Giornata mondiale del rifugiato 2015 video i rifugiati siamo noi

Storie e Notizie N. 1121

Rifugio (sostantivo maschile): Riparo, difesa, contro un’insidia o un pericolo materiale o morale. Esempio: cercare, trovare rifugio (in un luogo, presso qualcuno); dare, offrire rifugio (a un viandante, agli sbandati, ecc.).

I rifugiati siamo noi.
Tutti noi.
Nessuno escluso.

I rifugiati siamo noi tutte le volte che andiamo su Facebook.
Sì, davvero.
Lo siamo quando ci riscaldiamo con i mi piace e le condivisioni, ci rallegriamo per una faccina che sorride o strizza l’occhio, e ci sentiamo amati per il numero dei followers e degli amici. Certo, centinaia, ma che dico, migliaia di cosiddetti amici che sono sempre lì, immobili e che ci guardano come le foto di un album di famiglia.
Che ci fanno sentire in famiglia.
O almeno questo è quel che crediamo.
Che troviamo.
Perché lo cerchiamo e perché ci manca.
Sentirci al riparo.
Al sicuro.

Siamo noi i rifugiati.
Tutti, ogni volta che accendiamo lo smartphone o, al meglio, l’Iphone e siamo lì, a whatsappare, facendo ticche ticche con le dita impazzite, per dire, rispondere, leggere e ricominciare da capo.
Solo così siamo tutti insieme, mai soli, mai in silenzio, mai vuoto, dentro. E allora guardiamoci, adesso, ad esempio nella metropolitana affollata. Centinaia di persone tutte con la testa incollata su un gigantesco schermo, addirittura 5 pollici.
Tutti al sicuro.
Al riparo.

I rifugiati siamo tutti noi.
Chiusi in auto nel traffico.
Incolonnati in scatole di plastica e metallo super accessoriate, piccole o preferibilmente grandi.
E più sono grandi e più è piccolo l’uomo al volante, ci avete fatto caso?
Per fortuna che esistono i parabrezza di questo mondo, vero?
Perché non ci proteggono solo dalla brezza.
Ci fanno sentire invisibili.
Al riparo da occhi rivali.
Al sicuro.

Siamo noi i rifugiati ogni volta che ci sforziamo di fare tutti la stessa cosa.
Di dire la medesima cosa.
Di pensare ognuno allo stesso modo.
Per poter essere tutti nel giusto.
O il contrario.
Ma tutti insieme.
E quindi di nuovo inconfondibili.
Non additabili e giammai riconoscibili.
Al riparo e al sicuro.

Noi siamo i rifugiati quando rientriamo in casa e ci convinciamo che sia tutto lì.
Il mondo.
Perché gli alieni sono fuori, al di là della sola finestra credibile, la tv.
E il divano è l’isola privilegiata da cui osservare chi non lo ha mai trovato.
Un rifugio.

Sì, ci sono anche questo tipo, di rifugiati.
Quelli che il calore, l’ascolto e il sostegno.
Il riparo sicuro.
Lo cercano da altri rifugiati.
Esattamente come noi.
Perché non c’è niente di più normale e logico.
Di umano.
Del cercare aiuto da chi dovrebbe sapere perfettamente.
Cosa vuol dire.
Essere un rifugiato.

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