Storie di razzismo: il razzista al piano di sopra

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Questo testo è stato inserito nel libro Il dono della diversità, Tempesta Editore.

Storie e Notizie N. 246

E’ proprio vero che la realtà supera quasi sempre l’immaginazione.
Lo dico da una vita.
Per questa ragione, considero le notizie dei media una fonte straordinariamente fertile a cui attingere per inventare le mie storie.
Come molti di voi sapranno, il Ministro delle Riforme per il Federalismo, l’onorevole Umberto Bossi, riferendosi ai cittadini della capitale della Repubblica alla quale lui ha giurato fedeltà, si è espresso in cotal guisa: “Sono porci questi romani…
La ‘geniale’ trovata di cambiare con ‘sapiente ironia’ il senso originale della sigla SPQR, ha ovviamente scaldato gli animi, soprattutto a sud del feudo leghista.
Una battuta.
Così è stata ridimensionata dal premier Berlusconi l’uscita del, ripeto, Ministro delle Riforme per il Federalismo Italiano.
Lui stesso l’ha così definita ieri parlando a Radio Padania, prima di aggiungere: “Noi pretendiamo di essere rispettati e non depredati. Se potessero ci ruberebbero anche i marciapiedi…”
Eh, si sa, i marciapiedi leghisti ce li invidiano in tutto il mondo.
Ora, il beffardo destino vuole che a nord di Bossi ci sia la Svizzera.
Ma la notizia che sto per citare non riguarda tutta la nazione Elvetica, ma in particolare il Canton Ticino, parte della cosiddetta Svizzera Italiana, il che rende il tutto ancora più grottesco.
A quanto leggo oggi, nel suddetto Cantone, vi è in atto una campagna pubblicitaria dal titolo “Bala i ratt…”, la quale – disegnandoli sotto forma di topi – indica gli stranieri come responsabili di ogni male e in particolare accusa gli Italiani di città del nord come Milano, Como, Varese e Novara di togliere il lavoro ai Ticinesi doc.
Ma come faccio a non scriverci qualcosa?
Come si dice, è un assist al bacio…

La Storia:

C’era una volta un padre, una madre e un bimbo.
I tre erano molto felici, quel giorno.
Il perché lo dico alla fine.
Questa famiglia abitava in un palazzo di ben otto piani.
I nostri avevano la sfortuna di abitare al piano terra.
E, soprattutto, quella di essere nati Rom.
Ma non quella di essere Rom in generale.
La sventura era di essere nati Rom e abitare al pianterreno di quel palazzo.
Una sera, il bimbo aveva chiesto al padre perché i vicini del piano di sopra li trattavano sempre male.
“Perché dicono che siamo sporchi e che puzziamo”, aveva risposto il genitore.
“Ma bisogna capirli, anche loro hanno dei problemi…” aveva aggiunto poi.
“Quali?” aveva domandato il piccolo.
“Vedi, loro sono extracomunitari e i vicini che abitano al piano sopra il loro li accusano di essere nel palazzo solo per rubare e vendere droga.”
“E chi sono questi qua?”
“Sono persone come noi e anche loro non se la passano così bene…”
“Perché?”
“Perché sono Palestinesi e i signori che vivono al piano successivo, gli Israeliani, sostengono che il loro intento sia quello di occupare la loro casa…”
“Davvero?”
“Certo, ma non pensare che gli Israeliani dormano sonni tranquilli. Al piano sopra il loro abitano gli Anti Sionisti, che considerano i primi come gente avida e attaccata solo ai soldi.”
“Che brutto palazzo, papà…”
“Eh, ma non hai sentito ancora nulla. Sopra gli Anti Sionisti, al sesto piano, ci sono i Padani.”
“Chi sono?”
“Sono gente del nord Italia.”
“Sono Italiani, allora?”
“No, loro si definiscono Padani e ritengono inferiori tutti quelli che abitano di sotto, nessuno escluso.”
“Chi abita sopra di loro?”
“Questa è bella, figlio mio: gli Svizzeri, ma non Svizzeri qualunque, Svizzeri italiani. E gli Svizzeri Italiani ce l’hanno con i Padani perché a loro avviso gli rubano il lavoro.”
“Caspita. E chi vive all’ultimo piano?”
“Nessuno lo sa, caro. E, vista la natura del condominio, chi ha il coraggio di andare a bussare a quella porta?”
Come avrete capito, la vita in un tale palazzo per la famiglia dei Rom non era affatto facile, ma alla fine una luce apparve in fondo al tunnel.
Per loro fu un gran giorno, quello.
I tre lo chiamarono l’ora della rivincita.
Niente di straordinario, a dir la verità.
Avevano semplicemente saputo che una famiglia aveva acquistato il seminterrato di sotto.
Che gioia fu sapere di avere anche loro qualcuno con cui sfogarsi…



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Commenti

  1. L'importanza del riconoscerci tutti uguali anzichè diversi è centrale per risolvere molti dei problemi che ci affligono. Sono pienamente d'accordo con te!

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