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Storie sulla fame nel mondo: la favola nel frattempo

Storie e Notizie N. 1443

Racconta Saleh Saeed, a capo del Disasters Emergency Committee (DEC), che nel 2010, solo sette anni fa, poco prima della primavera araba, c'era un clima di ottimismo nello Yemen. Anche se è uno dei paesi più poveri del Medio Oriente, l'economia si stava sviluppando e un'industria turistica nascente stava emergendo, approfittando di spiagge dorate, un mare turchese, montagne mozzafiato, siti del patrimonio Unesco e affascinante storia. Oggi l'orrore e l'incertezza sono parte della vita. Le statistiche ci dicono che 14 milioni di persone soffrono la fame, mentre quasi 19 milioni (il 70% della popolazione) hanno bisogno di assistenza umanitaria (qui per fare una donazione al DEC).
Nel frattempo, non resta che sopravvivere...


C’era una volta un paese affamato.

Reso tale dalla guerra e dalla povertà.
Che sono sempre colpa di tutti.
A meno che la gente di quello stesso paese non aspiri a diventare.
La gente di tutti.
Hai presente, vero?
Nel paese che di sicuro non ti è nuovo c’era una casa.
Anch’essa affamata.
Dalla guerra e dalla povertà.
Che sono davvero colpa di tutti.
Ma non basta dirle le cose per vedere i torti raddrizzati e la verità celebrata.
Altrimenti le parole sarebbero sul serio magiche.
Nondimeno, qualche trucco lo conoscono anche loro.
Difatti, nella casa affamata viveva una famiglia altrettanto denutrita.
Viveva, giustappunto, poiché nell’istante della frase in questione un sol bambino respirava e mormorava sotto il tetto.
Si chiamava Amell e dire che mormorava è riduttivo e offensivo per il gesto, diciamolo a gran voce.
Raccontava una storia a se stesso e a chi ha orecchie senza intendere.
Mi riferisco alla favola che per prima iniziò a narrare sua nonna Jabel, quella di un’anziana donna che si guardò intorno e scorse il figlio Dirar ferito a una gamba, Kaya, la giovane nuora febbricitante e il nipote ripetitore, come usava chiamare proprio Amell, che aveva due vizi ai quali non avrebbe mai rinunciato in vita sua.
Ascoltare con estrema attenzione le cose importanti e saperle ridire a sua volta laddove sarebbe stato necessario.
La favola diceva che la vecchia nonna, per rimediare alla fame dei suoi familiari, uscì di casa e andò in cerca di cibo.
Nel frattempo il bambino raccontava la storia ed era preciso perché aveva buona memoria.
Ricordava perfettamente il seguito.
Nell’istante in cui Kaya si rese conto che forse la suocera non sarebbe tornata più, malgrado la testa scottasse e le membra tremassero, abbandonò il letto e si fece gigante innanzi al male del corpo, nutrendo spirito e coraggio per uscire di casa e cercare lei il cibo per tutti.
Nel frattempo il racconto proseguiva, perché Amell era testardo e voleva arrivare alla fine, poiché non amava i disegni solo abbozzati.
Leggi pure come le vite terminate troppo presto.
Così, allorché Dirar non vide tornare né sua madre e tanto meno la moglie, si tirò su a fatica, afferrò la stampella come fosse una spada e si lanciò anch’egli fuori della porta, alla ricerca del cibo mancato.
Nel frattempo la favola non era finita.
Perché c’era una volta un paese affamato.
Da guerra e povertà che sono sempre colpa di tutti, anche se nessuno pagherà mai lo scotto.
Nel paese affamato c’era una casa altrettanto malnutrita.
Dove viveva e vive ancora oggi un bambino che racconta a se stesso.
Che forse un giorno tutti torneranno a casa.
Nel frattempo.
Ascolta ogni cosa con estrema cura e prima o poi.
Ci racconterà tutto...
 

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