Storie di razzismo: Il profugo climatico chiede asilo

Storie e Notizie N. 993

Ioane Teitiota ha chiesto asilo 'ambientale' alla Nuova Zelanda, dove vive con la moglie che nel paese che li ospita ha dato alla luce tre bambini.
La sua terra d’origine, Kiribati, rischia di scomparire a causa dell’innalzamento dell’acqua provocato dal riscaldamento globale del pianeta e i conseguenti mutamenti climatici.
Il governo Neozelandese, attraverso l’Alta Corte di Auckland, sta esaminando il suo caso che potrebbe renderlo o meno il primo rifugiato climatico della storia.
Non l’ultimo, a mio avviso.
In questa storia, ovviamente…

C’era una volta un pianeta.
Non il nostro, così siamo tutti più tranquilli.
Nel pianeta c’erano degli abitanti.
Umani.
Be’, diciamo sulla carta, ecco.
Il pianeta degli abitanti umani, sulla carta, erano tanti e infinitamente diversi tra loro.
Capita.
D’altro canto, l’uguaglianza delle forme e dei colori è solo un illusione.
Anche per gli uguali di questo mondo.
Soprattutto per questi ultimi.
Un giorno accadde qualcosa che inquietò alcuni.
Non tutti, solo una parte dei molti.
Un tale di nome Ioane, un nome a caso, bussò alla porta di quelli che vivevano più in alto di lui.
“Potete ospitare me e la mia famiglia? L’acqua sta salendo e rischiamo di affogare. Ho tre bambini, qui con me…”
Quelli che vivevano più in alto si confrontarono tra loro e varie voci si levarono, come spesso accade laddove occorra fare una scelta che cambierà per sempre la nostra vita.
La scelta fu fatta.
E solo il tempo deciderà se sia stata la migliore.
“Ci dispiace, straniero. Ma noi dobbiamo prima pensare ai nostri problemi, alla nostre mogli e ai nostri figli. Dovrai cavartela da solo.”
“Sì, ho capito”, disse Ioane, “ma se la mia famiglia ed io ci troviamo in questa situazione è colpa anche vostra, perché se aveste usato meno la macchina e gli elettrodomestici, inquinato di meno l’aria e l’acqua del pianeta, la temperatura di quest’ultimo non sarebbe aumentata così tanto da far innalzare il livello del mare…”
“Questa è la solita ingenua e retorica propaganda buonista da figli dei fiori”, risposero quelli che vivevano più in alto.
E gli chiusero con violenza la porta in faccia.
Pochi giorni e la minaccia si concretizzò.
Il mare superò gli argini e Ioane e la sua famiglia morirono spazzati via dalle onde.
Passò un anno e il livello dell’acqua salì ancora.
Cosicché, quelli che vivevano più in alto si ritrovarono a loro volta in pericolo.
E per salvarsi si recarono da quelli che vivevano ancora più in alto.
“Aiutateci”, implorarono, “altrimenti affoghiamo.”
“Ci dispiace, stranieri”, risposero quelli che vivevano ancora più in alto. “Ma dobbiamo prima pensare ai nostri problemi, le nostre famiglie, ecc.”
Così, i disgraziati fecero la stessa fine di Ioane e i suoi cari.
L’acqua salì di nuovo.
E anche quelli che vivevano ancora più in alto, per salvare la pelle, chiesero aiuto a quelli che vivevano più in alto.
Stessa risposta.
L’acqua salì.
Ancora.
Ancora.
E la scena si ripeté identica.
Finché rimase in vita solo una famiglia.
Un’unica famiglia, che viveva sul punto più alto del pianeta.
Un piccolo lembo di terra.
Come il tacco di uno stivale.
Circondato dal mare da ogni punto cardinale.
“Noi dobbiamo prima pensare ai nostri problemi”, ripeteva il padre a sua moglie e ai propri figli, “alla nostra casa, il nostro lavoro, la nostra te…”
Sfortunatamente non ebbe il tempo di terminare la frase perché l’acqua salì per l’ultima volta e cancellò anche loro dal pianeta.
Perché la fine della storia sarebbe comunque arrivata.
Ecco perché è estremamente importante scegliere quale risposta dare alla vita che bussa alla nostra porta.



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