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Sabato 11 Novembre 2017 ore 19, Spettacolo teatrale e musicale in occasione dell'uscita del romanzo Carla senza di Noi, Graphofeel Edizioni, Libreria Teatro Tlon – Via F. Nansen 14, Roma - Ingresso libero. Per info e prenotazioni: libreriateatro@tlon.it - 06 45653446

La storia dei Rom in Italia video: Solo una lettera ci divide

Storie e Notizie N. 1211 

In un campo, in una roulotte, da qualche parte.
Un uomo guarda dalla finestra e osserva la vita nel campo.
Perché, malgrado i più o meno astuti deliri del vile di turno.
C’è vita nel campo.
Di umana sostanza.
Con lui c’è una bambina di poco più di sei anni.
Curiosa, non meno di un coetaneo di tutt’altra storia.
Be’, forse non così tutt’altra.
“Zio Nicolae?”
“Sì?”
“Ma tu conosci bene l’Italiano?”
“Sì, certo. Viviamo in un campo, ma il campo è in un campo più grande, che puoi chiamare Roma, che è in un altro campo ancora che è l’Italia, all’interno di un campo che dovrebbe essere l’Europa, che a sua volta…”
“Ho capito, zio. Ma sai proprio tutte le parole?”
“Sicuro.”
“Cosa vuol dire zingara?”
L’uomo allontana lo sguardo dall’esterno della finestra e osserva rapito gli occhi della bambina.
C’è vita nel campo, ma in lei c’è ne infinitamente di più.
Tuttavia, non può fare a meno di notare l’apprensione nell’espressione della piccola.
Deve fare qualcosa a riguardo e attinge all’arma migliore degli umani, laddove i campi più grandi del tuo siano sempre troppi.
“Cara Nadya, zingara è una bellissima parola. Se le persone che vivono fuori del campo ti ci chiameranno, tu devi esserne contenta.”
“Perché?”
“Perché è una parola che porta fortuna, l’omino con la pistola spara: ZIN! I corridori partono e tu vinci la corsa, cioè la GARA, da cui zin-gara. Chiaro?”
“Chiaro, Zin e vinco la Gara.”
“Brava.”
Nicolae riprende ad ammirare il cuore del campo, quando quello che danza nel suo petto sussulta, udendo la nuova domanda.
“Cosa vuol dire essere dei Nomadi?
L’uomo capisce che è ormai in ballo sulle note di una bimba desiderosa di significati e quale zio potrebbe mai sottrarsi a tale compito?
Nomadi è una parola ancora più bella di zingara. Tu ed io siamo dei Nomadi.”
“Pure io?”
“Certamente e lo siamo perché, malgrado il nostro campo sembri piccolo e le persone che ci vivono esistenze trascurabili, una lunga storia ci segue. Abbiamo quindi un’infinità di vite da raccontare. Ecco perché tutte le volte che qualcuno degli abitanti del mondo al di fuori del campo saprà di avere davanti una zingara, esclamerà: No… ma di’! Cioè, parlaci di te, raccontaci ogni cosa. Da cui, No-Ma-Di. Capito?”
“Sì, capito: Zin-gara e No-ma-di.”
Nicolae si rilassa di nuovo, riporta gli occhi sul campo al di là del vetro e si sofferma su quest’ultimo, scoprendo di apprezzare per la prima volta l’importanza delle finestre di questo mondo.
E tutte le altre vie attraverso le quali vediamo le cose.
Nondimeno, l’interrogatorio non è ancora finito.
“Zio, e cosa vuol dire Rom?”
Nicolae compie un ulteriore sforzo nell’attingere alla preziosa infantile immaginazione che per buona sorte ha protetto dal cinismo del tempo che scorre e dona alla bambina l’ultima risposta.
“Rom è la parola più bella di tutte e tu non devi mai credere il contrario, promettimelo.”
“Lo prometto.”
“Il nostro campo si trova all’interno di una città grande e famosa, ricca di storia e cultura.”
“Roma?”
“Esatto, e come il campo, anche il nostro nome è contenuto nel suo. Basta aggiungere una lettera e siamo tutti nella stessa casa.”
La bambina finalmente si decide a liberare lo zio ed esce dalla roulotte.
Arriva al centro del campo, dove anche Nicolae la scorge.
Quindi gli occhi di Nadya guardano verso l’esterno, nel mondo di fuori.
La città di Roma, ma non si accontenta e va oltre.
Anzi, diciamo pure che non si ferma più.
“Solo una lettera ci divide”, pensa.
Le sue parole si mescolano a speranza e coraggio, tenacia e meraviglia.
E chi può essere così ingenuo da non essere d’accordo con lei?



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