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Sparatoria in Florida: cosa abbiamo imparato

Storie e Notizie N. 1554

Cosa sappiamo finora dell'attentato in Florida: diciassette persone – tra bambini e adulti - sono state uccise da un giovane entrato in un liceo mercoledì pomeriggio. Sette rimangono in condizioni critiche e cinque sono state rilasciate ieri.
Il sospetto assassino è il diciannovenne Nikolas Cruz ed era armato con un fucile comprato “legalmente”.
Per la cronaca, le sparatorie di massa negli Stati Uniti sono state 1.624 negli ultimi 1.870 giorni, con 1875 morti e 6848 feriti. Nessun altro paese al mondo, tra le nazioni più sviluppate, ha un tasso di violenza approssimabile a quello degli USA. Si calcola che i cittadini statunitensi possiedano circa 265 milioni di armi da fuoco.
Questo è ciò che sappiamo e in parte sapevamo.
Ma noi spettatori più o meno vicini, più o meno interessati, cosa abbiamo imparato da ciò?


Cosa abbiamo imparato.
Cosa abbiamo imparato da due guerre mondiali e centinaia di altrettanti conflitti, taciuti o strumentalizzati, programmati e presto dimenticati, inventati e involontariamente alimentati.
Cosa abbiamo appreso dallo sterminio degli ebrei e di ogni categoria umana sacrificabile all’altare della follia al potere travestita da volontà popolare.
Cosa ci ha insegnato l’abominio della schiavitù e del razzismo di Stato, della discriminazione a uso politico e della politica a scopo unicamente intollerante.

Cosa ci ha mostrato il racconto di genocidi da film e medaglie e quello da censurare fino alla morte, già, sino alla totale sparizione delle vittime scomode.
Cosa ci è rimasto dentro, laddove abbiamo finalmente capito che non erano gli indiani, i cattivi, e che i buoni assoluti non esistono, tranne che nella paura di chi guarda e cerca eroi.
Cosa abbiamo sentito, dentro, leggendo delle truffe e degli inganni alla base di ogni chiamata alle armi, degli interessi personali e privati rivelati solo quando le ceneri delle vittime si son disperse all’orizzonte situato rigorosamente alle spalle dei soliti vincitori.
Cosa ci siam detti, davvero, allorché abbiamo riscontrato la longevità dei danni del fascismo, immensamente difficili da sradicare nei più profondi recessi della nostra vituperata memoria.
Cosa ci hanno lasciato i meravigliosi epitaffi delle speciali donne e uomini che hanno dato la loro stessa vita per la pace degli abitanti della pagina seguente.
Cosa abbiamo pensato, nel momento in cui le evidenze della tragedia umana ci han toccato personalmente, trasformandoci da semplice pubblico in attori protagonisti.
Allora, cosa ci suscita ascoltare gli aspiranti leader a guida del paese mentre parlano e straparlano, dimostrando con i fatti di non avere alcuna propensione a ricordare e più che mai imparare dal presente, se non dal passato.
E laddove ne avessimo immaginifica facoltà, cosa potremmo imparare rivelando ai nostri sedentari occhi quale futuro stiamo disegnando.
Cosa abbiamo imparato, quindi, da questa storia?
Forse, lo spero con tutto me stesso, soprattutto per le anime ancora intatte, che stavolta, dopo l’ennesimo massacro di vite innocenti.
Impareremo qualcosa.


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