Storie di immigrati: la livella dei migranti

Storie e Notizie N. 1401

Liberamente ispirata alla poesia ‘A livella di Totò.
Mi piace pensare che il Principe degli attori nostrani, del quale mi onoro di condividere la città natale, oggi la scriverebbe così…
 
La livella dei migranti

Ogni anno, precisamente il due di novembre, in molti vanno a salutare i propri cari al campo santo.
Alcuni lo fanno con mestizia. Altri con un pizzico di rimpianto.
Ogni anno, immancabilmente, anche in questo giorno, cupo e affascinante anniversario, io scrivo, con passione e ostinazione, l’ennesimo racconto immaginario.
Quest’anno ho avuto una visione. Mi sono figurato vivo spettatore tra i morti. Caspita, se ci penso, che emozione. Ma poi ho rammentato che la calma è davvero la virtù dei forti.
La scena è questa, restate con me a guardare: proprio al colmo della desolazione, improvvisamente, notai tra lapide e lapide siffatta

iscrizione: qui riposa in pace l’eroico difensore nazionale contro l’invasore bruno, costruttore di invalicabili muri e confini, deceduto l’undici maggio del duemilauno.
Corone e stemmi a profusione, una foto arcigna da far rabbrividire, croci e candele di ogni dimensione, omaggi, rosari e, ovviamente, fiori a non finire.
Esattamente accanto al sontuoso loculo del patriota fervente, c’era un'altra, minuscola tomba, senza niente. Neanche una trascurabile croce. Sopra, avvicinando con amorevole curiosità lo sguardo, avresti letto: Immigrato.
Pensandoci, che rabbia mi faceva, quest’uomo ormai dimenticato.
Questo è il nostro mondo, rammentai. Chi si lamentava e chi ha avuto i veri guai.
Ma lo sventurato ha mai pensato che pure all’altro mondo sarebbe stato bistrattato?
Mentre aborrivo innanzi a un pensiero così ingiusto, decisi di restare oltre la mezzanotte, perché, malgrado la tristezza, alle trame da raddrizzare ci ho sempre preso gusto.
Così, in quel momento, cosa vedo nell’oscurità? Due fantasmi camminare tra gli altri trapassati.
Mi dissi: è così che si cambia la realtà. Due parti di fantasia e una di ingenuità, ma possibilmente indignati.
Senza sorpresa, uno era proprio il prode paladino, con il manganello, la ruspa in modellino, e il solito ghigno sul viso.
Quello accanto invece era vestito di stracci, tutto sporco, e privo di sorriso.
E quello era ovviamente il disgraziato, il morto senza nome, l’immigrato.
A ogni modo, la cosa non mi sembrava sensata: possibile che questi due se ne vadano insieme a far la passeggiata?
Quando erano giunti a un passo da me, il puro cavaliere si fermò all’istante, si voltò pian piano e con tono assai sgradevole disse all’altro: “Migrante! Vorrei proprio sapere da te, lurido straniero, chi ti ha autorizzato a farti seppellire così vicino a me, che sono un cittadino vero.
“La decomposizione italica non va inquinata, tu hai superato ogni limite. La tua carcassa andava sì celata, ma in mare, dove voi altri prima o poi finite.
“Non ho intenzione di sopportare oltre questa immonda vicinanza.
“E’ necessario quindi che tu vada a scomparire dove meriti, nella terra della dimenticanza.”
“Signore caro, non sono stato io, non ho mai avuto diritto sulla mia esistenza, figuriamoci sulla mia morte. Forse è il caso, il responsabile di questa mia inopportuna presenza. Sono mai stato padrone della mia sorte?
“Cosa credi? Se tornassi in vita, prenderei di corsa ciò che di me resta e ora che il dolore è terminato andrei ovunque, tranne che qui, a far festa.”
“Cosa aspetti, allora, clandestino sprovveduto? Che perda la pazienza? Se non fossi ormai deceduto ti farei assaggiare di nuovo la violenza.”
“Fammela vedere, allora, questa violenza. La realtà, caro il mio patriota, è che sono io a esser stanco di te. E se la perdiamo noi altri la pazienza, son finite le vigliaccate.
“Ma chi ti credi di essere? Dimmelo, davvero. Perché quando il cuore si ferma, il corpo diventa freddo e i vermi vanno a cena. Che tu sia nativo piuttosto che straniero.”
“Pezzo di strafottente… come osi definirti uguale a me, che sono purosangue da mille e una generazione, a difesa del sacro confine di questa valorosa nazione.”
“Ma quale nazione, città e occidente. Te lo vuoi mettere in testa che sei solo un povero deficiente? L’unico confine che esiste è quello tra la vita e la morte, ed è come una livella. Qualunque sia il tuo colore, superata la tua ora, di te rimane solo quel che sei sempre stato. Una fragile, insignificante creatura in cerca d’amore.
“Per questa ragione, ascoltami, almeno adesso, smettila di delirare e lasciami riposare accanto a te.
“Quello è il modo con il quale gettano via gli anni i meno scaltri. Noi, ormai, non ne abbiamo più altri. E ora che nella morte non siamo più lontani, fingiamo che da vivi siamo stati solo umani.”


Vieni ad ascoltarmi a teatro, Elisa e il meraviglioso degli oggetti, Sabato 5 Novembre alle 21 al Teatro Planet, Roma.
Leggi anche il racconto della settimana: Quello che non vedi
Leggi altre storie di immigrati
Ascolta la mia canzone La libertà
Compra il mio ultimo libro, Elisa e il meraviglioso mondo degli oggetti, Tempesta Editore
 

Visita le pagine dedicate ai libri:
 

Nessun commento:

Posta un commento