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Sabato 13 Gennaio 2018, Spettacolo teatrale e musicale in occasione dell'uscita del romanzo Carla senza di Noi, Graphofeel Edizioni, Libreria Ubik – Via Adige 2, Monterotondo (RM) - Ingresso libero

Storie sui diritti umani: vittorie del futuro

Storie e Notizie N. 1454

La Prima Nazione dei Sinixt, popolazione indigena del Canada, ha finalmente vinto, è stata ufficialmente riconosciuta.
Forse il termine "finalmente" non è proprio esatto, poiché l’ultimo membro dei Sinixt canadese fu Annie Joseph ed è deceduta nel 1950. Difatti, dal quel momento il governo dichiarò la popolazione autoctona ormai estinta.
Trattasi quindi di un’ennesima vittoria del futuro…


Il disegno è nudo.
Ecco, spero ora sia chiaro.
Svelato l’arcano, il fenomeno è ormai alla luce del sole, evidente nella sua tenera malinconia, ma non per questo ci fermiamo.

Non per questo torneremo indietro.
Adesso è comprensibile il nostro perseverare nel fissare perennemente l’orizzonte.
Attraversandolo con occhi affilati e affamati di respiro.
Non più affannato, non più impaurito.
Adesso sapete perché ci svegliamo per primi e non andiamo mai a dormire.
Adesso è evidente perché sgraniamo gli occhi innanzi alla normalità.
In questo momento ogni sacrificio apparentemente vano trova ragion d’essere.
Ogni salto nel vuoto diviene obbligatorio.
E volare senza alcun diritto all’atterraggio risuona come logico, vero?
La storia è spiegata, la morale è lì.
E’ sempre stata laggiù, dove non potevamo sfiorarla.
Dove, per buona sorte, nessuno poteva.
Alla fine dell’arcobaleno dai colori senza permesso di soggiorno, ma solo con i piedi ben piantati in terra.
Lassù, sulla via irraggiungibile per tutti, al riparo di nuvole di umanità compressa, il podio aspetta.
Aspetta noi, che prima o poi veniamo messi sul registro dei cattivi.
Degli indesiderati.
Dai nomi complicati e la memoria troppo vivace per i popoli sedati.
L’indizio cruciale, la soluzione del giallo, era troppo semplice per esser posto nel quadro.
Perdonate l’autrice del misterioso intreccio, essa si chiama vita ed è fatta per sorprendere tutti.
Perfino gli spettatori più longevi.
Il sipario è aperto di nuovo, signore e signori.
Tornate in sala, per favore.
Perché lo spettacolo non sta affatto ricominciando. Non è mai finito, finché ciò che era vero e sacrosanto ieri non lo è oggi.
E anche quando l’ultima luce scompariva, l’emozione esiliata vibrava ancora dietro le quinte di cemento e grigiore.
Le parole emarginate resistevano sotto la coltre di polvere di scarpe a doppio petto.
E le presunte comparse della farsa chiamata civiltà moderna, fingevano solo di suonare l’ultimo battito del cuore.
Applaudite, ora, anime libere, cancellate da anime solo di nome.
Applaudite tutti, adesso.
Perché ora, malgrado il fragile passato sia stato ucciso e un disumano presente abbia cercato di divorarne del tutto le carni, il futuro si è alzato in piedi.
E, tristemente vittorioso, ci sorride.
Malgrado tutto.
Ci guarda e con compassione ci sorride.


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