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Storie sulla diversità: di eroi, vittime e terroristi del dio minore

Storie e Notizie N. 1477

Ho atteso, riletto la notizia e pazientemente atteso, navigando e osservando, tra eventuali articoli e commenti, opinioni e reazioni.
Ora, in tempi decisamente non sospetti – o forse sì, dipende sempre dai punti di vista – mi accingo ad affrontare i fatti, che magari vi sono sfuggiti.
Lo scorso venerdì, Jeremy Joseph Christian ha ucciso due uomini con un coltello a bordo di un treno a Portland, Stati Uniti, mentre un altro è stato gravemente ferito.
I tre erano intervenuti a difesa di due giovani ragazze, bersaglio di insulti anti-islamici da parte di Christian.
Cognome quanto mai simbolico, non credete?
Voi lo chiamate terrorismo”, ha esclamato ieri l’assassino alla prima udienza in tribunale. “Io lo chiamo patriottismo.”
E voi come lo chiamate?


C’era una volta una storia.
Una di quelle tristemente comuni.
E altrettanto amaramente trascurate.
Ma non me ne vogliano gli autori solitamente frustrati e men che meno gli aspiranti tali, qualora insoddisfatti e delusi.
La sinossi, amiche e amici.

La sinossi è tutto.
E’ la vera chiave della porta per l’ambita firma in calce, che promette fantomatiche, luccicanti vetrine e quintali di autografi sino a sfinire polsi e vanità.
Nondimeno, in siffatti tempi, quanto mai ansiogeni e frettolosi, ancor prima del prezioso sunto, è il titolo a far la differenza.
Il primo sguardo di possibile, vero amore, l’auspicabile colpo di fulmine, l’imprinting divino che prelude all’unica via per il successo, al netto di una miriade di discese nell’infernale dimenticatoio.
Proviamo, quindi.
Tentiamo insieme di conquistarci platea e, soprattutto, i custodi di quest’ultima.
Attentato terroristico di chiara matrice 'cristiana' su un treno di Portland.
E via agli strali dei fanatici di mestiere, o solo per passione, i cinguettii intolleranti e gli irosi post puntualmente condivisi e poi cancellati da sua maestà Faccialibro.
No, eh?
Non succede neppure per scherzo, vero?
È ovvio, poiché anche i più abili spacciatori di satira devono vendere, giusto?
Ok, tentiamo di andare subito al sodo.
L’assassino è un 'bianco-americano' di 35 anni appartenente a una cellula… diciamo cancerogena.
E vai con le foto dell’omicida spiattellate ovunque, con arresti multipli di ogni parente o conoscente più o meno prossimo, per scoprire come si formino tali grumi di odio e in modo da far capire al mondo intero che non resteremo inerti innanzi al nemico.
Pura fantasia, non è così?
Delirio a costo zero, giusto?
Perché altrimenti, di questa farsesca società civile di cui facciamo tutti parte, solo in pochi resterebbero a piede libero.
Va bene, spostiamo l’inquadratura sulla parte nobile della vicenda.
Le vittime sono cittadini modello che con coraggio si sono sacrificati per proteggere i più deboli dalla follia razzista.
Di conseguenza, fiaccolate a destra e manca, profili solidali e virali con le immaginette degli eroi, concerti di piazza in onore dei prodi caduti e ronde sui treni contro i bianchi cattivi.
Nulla di tutto questo, già?
In caso contrario, sarebbe iniziativa necessaria quotidianamente, vero? Perché lo sappiamo tutti che l’eccezionalità del fatto in questione non è l’ennesima offesa a senso unico nei confronti delle religioni e delle carnagioni scomode, ma gli eroi.
Eppure, anche stavolta, nascondi, metti da parte, sposta le luci altrove.
Eccolo quindi il titolo perfetto e la sinossi ideale.
Niente di nuovo.
Perché non è successo nulla di straordinario.


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