Sul pianeta di metà cioccolata

Storie e Notizie N. 1498

L'industria del cioccolato mondiale è responsabile di una deforestazione devastante in Africa occidentale (della serie “aiutiamoli a casa loro”). I maggiori produttori sul pianeta acquistano cacao coltivato illegalmente all'interno di aree protette, in particolare della Costa d'Avorio, dove la foresta pluviale è stata ridotta di oltre l'80% sin dal 1960.

C’era una volta un pianeta diviso a metà.
Dove la metà di sopra era più piccola, ma molto più piccola.
Sarà forse perché stava sopra, nell’elegante attico con vista sull’orizzonte più fortunato?
In effetti, si sarebbe dovuto dire di metà diverse, ovvero, non esattamente diviso a metà, caspiterina.
Tanto a me e tanto a te, uguale per entrambe,

eccetera, ma in questo caso si dovrebbe riconoscere che è la storia per prima a esser sbagliata e allora non ci sarebbe alcun bisogno di scrivere quella giusta.
Tornando al racconto che urge, la metà di sopra che metà non era, ma fingiamo di sì, era composta interamente di cioccolata.
Fondente per gli incisivi più affilati o al latte per le dentature più tenere, al peperoncino per i palati coraggiosi o al sushi per i fuori di testa, perché dico io, come si fa mangiare la cioccolata con il pesce crudo? Neanche i giapponesi lo fanno, ne sono certo.
Ma sto divagando, pardon, mi succede spesso con chi a mio modesto parere esageri con le stravaganze culinarie, caspiterina.
Dicevo, immaginatevi sul lato minore di questo mondo fiumi di budino per spuntini a merenda e torrenti di cioccolata calda per le sere più gelide o quelle giornate che sono andate così male che le provi tutte pur di riscaldare il cuore passando per lo stomaco.
O prendendolo per la gola, caspiterina.
In breve, tutto era di cioccolato, dai muri dei palazzi alle mutande invernali, dalle fedi nuziali ai tappi per le orecchie.
Solo la cioccolata vera e propria, quella che si mangia, non era fatta di cioccolata, malgrado gli abitanti lo ignorassero.
Indi per cui, nel comune archivio dei gusti, alla voce cacao avevano memorizzato un sapore del tutto sballato, come del resto tutto il racconto, caspiterina.
Sarebbe come se uno fosse convinto che gli spaghetti sapessero di liquerizia.
E se quell’uno fossero tutti, chi potrebbe contraddire gli altri?
Questa è una delle controindicazioni delle storie sbagliate: qualora siano in molti a ritenerle esatte, se dovessi dissentire seguirebbero due sole possibilità.
Uno, ti prendono per scemo e iniziano a guardarti dall’alto in basso.
Due, sei un abitante della metà di sotto ed è anche comprensibile che ti guardino dall’alto in basso, caspiterina.
Difatti, il cambio o capovolgimento di scena viene or ora proprio a fagiolo.
Anzi, a cioccolatino.
A differenza della metà di sopra, che metà non era, ma assai più piccola dell’altra, la metà di sotto, ovvero la maggioranza del pianeta, non era fatta di cioccolata.
Non più.
Un tempo le cose erano ben diverse, ma vai a ricordarti qualcosa qui, all’interno della storia sbagliata? Non è proprio il luogo giusto, caspiterina. Sarebbe come cercare un saggio sulla generosità nella biblioteca di zio paperone.
Quello che posso dirvi è che la metà di sotto era composta di una sostanza indefinibile e varia, una miscela variopinta di colori rubati.
Di sogni maltrattati e speranze indomite, di doni primigeni e risentimenti atavici, di geniali ingenuità e anime sopravvissute a se stesse, di ali tranciate e ferite non rimarginabili.
Di cose dal sapore giusto, del ricordo di quest’ultimo ancora nitido nella coscienza dei singoli, più che la memoria collettiva.
E all’ingresso di quest’ultima, a monito di ognuno degli abitanti di sotto e, soprattutto, di quelli di sopra, v’era scritto: le cose che sono del mondo hanno un prezzo per tutti i viventi e finché per te, solo per te, sarà dolcissimo, per tutti gli altri non lo sarà affatto...


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