Strage di oche aeroporto Amsterdam: storia dell’ultimo volo

Storie e Notizie N. 934

Abbiamo perso, figlia mia.
Il tribunale ha deciso che sì, uccidere diecimila oche è legale.
Perché per il governo degli umani il loro volo è più importante del nostro.
E delle nostre vite.
No, non piangere, piccola.
No, non sprecare le tue lacrime per ciò che non ti appartiene.
No, non lo meritano.
In fondo lo sapevo.
Anche tuo padre, che il sole e la luna l’abbiano in gloria.
E anche tu.
Noi non siamo qui per sempre.
Sempre è male, diceva papà, ricordi?
Per sempre non è perfetto, non potrebbe mai esserlo, neppure se fosse la cosa migliore del mondo, quel sempre.
Qui e ora, e mai più.
Questa è la perfezione.
La ripetizione non fa altro che sbiadire le meraviglie di questo mondo ed è solo quell’ottusa incapacità a liberarsi delle abitudini a mozzare le ali degli attimi unici.
E che cos’è la vita, la nostra come quella di tutti, se non un’indefinita successione di attimi unici?
Indefinita, non infinita, altrimenti tutto diverrebbe scontato e banale.
Tu non sei banale, mia cara.
Apprezzalo, amalo, abbraccialo questo dono.
Tanti lo sono e non possono far niente per evitarlo.
E la banalità non è una questione di natura, non sentirti in colpa con il resto del mondo, poiché ciascuna creatura su questo pianeta gode di quel medesimo magnifico regalo che è nascere speciali, insieme a una scatola ricolma di palline, ognuna con un numero, ciascuna con una strada, tutte con una singola e distinta scelta.
La mediocrità, la pusillanimità, un’esistenza con il capo chino, si scelgono, si scelgono sempre, laddove li si preferiscano a vivere la propria esistenza per quello che è.
Un’indefinita successione di attimi unici.
O uno straordinario dono.
Leggi allo stesso modo, a seconda del suono che preferisci.
Anima mia, so bene che spesso, come accadrà domani, saranno le scelte di altri a decretare la nostra sorte.
Altri che tutto sono tranne le supreme creature che presumono di essere.
So bene che, il più delle volte, il nostro viaggio sia interrotto dalla stoltezza del prossimo piuttosto che innalzato dalla loro genialità.
Tuttavia, questo non può e non deve impedirti di godere di quel che hai, ora.
In questo irripetibile istante.
Abbiamo perso, figlia mia.
Il tribunale degli umani ha deciso che uccidere diecimila di noi sia lecito.
Malgrado ciò, adesso, in questo magico momento, tu ed io siamo vive.
Tu ed io siamo libere.
Tu ed io abbiamo vinto la vita che amiamo.
Voliamo insieme via da qui, senza guardarci indietro.
E quando saremo in alto, al di sopra delle più lontane tra le nuvole, e osserverai quel pulviscolo che si erge a sovrano della terra, saprai che ora è infinitamente meglio di sempre.
Perché l’ora è il dono migliore che hai.

PS: Un grazie a Stefania Ragusa di Corriere Immigrazione per La storia di Souleyman e Valeria Bonora di Eticamente per Diecimila oche uccise per evitare incidenti all’aeroporto




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