Storie di animali allo zoo: serve spazio e altri tesori

Storie e Notizie N. 1088

I responsabili dello zoo di Copenaghen, quello dell’uccisione della giraffa Marius, hanno in questi giorni ammazzato una coppia di leoni adulti e due cuccioli.
Mancanza di spazio, tra i motivi…

Nel regno dello spazio, lo spazio è il tesoro.
Lì, ci uccidono.
Ancora.
Sì, niente di nuovo, nel film.
Serviva spazio, la solita ragione.
E per noi altri, nulla di originale, nel finale.
Per noi, come per ognuno degli infiniti nostri soprannomi.
Tutti con lo stesso significato.
Ognuno con il medesimo effetto sul prossimo.
Quelli di troppo, il primo è il più scontato.
Guarda, facci caso, perché la storia si ripete sempre.
Ti illude, ovvero, ci illude, ma prima o poi arriva quello che lo dice.
Non c’è spazio per loro, dobbiamo prima pensare a quelli che c’erano prima, non conta come quelli sono arrivati qui, non conta se magari qualche colpa ce l’abbiamo anche noi, quel che preme è il tesoro, solo il tesoro.
Non c’è spazio per tutti, non è per cattiveria.
Non è mai per cattiveria se ci danno la morte.
Se siamo noi a morire.
Gli eterni ospiti, il secondo.
Anche qui, non te lo scrolli, sai?
Per quanto tempo puoi viverci accanto, l’altro, colui per il quale l’altro sei sempre tu, sarai eternamente l’ospite.
Nell’unica valenza scomoda, è chiaro.
Giammai nel senso dell’accogliente padrone di casa.
L'altro tipo di ospite.
Bensì nei panni di quelli che in qualsiasi momento possono ritrovarsi accerchiati da una selva di affamati indici a forma di acuminati artigli accusatori.
Non hai diritti perché non li hai mai avuti, davvero.
Ecco perché la tua vita può essere sacrificata senza indugio.
Per preservare l’unico vero tesoro.
Lo spazio.
E nel regno dello spazio ci conoscete anche come quelli che arrivano.
O quelli che partono.
Leggi come le anime perfettamente oscillanti.
Come un’orchestra che sappia eseguire solo le introduzioni e le chiusure.
Come uno scrittore che scrive solo prologhi ed epiloghi.
Ovvero, magari meno prosaicamente, come un appassionato amante che è capace solo di far innamorare e far dimenticar di sé, al peggio odiare.
Nel mezzo, capita che la danza si arresti, ma solo per necessità.
Lì, noi moriamo.
Perché lo spazio è come un mostro che ha un solo cibo.
Noi.
Eppure, ci sono altri regni.
E altri tesori.
Devono esserci, da qualche parte.
Come la naturale capacità di leggere tra le righe dei discorsi, anche quelli più futili, soprattutto quelli.
Come la piena serenità di abbracciare davvero, senza timore di perdere alcunché nell’incontro.
O come la meravigliosa distrazione nelle mani, solo nelle mani, nell’afferrare tutto e dargli importanza purché sia vivo, trascurando il resto.
Un giorno ci andremo.
E lì, noi viviamo.

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