Storie di animali: i pinguini della Nuova Zelanda

Storie e Notizie N. 1407

Leggo che una città della Nuova Zelanda ha deciso di costruire un sottopassaggio per agevolare la marcia dei pinguini.
La galleria privata è stata ideata per aiutare le suddette creature migranti, permettendo loro di transitare indisturbate.

Accipicchia.

Doppio accipicchia.
Anzi, solo mezzo, e neanche così eccezionale.
Che non si dica che esagero.
Il sottoscritto, Mahuta Atairangikaahu, e tutta la sua famiglia sono noti per il pervicace contenimento delle misure.
Solo per la cronaca, vi basti sapere che il giorno che la mia sadica e autoritaria nonna fu colta dall’infarto che la vinse, subito prima dichiarò che era solo un fremito dovuto al tempo che cambia. Allo stesso tempo, ovvero subito dopo, molto simili furono le parole di mio cognato, nonché genero della sgradevole e severa vegliarda, per spiegare l’improvviso attacco di convulse risa: scusatemi, solo un fremito, dovuto al tempo che cambia. E giù altri sghignazzi.
Accipicchia, è che noi Atairangikaahu, anche quelli acquisiti, siamo fatti così, minimizziamo per vocazione, tutto un non è nulla, ma che sarà mai, figurati e via a limitare la questione a poca roba, di esigua importanza.
Da cui è facile intuire il tenore dello scambio che ebbi con mia moglie, ma che dico, solo la donna con cui vivo, niente di che.
“Cara, ho trovato finalmente lavoro.”
“Bravo!”
“Ho detto lavoro?"

Sì, in effetti...
“Accipicchia, ti chiedo scusa, è solo un impiego, una cosa da fare di giorno per mettere da mangiare nel piatto.”
“Già, hai ragione, che sarà mai.”
“A cosa ti riferisci, scusa?”
“Al lavoro, mica al piatto.”
“Ah, ecco.”
No, perché gli Atairangikaahu minimizzano su tutto, tranne che il mangime, sia chiaro.
D’altra parte basta guardare quella povera bilancia.
Ho detto bilancia? No, niente di straordinario, qualcosa per calcolare il peso, che andate a pensare.
Così, il mattino seguente, ma che dico seguente, solo il giorno dopo ieri, sono andato al mio nuovo ufficio.
Ho detto ufficio?
Accipicchia, stavolta ho sbagliato davvero.
Sì, perché il luogo dove avrei svolto le mie mansioni era all’aperto, all’ingresso di una specie di tunnel, chiamato in vari modi dagli utilizzatori.
Il corridoio della speranza e l’autostrada per il futuro sono quelli che mi piacciono di più.
Il mio principale, ma che dico, il tizio che mi firmava la busta paga, mi spiegò che il mio compito consisteva nel salvaguardare la marcia dei pinguini attraverso la suddetta via preferenziale.
Ora, l’ho detto e lo ripeto.
Gli Atairangikaahu sono famosi per una spiccata inclinazione a ridurre tutto ai minimi termini.
Ma, accipicchia, non sapevo che in Nuova Zelanda ci fossero così tanti pinguini.
Soprattutto parlanti, con valige di cartone e vestite di stracci.
Ho detto tanti? E ho sbagliato ancora una volta.
Perché non appena si era sparsa la voce che finalmente al mondo c’era una città dove, invece di respingere e maltrattare le esistenze in viaggio, ci si preoccupava al contrario di costruire una strada solo per loro, si era formata all’ingresso di quest’ultima una fila così lunga e così fitta di vite speranzose che ne vedevi la fine ma non l’inizio.
Ho detto fine?
Accipicchia, sì, stavolta è esatto alla lettera.
Fine.


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