, i re umani cambiano, lo hanno sempre fatto e accadrà ancora. Una volta ci sarà quello buono, un’altra quello cattivo, quindi quello corrotto e poi quello debole, quello guerrafondaio e quello mafioso, quindi quello sadico e sì, anche quello pericoloso.”
“Che vuoi dire con questo? Che noi altri siamo solo delle formichine e dobbiamo assistere impotenti alle trame dei bipedi megalomani?”
“Nulla di tutto questo. Non stiamo affatto assistendo impotenti ad alcunché. Per la precisione, ci stiamo procurando il cibo per sopravvivere.”
“Allora è questo il nostro unico scopo? Sopravvivere?”
“Figlio, per molti di noi, questa è la sola vita possibile. Ma in ciascun istante che ci attende una cosa la possiamo fare.”
“Quale?”
“Possiamo fare tutto, ogni giorno, meglio di quello precedente, affinché i re passino una volta per tutte, e la terra ritorni nelle mani di chi al riparo di quest’ultima lotta e resiste.”


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