Storie per riflettere: amico o nemico

Storie e Notizie N. 1458

Roberto Berinstain ha vissuto negli Stati Uniti per 20 anni, gestendo un ristorante insieme alla moglie, prima di essere deportato in Messico questa settimana.
Malgrado privo di documenti, l’uomo aveva un numero di previdenza sociale, una patente di guida, il permesso di lavorare legalmente negli Stati Uniti e la fedina penale pulita.
Tutto secondo il copione recentemente redatto dalla nuova amministrazione americana, tranne il fatto che la compagna di Roberto ha votato per Trump


C’erano una volta gli amici.
Da costoro mi guardi l’altissimo, si diceva.
Forse perché da lassù risulta tutto più chiaro.
Nel distinguere il grano dalla crusca.

Tra chi davvero stringa la mano con l’intenzione e coloro che disegnano sul volto espressioni cucinate a tempo debito.
Tra quelli che hanno talmente fretta di stringerti al petto che ti sorge il dubbio se sia sul serio un abbraccio e quelli che non hanno affatto necessità di avvicinarsi per dimostrarti il meglio.
Tuttavia, il pericolo maggiore, come spesso capita, vien dall’alto.
E allora, com’è stato all’inizio e sempre sarà.
Fa tutta la differenza del mondo chi decidi di porre lì, sul trono più elevato nella volta luminosa.
Soprattutto a chi tra loro darai più affidamento.
La solitudine fa spesso brutti scherzi alla ragione e logora l’animo, ma la mala compagnia può risultar fatale.
E allora, c’erano una volta i nemici.
Che una volta erano amici.
O che avversari lo sono sempre stati.
Per scelta o esigenze di sceneggiatura, la trama non cambia, lo scontro è inevitabile.
Tu contro loro.
Possibilmente, noi contro te.
Al meglio, io e te contro tutti.
E’ lo spot migliore sulle nuvole a strisce ormai senza stelle.
Perché, se ti perdi a contare tutti quei tutti, trascurerai il numero che conta.
Quello dei diritti che hai ceduto in cambio di una bandiera da sventolare nelle vie del centro e una trombetta in cui soffiare a tempo con la folla.
C’erano una volta, quindi, gli amici e i nemici.
I soldatini sul pavimento dell’unico giocatore in campo.
Leggi pure come l’imbroglione dalla voce sgraziata che urla dietro al velo.
Nella sala reale della città di smeraldo solo dipinto.
Nessuno sembra vincere, a questo gioco.
Nessuno sembra perdere.
Mentre qualcuno, da qualche parte oltre le bifronti mura, rassicuranti da un lato e spaventevoli dall’altro, nel silenzio si accascia e si dissolve come polvere di memoria.
Senza che tu abbia mai compreso se sia stato o avrebbe potuto essere.
Amico o nemico.


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