Reato di clandestinità cos’è veramente

Storie e Notizie N. 1037

Pare che il reato di clandestinità sia stato abolito.
Ma cos'è, veramente?
Se entro illegalmente in un paese, come l’Italia, compio un reato.
Sono colpevole.
Questo diceva la legge, o forse lo dice ancora.
Ma, vedremo.
Ad ogni modo, se lo dice la legge, lo sono.
Colpevole.
Ho sbagliato.
Ho fatto una cosa che non si fa.
Che non deve esser fatta.
E che deve essere punita.
Io devo esser punito.
A monito del sottoscritto e della popolazione più o meno circostante.
Acciocché la rea azione non venga giammai ripetuta.
Non sono ironico o sarcastico, non v'è sottinteso nelle mie parole.
Di esse sono convinto.
Però…
C’è un però, dai.
Siamo onesti, su.
Franchi.
Almeno qui, coraggio.
Tanto poi, chi lo desideri, può continuare a cantilenare come tanti dischi rotti: dobbiamo prima pensare a noi, non possiamo accogliere tutti, io non sono razzista ma ognuno deve starsene al paese suo e così via recitando.
Ma qua, su questa pagina, diciamo che se io fossi una top model bionda e occhi cristallini, anche mora o rossa ma con misure da capogiro ed oltrepassassi i confini senza documenti, un permessino si troverebbe, dai.
Permessino? Come minimo rimedierei una parte in qualche fiction o cine pattone rigorosamente in deshabillé.
E se io mi trovassi per caso a sbarcare con il mio canottino di fortuna sulle rive di qualsivoglia costa nostrana e al contempo dimostrassi di calciare il pallone con veemenza fuori dal comune, centrando la porta dritto sotto il sette con precisione chirurgica, vuoi che un qualche avo di origine locale non si troverebbe?
Nel frattempo tesseriamo, tesseriamo il talento prima che ce lo soffiano all’estero.
Leggi come paradosso pallonaro del clandestino.
Se poi, mi presentassi financo dalla pelle olivastra, islamico e con un minaccioso barbone appeso al mento, privo di documento alcuno, ma in qualche modo provassi di essere uno sceicco petroliere deciso ad investire i miei danari per comprare gli assi del football alla prima squadra fortunata, pensate forse che qualcuno si sognerebbe di denunciarmi alla forza pubblica?
Vale l'istesso per l'imprenditore cinese o il faccendiere russo, è ovvio.
Se in generale aggirassi furbescamente la dogana, ma dotato di un portafogli a fisarmonica, come diceva mia nonna, ripieno di pecunia sino a farlo scoppiare, tranne che di una carta identificatrice, chi si dimostrerebbe intollerante nei miei confronti?
E se fossi un attore famoso direttamente da Hollywood?
Un extracomunitario a stelle e strisce, ma comunque uno straniero senza permesso di soggiorno?
Chi, ripeto, chi si straccerebbe le vesti innanzi allo yankee immigrato?
Potrei andare avanti, ma presumo sia chiaro dove voglia andare a parare.
Io sono un clandestino.
Sono colpevole.
Perché sono entrato illegalmente in un paese straniero.
Ma la mia vera colpa è un'altra, vero?
Di questo vi chiedo scusa.
Perdonatemi se al momento posso offrirvi solo la mia povertà.
Perché quando vi lamentate di me, so bene che è questo che vi offende.
Se solo fossi nato meno povero…


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1 commento:

  1. L'immigrazione tempo fa era anche una malattia degli italiani, non dimentichiamolo.
    E' chiaro che è difficile lasciare la propria patria, ma le persone lo fanno per le micidiali condizioni di vita.. non perchè vogliano nuocere ad altri paesi.
    A questo punto mi viene da pensare: ma gli italiani sono contro l'immigrazione clandestina, cioè mi spiego meglio, l'affrontano in un qualche modo? Ancora più chiaramente dico: gli italiani hanno mai ammesso che a loro conviene avere degli immigranti, delle donne badanti in casa che lavorano per centesimi, degli uomini lavoratori in cantieri e in miniere che si ammazzano per portare qualcosa nel loro paese? Ops, scusate... non sono gli stessi italiani ad aiutare gli stranieri a farsi un permesso di soggiorno per lasciarli lavorare a casa propria?
    Io credo che di colpe non ne abbia solo una categoria, ma tutti.
    Jan

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