Storie sui diritti umani nel mondo: Il paese della legalità

Storie e Notizie N. 1298

Leggo or ora che ciascuna delle quattro armi utilizzate dai responsabili della strage di San Bernardino, in California, tra cui fucili capaci di penetrare un giubbotto anti proiettili, sono state regolarmente acquistate…

C’era una volta il paese della legalità.
Molto era legale.
Tanto non lo era.
Inevitabile, poiché l’uno non avrebbe avuto senso privo dell’altro.
Era legale comprare armi.
Anche chiedersi e chiedere perché un paese che si ritenga civile, pacifico e democratico permetta l’acquisto di armi, ma poco popolare.
In tempi necessariamente bui e tremebondi.
In tempi bui e tremebondi era ovviamente legale vendere armi.
Sotto casa e preferibilmente lontano da quest’ultima.
Dove l’eco degli spari e le urla dei colpiti sia debole come un trafiletto in quarta pagina sull’ennesimo eccidio dal lato opposto del cuore.
Legale lo era pure domandarsi e domandare con quale faccia un paese che si definisca civile, pacifico e democratico si arricchisca vendendo armi, ma poco ascoltato.
Altrimenti.
Staremmo parlando di un altro paese.
Nel nostro, invece, era legale brutalizzare e umiliare pubblicamente e non i personaggi fragili e le comparse scomode dello spettacolo vigente.
Lo era altresì, al contempo, privilegiare con un’ossessione a dir poco patetica sempre la zona illuminata del palcoscenico, dove i riscaldamenti sono a palla e il divano è perennemente imbottito.
Ovvero, dove i privilegi sono già di casa, quindi.
Ed è questo, in fondo, il bello della legalità.
E’ come una casa.
Se ci sei nato, tutto bene, sorridi.
Tutto andrà bene.
Altrimenti.
Staremmo parlando di chi è rimasto fuori della porta.
Nel paese della legalità era legale derubare i cittadini per una vita intera.
A condizione che la mano furtiva, con le avide dita protese, si allungasse dall’alto.
Era legale fare lo stesso con interi popoli nei secoli dei secoli.
A condizione che restassero in silenzio, col capo chino, al di là di muri composti da onde assassine e mattoni non meno crudeli.
Ciascuno al paese suo, in breve, non è colpa nostra se abbiamo il braccio più lungo.
Il paese della legalità concedeva a chiunque la facoltà di alimentare odio e spavento.
Di perpetrare discriminazioni.
E sacrificare puntuali agnelli di lana d’ebano all’altare dell’ipocrisia peggiore.
Quella di chi è già stato smascherato più volte.
C’era una volta il paese della legalità.
Dove molto era legale.
E tanto non lo era.
Poiché l’uno serviva all’altro e viceversa.
Nondimeno, se beato è il paese che non necessiti di eroi, dannato è quello che ha bisogno del terrore per ricordare.
Che se legalizzi la morte.
La morte renderà illegale.
La vita…

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