Storie di razzismo: seppelliamo tutto

Storie e Notizie N. 973

Un altro caso Trayvon Martin negli USA, hanno titolato molti giornali.
Il problema è l’aggettivo altro.
Ovvero ennesimo.
Ma non ultimo.
Jonathan Ferrell aveva 24 anni ed è stato ucciso da un poliziotto che ha sparato ben 12 colpi.
Il peccato di Jonathan? L’aver pensato di poter chiedere aiuto dopo aver avuto un incidente con l’auto.
Ah, dimenticavo un particolare.
Che sbadato.
Jonathan era afroamericano.
Da noi, basterebbe dire di colore.
In un messaggio video, sua madre ha dichiarato: “Non voglio seppellire mio figlio. E’ mio figlio che dovrebbe seppellire me…”
Tuttavia, così è andata.
Così va.
Ma allora, se proprio questa tomba deve avere un senso, allarghiamola e riempiamola come merita, una volta per tutte.
Seppelliamo un ragazzo con infinite vite davanti, visto che altrettante possibilità lo attendevano all’orizzonte.
Ma con lui, sotterriamo l’idiozia dei giornali, della tv, anche del cinema, pure quest’ultimo, e dei libri, anch’essi, che si ostinano a dipingere il nero con la più mendace delle didascalie.
Cattivo, pericoloso, disonesto, nemico, da temere e da respingere.
Pena la vita e la serenità di quest’ultima.
Seppelliamo con Jonathan la paura, quella pestilente e ottusa miscela cancerogena che ha invaso la pancia e il cuore di tanti, troppi, incapaci di vedere qualcosa oltre la pelle.
Ma stavolta sul serio, estirpiamo quel tumore, ne vale la pena, stavolta sì.
Perché c’è un universo da scoprire oltre la carnagione.
E non è tutto bello, non vi racconterò balle.
Nondimeno, mi espongo e sono pronto a mettere in gioco la mia esistenza nel promettervi che non è meno umano di noi, quel che non riusciamo a vedere.
Seppelliamo lo straniero e tutte le ingannevoli parole che imprigionano le ali della nostra immaginazione.
Non è fantasia, quella che lavora sul palcoscenico della nostra mente dando sempre la solita scontata quanto posticcia versione della realtà. E’ invece un imbroglione, un patetico imbroglione che prepara dall’inizio del tempo il medesimo piatto.
Il bene da una parte e il male dall’altra, ben divisi da un vuoto infantile e retorico.
Seppelliamo accanto al giovane che non vedrà più il domani il fanatismo che abbiamo nel DNA per i soli due colori che la nostra castrata visione ci permette.
Il bianco da una parte e il nero d’altra, ben divisi da un pieno subdolo e sadico.
Qualcuno ci sta guadagnando da questa farsa, alle spalle dei molti.
Qualcuno si nutre di questa stolta illusione e cammina tronfio tra i tanti.
Nel frattempo ci stiamo perdendo il meraviglioso spettacolo di quel che non è stato.
E mai più sarà.
Come un giovane di 24 anni che diventa uomo, compagno, padre e quant’altro.
Seppelliamo tutto, coraggio.
Tutto quel che ci rende potenziali assassini, esattamente come l’agente che ha sparato 12 colpi.
Solo così la disumana morte riuscirà ad avere un senso.
E la vita del mondo potrà essere davvero il suo contrario.
Umana.

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