Lampedusa strage 3 ottobre: lettera a chi resta

Storie e Notizie N. 1142 

3 ottobre 2014.
Un anno dopo le morti al largo di Lampedusa, ti scrivo una lettera.
A te, che hai perso amore da toccare.
Storie da condividere.
E futuro da dipingere assieme.
Non posso dirti ma vorrei.
Vorrei dirti.
Davvero.

Non posso dirti che la gente che blatera e delira sfogando il proprio malessere su chi ritiene debole e indifeso, quindi sacrificabile al proprio bisogno di bersagli facili, non ci sia più in questo paese.
Anzi, talvolta nei mesi trascorsi da allora, ho quasi avuto l’impressione che fosse aumentata.
Ma so che le impressioni valgono poco, consapevole che il più delle volte gli schiamazzi dell’ottuso fanno più rumore delle pure armonie.
Sapienti o semplici che siano.

Non posso dirti che coloro che non hanno mai incontrato in vita loro, vis a vis, ascoltato nella naturale diretta la voce ritenuta aliena o provato a condividere con quest’ultima la propria esistenza, abbiano smesso al contempo di pontificare su africani, islamici, arabi, cinesi ed extracomunitari di ogni colore tranne il rassicurante pallido.
E’ un esercizio quotidiano di cui le anime vili si nutrono.
Altrimenti dovrebbero affrontare il vero nemico nel luogo ove lo rifuggono come il peggior incubo figurabile.
La propria stessa casa.

Non posso altresì dirti che il mondo che ci rappresenta nel mondo che ci guarda più o meno da lontano abbia finalmente iniziato a sfruttare l’intreccio dei colori e delle differenze come un virtuoso quanto universale puzzle.
Poliedrico in tonalità e forme, quanto univoco nella soluzione.
Capace, ogni volta, di condurci tutti all’unico vero tesoro da conservare.
Il mero rispetto per il respiro altrui.
Senza pretendere di più.
Giammai accontentandoci del meno.

Non posso neppure dirti che non ne vedrai più, confusi con la sabbia, legati per sempre alle onde, soffocati ancora una volta da sudari di plastica.
I morti in fuga dalla morte.
Ovvero, il più sadico paradosso di chi tiene alla vita molto più dei vivi.

Cara mia.
Amico mio.
Oggi è il 3 ottobre del 2014.
Un anno è passato da quando hai visto dimezzarsi l’anima che mutilata lo era già alla partenza.
Non posso dirti alcunché di diverso, ahimè.
Le persone orribili sono ancora lì fuori.
Ma vorrei dirti con tutto il cuore che l’altra parte, quella che resta, esattamente come te, che è in grado sul serio di dare un senso al ricordo, è diventata migliore.
Vorrei.
E lo spero.

Visita le pagine dedicate ai libri:

Leggi altre storie sul razzismo.


Altre da leggere:

Commenti