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Inchiesta Mediatrade su Berlusconi non interessa a nessuno?

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Storie e Notizie N. 156

Solito venerdì.
L’italiano medio è già con la testa al fine settimana.
Non vuole problemi.
Non li vuole il lunedì, figuriamoci oggi.
C’è la scampagnata primaverile, la partita allo stadio, perfino la visita alla Sacra Sindone, per chi passa per Torino.
Tanto, cosa c’è di nuovo?
Quale novità sui giornali e al tg?
La puntuale minaccia di Al Qaeda, il consueto incidente ferroviario, l’ordinario morto sul lavoro e soprattutto l’ennesimo rinvio a giudizio per il nostro presidente del consiglio

La Storia:

Noi Rossi siamo una famiglia come tante.
Papà Mario lavora alla regione.
Ha vinto il concorso è la versione ufficiale.
Lo ha aiutato la zia di Milano, dicono alcune intercettazioni, ma non si possono diffondere perché i genitori hanno diritto a vedere rispettata la propria privacy.
Mamma Stefania è vigile urbano.
Talvolta si dimentica di togliersi la divisa quando torna a casa e multa i figli per eccesso di velocità nelle corse tra la camera da letto e il bagno.
Che volete farci, i superiori le hanno talmente inculcato che per il comune le contravvenzioni sono importanti, diciamo fondamentali, che non riesce a toglierselo dalla testa.
Nonna Carolina è ormai un tutt’uno con la poltrona.
La poltrona è un tutt’uno con Rete quattro.
E Rete quattro è un tutt’uno con colui-che-non-deve-essere-nominato-ma-solo-preso-a-calci-nel-sedere.
Il piccolo Davide ha tredici mesi, ha finalmente iniziato a camminare e per il momento è concentrato su questa meravigliosa conquista.
Certe volte lo invidio.
E’ bello riuscire a pensare solo ad una cosa, quando questa è così bella.
Mi chiamo Laura e ho diciassette anni.
Mi piace leggere, mi è sempre piaciuto.
Mi piace anche capire le cose, ma questo non sempre mi è piaciuto.
Cioè, capire talvolta fa anche male, anzi, spesso.
Solo che una volta che ho iniziato non ho potuto più smettere, perché tra le cose che ho capito ce n’è una che mi obbliga a continuare: non capire non fa male, ma ti può distruggere senza che tu te ne accorga.
Come essere uccisi nel sonno.
Io sono giovane e ho molto da imparare, mio padre lo dice spesso quando provo ad esprimere il mio pensiero ad alta voce.
Non capita sovente che dica cosa ho sul serio nella mente, come avrei voluto fare stamattina, prima di andare a scuola.
Eravamo in cucina a fare colazione.
Papà beveva il caffé in piedi spiegando a mia madre che un televisore più grande era indubbiamente prioritario alla macchina nuova, mamma faceva orecchio da mercante - anzi, da vigile urbano che sta ormai scrivendo la multa – e nel frattempo preparava mio fratello per portarlo all’asilo, nonna era già sintonizzata con la sua quotidiana dose di stupefacente catodico ed io tentavo di finire il caffellatte.
Dico tentavo, perché non potevo evitare di prestare attenzione alla rassegna stampa che dava in quel momento la radio.
E in quell’istante, quando la voce della speaker ha parlato dell’ennesimo rinvio a giudizio per Silvio Berlusconi, ho fatto una carrellata della mia famiglia, ormai immune a tali notizie, esattamente come il premier.
Ho perfino alzato il volume, per vedere se qualcosa cambiasse.
Solo la nonna se n'è accorta e mi ha chiesto di abbassare il volume perché non sentiva bene la pubblicità…
In quell’attimo ho provato due emozioni contrastanti: un profondo senso di tristezza e un violento moto di rabbia.
Ho abbracciato quest’ultimo e sono uscita per andare a scuola.
Non ci sto.
Non mi arrendo.
Perché per me non c’è scelta tra la morte e la vita.



Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.

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