Belgio eutanasia legale: diritti al contrario

Storie e Notizie N. 1134

Leggo.
Leggo che in Belgio si può morire.
Leggo che in Belgio, pur responsabile di atti indicibili, almeno qualcosa la puoi pretendere.
La morte.
La dolce morte, la chiamano.
Così ha fatto Frank Van Den Bleeken.
Per il giudice, colpevole.

Ho sbagliato, fatemi morire, le sue parole.

Tanto ha ottenuto, il nostro.
Per i medici, lucido e consapevole.
Di quel che ha chiesto.
E avuto.
La cosa ha fatto notizia, è normale.
E la tragica supplica, l’ultima di un’esistenza grama, si è diffusa.
Altri chiedono la medesima uscita di scena.
Dolce.
Per il nome cancellato dalla lavagna dei cattivi.
E per molti tra gli altri, buoni dichiarati o tali fino a prova contraria.
Perché con la creatura sbagliata se ne andrà anche la possibilità temuta.
Che la fiera potesse evadere dall’esilio con sbarre disegnato per aumentare il personale bottino di vittime.
O che addirittura venisse liberata.
Così, pace.
Pace per tutti.
Tutti…
Dico, si fa per dire, ecco, non si potrebbe estendere tale salto evolutivo nella terra dei diritti umani anche alla categoria opposta?
Facciamo che io sia Ismael, 5 anni, da Gaza, in Palestina.
Il quale non potrebbe lanciare un razzo al di là del muro nemmeno con la fantasia.
Ma anche Oumaya, 3 anni, da Amerli, in Iraq.
La quale non potrebbe perseguitare le religioni occidentali neppure se ne avesse ragione.
Perché non ha la più pallida idea di cosa sia, la religione.
Facciamo pure che io sia Nikolay, 4 anni, da Vinnitsa, Ucraina.
Il quale non potrebbe scegliere tra separatisti e filorussi, in quanto non ha ancora capito il confine tra terra e cielo, figuriamoci tra terra e terra.
E mettiamo infine che io sia una altrettanto giovane vita a caso, saltata ad occhi chiusi nel mare che divide gli incubi dai sogni.
La quale non potrà mai dire la sua su Mare nostrum o Frontex, poiché chi abita al piano terra del grattacielo non avrà mai abbastanza voce per farsi ascoltare da chi vive all’attico.
Noi altri, non solo in Belgio, ma quasi ovunque, potremmo vivere.
Addirittura sopravvivere.
Vita, la chiamano.
Dolce o meno, ma sempre tale.
Da cui una domanda a dir poco naturale.
Di parole facili.
Leggi pure come la semplicità dei sacrosanti diritti al contrario.

Non abbiamo fatto niente di male, lasciateci vivere.


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