Uomo più grasso del mondo storia del vuoto video

Storie e Notizie N. 1112

Manuel Uribe è morto.
L’uomo più grasso del mondo, così era noto.
E così verrà ricordato.
Perché è esattamente così che la sua dipartita viene narrata.
Dai giornali e dalle tv.
Per il suo peso, i suoi 597 chili.
Ah, il peso.
Oh, i chili.
Quanto contano sulla bilancia della vita.
Eppure, Manuel, come tutti noi, non era solo questo.
Perché non siamo fatti solo di pieni.
Di ricolmi e saturi.
Di traboccanti.
Tasselli più o meno armonizzati in un corpo il più delle volte tutt’altro che armonioso.
C’è anche qualcos'altro che vale.
Tra un chilo e l’altro.
Tra la pelle e le sue sopravvalutate tinte.
E tra le forme e le sue sottovalutate imperfezioni.
Vuoto.
Sì, siamo anche questo.
Siamo anche un insieme di assenze.
E non mi riferisco allo spazio, di sicuro importante, che Manuel ha lasciato chiudendo il suo racconto su questa terra.
Mi riferisco ai vuoti che erano parte di lui.
Invisibili e inafferrabili.
Ma non per questo privi di significato.
Di cosa parlo?
Vado così, a braccio.
Le pause, tutte le pause tra un discorso e l’altro.
Ogni volta che il nostro stava per dire la cosa sbagliata ma ha contratto le labbra un secondo prima.
E anche laddove la cosa non lo sarebbe stata affatto.
Sbagliata.
Leggi pure come l’assordante equità delle parole non dette.
Le persone che avrebbe voluto accanto lungo il cammino.
Quella sorta di fantasmi bramati e rimpianti.
Che al contempo erano anche vite vere.
Da qualche parte, più o meno lontane.
E vicine.
Le città che Manuel non ha potuto visitare.
Tutte le bellezze del mondo che non è riuscito ad ammirare.
Che non gli hanno impedito di creare nella mente, per loro e solo per loro, una degna stanza.
Vuota.
Come le mancate immagini in tutte le eventualità in cui ha chiuso gli occhi.
Per timidezza.
E per paura.
O anche solo per mera stanchezza.
Manuel Uribe se n’è andato.
L’uomo più grasso del mondo non c’è più.
Potrei dire che ha così lasciato un vuoto, ma, come spero ora sia chiaro, sarei in errore.
Di vuoti ne ha lasciati un’infinità.
E come vale per ognuno di noi.
Tocca a chi rimane riempirli…


 


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