Storie di donne: il cognome del marito

Storie e Notizie N. 1393

Leggo che in Giappone la Corte ha obbligato un’insegnante a usare il nome da sposata al lavoro in base a una norma risalente al diciannovesimo secolo.
La donna ha fatto causa al suo datore di lavoro, la Nihon University, la quale si è rifiutata di permetterle di usare il suo nome da nubile nelle interazioni professionali con gli alunni e i genitori.
I giornali non hanno riportato il suo nome.

A lei invio queste parole.

No, non sono te.

Ma vorrei lo stesso sapere.
Cosa vuol dire vivere con una immancabile maschera al minimo ordinata, al meglio gradevole.
Presunta costola mancante al cavaliere tutto fuorché privo di macchia e talmente impaurito da dover indossare armature ovunque.
Che sia guerra o pace.
C’è sempre qualcuno che combatte una battaglia che viene da lontano, dove a ferirsi è sempre e solo lei.
Solo quando vince, vive.
E anche quando non perde, può morire.
No, non parlo per te.
Bensì, con te.
Ma vorrei lo stesso capire.
Cosa vuol dire avere ogni mattino, pomeriggio e sera uno specchio da affrontare a mani nude, letteralmente, prima di tuffarsi in un mare che non aspetta altro che travolgerti con un’onda di sguardi mai davvero sospinti dal vento desiderato.
Una sincera curiosità.
Silente pazienza.
E tutto il tempo concesso.
Per capire, davvero, capire.
No, non mi vanto di esser più avanti degli altri.
Sono qui anche per questo.
Ma vorrei lo stesso scoprire.
Cosa vuol dire dover dimostrare ogni santo giorno della tua vita alla parte più fragile del tuo cuore quello che hai sempre saputo.
Che non c’era nulla mostrare che non fosse già sotto gli occhi che contano.
I tuoi e quelli di coloro che hanno avuto il buon senso di attendere.
No, non sto dando alcunché per scontato.
Tutto il contrario.
Ma vorrei comunque migliorare.
Il disegno di una storia avventurosa e affascinante di una protagonista che per esser tale, lassù, deve smettere di esserlo davvero.
Perché il racconto di tradizioni e fedi ha le sue regole.
Ecco, è allora che sgrano gli occhi, amica mia.
Quando ti alzi in piedi e fai in brandelli il disegno bugiardo.
No, l’ho detto e lo ripeto.
Non sono te.
Ma vorrei davvero sapere.
Come ti chiami...


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