Storie con morale: Il compleanno di Europa

Storie e Notizie N. 1452

Il trattato che diede ufficialmente vita alla Comunità Economica Europea è l’accordo internazionale che ha istituito la CEE, antenata dell’attuale Unione Europea.
È stato firmato il 25 marzo 1957 e domani compirà sessant’anni.
E’ l’ennesimo genetliaco del vecchio continente, ovvero un mosaico di parole e linee più o meno marcate sulla mappa, amato e idealizzato, quanto detestato e addirittura odiato, soprattutto nell’ultimo decennio.
Un disegno complicato, quindi…


Europa.
Europa è come un disegno.
E un disegno è come il sogno di un bambino.

Che sogna di un disegno e di se stesso intento nel gioco.
Passatempo serissimo e cruciale, come di norma vien vissuto dalle imberbi creature di questo mondo, malgrado la scarsa memoria delle più attempate.
Il piccolo è seduto in terra, nella sua cameretta, con le gambe incrociate.
Il capo chino sul pavimento e le forme varie chiamate giocattoli.
Ovvero, come li definiscono i cosiddetti grandi.
Ci avete fatto caso, vero?
I soli protagonisti della straordinaria meraviglia nel fare per star bene ed esplorare fantasie di rado usa tali parole.
Come se dare del giocattolo a qualcosa la rendesse improvvisamente priva di magia, incapace di volare o, al peggio, di essere qualsiasi altra cosa oltre i limiti dell’occhio.
Così, laddove una versione di quest’ultimo, accecata dal bagliore dei monitor sempre accesi e da menzogneri effetti speciali solo di nome, ci veda solo un’accozzaglia di oggetti senza alcun ragionevole accostamento, il bimbo allarga lo sguardo ispirato dall’immaginazione ancora intatta.
C’è una automobilina ammaccata e un pupazzo con la gamba storta, un paio di mattoncini spaiati e un pugno di animali scoloriti, un robot con le batterie scariche e una palla sgonfia, ma ancora utile alla bisogna, un pezzo di qualcosa che non si sa bene che cosa sia e un altro che si sa, ma vai a capire dove si trovi il resto, e molto altro.
Il bambino guarda il tutto dall’alto e con fiducia inizia a giocare.
A mettere insieme e a creare.
A dare vita al tempo e allo spazio.
Che prima non c’era.
A dare un senso al suo progetto.
Che c’era dall’inizio.
Aveva solo bisogno di volerlo, di volerlo davvero.
Un disegno completo.
Spesso il nostro si sentirà dire che l’opera finale non funzioni, ma le ragioni che addurranno i giudici del caso, sono in realtà motivo di virtù.
Perché con virtù è stata composta.
Il disegno è stato immaginato e costruito dall’alto, ma questo non vuol dire che le mani si siano mosse di fretta e senza affezione per ogni parte.
Il disegno non è finito e continua a cambiare, ma questo è inevitabile, finché sia vivo.
Il disegno ha bisogno di essere spiegato a chi non ha ancora giocato e soprattutto difeso a ogni costo.
Perché trovandosi lì, sul pavimento, chiunque potrebbe sentirsi in diritto di calpestarlo e distruggerlo…


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